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Walter Fusi 


L'astrattismo è l'autoreferenzialità massima della pittura: è l'artista che parla agli altri artisti.




Walter Fusi è un colligiano che per caso ho avuto il piacere di conoscere qualche anno fa. E' il pittore vivente più titolato della provincia di Siena e una delle massime autorità italiane in fatto di astrattismo, ha esposto in tutto il mondo, da NewYork a Londra, a Parigi o Mosca.
In quell'occasione mi fu regalato il suo catalogo che sfogliai con sufficienza a causa della mia distanza da quel filone artistico. Ieri l'ho ripreso in mano e ne sono rimasto folgorato.

Vorrei descrivere cosa ci ho capito.

Intanto mi sembra di capire che il suo messaggio sia rivolto essenzialmente agli addetti ai lavori, artisti e intellettuali d'arte, sottoponendo a lente di ingrandimento e scomponendo i valori espressivi di qualsiasi opera d'arte visiva. Anche per uno come me, contadino della pittura, è facile rendersi conto di quanto sia importante giocare con i contrasti, le luci e le geometrie per valorizzare un lavoro.

So, ad esempio, che l'impatto emotivo che restituisce un contrasto di colori azzeccato è assolutamente indipendente dal soggetto che sto tentando di rappresentare. L'astrattismo, in tutte le sue forme, tenta appunto di eliminare il soggetto dalla scena e lasciare le componenti emotive che la caratterizzano.

Quindi secondo me non c'è nulla di "astratto" in un opera astratta, bensì una chiara volontà dell'autore di scendere nel dettaglio della percezione emotiva umana, una finestra di ingrandimento sull'ovvio che diventa indistinguibile.

Così come accade osservando una cellula al microscopio: si perde il contesto a cui appartiene.

Una cellula della pelle, ad esempio, all'osservatore medio non dice nulla, non risalirà mai alla pelle, non saprà mai a quale tessuto appartiene a meno che non gli venga fatto vedere prima il suo contesto globale.

L'astrattismo parla della cellula escludendo a priori il tessuto, di cui si conosce tutto.

Ovviamente, o sei medico e hai sperimentato da solo il processo di ingrandimento o non potrai mai conoscere il tessuto osservando una sua cellula. Ecco perché l'astrattismo parla agli addetti ai lavori.

Fusi è veramente un maestro, in questa operazione. Nelle circa 200 opere nel catalogo si legge un percorso di sperimentazioni notevoli, dalle geometrie ai colori, con grande consapevolezza del messaggio da recapitare.

Un grande.

Per riassumere in un ultimo pensiero questa esperienza mi verrebbe da dire che l'astrattismo non sia altro che sperimentazione per poi fare qualcos'altro, tentativi di perfezionamenti dell'artista da tradurre successivamente in opere razionali. Opere che non realizzarà mai.


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Zecca s.p.a. 
Come una finale di coppa del mondo, in quell'ora e mezza del discorso di Veltroni tutta italia prendeva appunti e non pensava ad altro. Come da copione, per due giorni non s'è parlato d'altro .

Intanto in altri luoghi si consumavano drammi e maneggi strani.

Si potrebbe dire che Veltroni è servito per spostare l'attenzione da qualcos'altro. Ma non si può dire, perché in quel caso sarebbe stato meglio una bomba da qualche parte.

Insomma, mentre il nuovo leader del PD parlava felice, l'altro felice Padoa Schioppa presentava alla stampa il DPEF con le seguenti voci in capitolo sul piano di sviluppo futuro:
" Pronti a privatizzare Poste Italiane, Fincantieri, Tirrenia (la ferry-boat) e il poligrafico della Zecca ."

Cose che fanno piacere, via.

Mentre Walter parlava fiducioso, alla CALP ( cristalleria più grande d'europa ) si rinviava ad oggi la riunione con il collegio sindacale per decidere se cassintegrare metà dipendenti o semplicemente buttarli in mezzo alla strada.

Grazie Waltroni, in un giorno come questo serviva proprio una ventata di ottimismo sulle poltrone della politica.



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Similitudini 

Ciccio, ma Veltroni è davvero l'uomo giusto del PD?

Si, la sua faccia fa la media fra la larghezza della faccia di Rutelli e quella di Fassino







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Marx, uso del merito e scarificio nello scambio 
da Pensatoio si è sviluppato un interessante dibattito su Marx a proposito del valore d'uso e di scambio.

Mi è subito saltato all'occhio come in questo passaggio di valori ne mancasse uno fondamentale: La componente di valore umano necessario alla produzione del valore d'uso che sodddisferà il bisogno.

Non sto qui a ripetere la questione e i commenti fatti su pensatoio, è tutto lì.

Quello che mi interessa invece approfondire è l'aspetto meritocratico che si è insediato nel nostro modello sociale e che rischia di fotterci davvero il cervello a tutti quanti.

Non è una questione politica, nè religiosa. E' una questione morale

Il concetto su cui si basa il principio meritocratico è elementare, lo ripeto giusto per completezza di analisi.

Servono 10 dirigenti e 990 operai in una popolazione di 1000 individui, i più meritevoli di questi occuperanno le 10 posizioni privilegiate e i restanti faranno gli operai.

Benissimo. Pronto fin da ora a sottoscrivere questa dinamica a patto che ci si fermi qui.

Invece la novità è che una certa scuola di pensiero estende il concetto introducendo un nuovo elemento:

I 10 dirigenti, poiché meritevoli, hanno diritto ad uno stile di vita agiata. Agli altri è giusto e normale, come avviene in ogni selezione, che non sia permesso.

Lo dice la destra, lo dice il centro, lo dice la sinistra, lo dicono i preti. Lo dicono tutti tranne me.

Ciò che sorregge questa convinzione di massa è che la ricchezza di un paese come il nostro rende accessibile a tutti lo studio e gli strumenti necessari per entrare nel mondo della competitività.
Se non lo fai sei tu che sei tagliato fuori.

Niente di più sbagliato. E' la favoletta che ci raccontano per giustificare la selezione.

Fino agli anni 80 per fare carriera in una azienda servivano competenza, dedizione e fedeltà.
Da quando qualcuno ha diffuso nella gente l'idea di stato-azienda è divenuto elemento indispensabile disporre anche di una quarta caratteristica: l'ambizione, ovvero aver ben chiaro il principio meritocratico di cui sopra e sposarlo. Prima l'ambizione era un lusso di pochi, oggi deve esserlo come componente professionale obbligatoria. La competenza diventa il punto di arrivo in azienda, e nel processo di salita al vertice non serve a niente.

DEDIZIONE . Sacrificare famiglia e tempo libero per la nuova famiglia che è l'azienda e come tale debba essere considerata.

FEDELTA' . Non contrapporsi mai alle disposizioni dei dirigenti sulle modalità di conseguimento del profitto, nemmeno in presenza di condizioni oggettive ideali.

AMBIZIONE . Essere consapevoli che gli altri potrebbero maturare più in fretta e adoperarsi per impedirglielo.


COMPETENZA : quella necessaria per entrare in azienda.


Vorrei far notare che quello che è stato detto fin qui non serve a dimostrare la fallibilità del sistema meritocratico, serve solo a dimostrare quanto sia fuori luogo affermare che il merito sia la competenza. Quello a cui invece TUTTI sembrano voler credere .

Che il sistema meritocratico sia un fallimento ideologico e pratico lo dimostro subito.

Posto che io disponga della competenza necessaria per produrre il valore d'uso ma non sono disposto a sacrificare il tempo con la mia famiglia, non vado da nessuna parte.

Oppure che sia disposto a sacrificarlo ma non riesco a stabilire un legame di fiducia con il gruppo dirigente, non vado da nessuna parte.

Oppure sono disposto a tutto questo ma sono un fessacchiotto onesto e lavoratore invisibile, non vado da nessuna parte.

Oppure sono disposto a tutto e ambizioso ma non ci riesco perché proprio non riesco, non vado da nessuna parte.


If else else else else else then -> fallito.

o per errore di sintassi. --> fancazzista.


Questa è l'immagine restituita dal Nuovo Mondo Meritocratico dell'Era Berlusconi . Immagine ancora tessuta nelle menti di tutti gli italiani.

Cosa c'entra la meritocrazia con il discorso aperto su Marx e il valore di scambio? che il sistema meritocratico è il metodo perfetto per sottrarre al valore d'uso il valore umano e il sacrificio che serve per soddisfare l'esigenza.

Produco un valore d'uso e lo scambio con altro valore d'uso. In un sistema meritocratico il valore dello scambio non tiene conto del VALORE UMANO implicito nei due elementi.

Questo è il motivo per cui i laureati finiscono nei call center.








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Fratelli Serpenti, ovvero la Jihad dei coglioni. 
M: ".. facevo il pizzaiolo qui, ero addetto alle pizze, al ristorante (beep), lo conosci no?"
F: "No, ah si, ho capito"
F: "E ora vendi palloncini?"

M: "eh, c'ho una famiglia, c'ho."

F: "Senti un po', dimmi a me, tu che ne pensi della moschea?"

M: "M'hanno chiesto i soldi, ma io non glieli ho dati. Non glieli ho dati, io, da me non li pigliano."

F: "E perché?"

M: "Perche son tutti pezzi di merda, c'hanno tutti interessi lì, pensano ognuno a se stesso e appena possono te lo mettono nel culo. A me non mi fregano."

F: "Ah, interessante, un musulmano contrario alla moschea.."

M: "No, io non sono contrario alla moschea, per me la possono fare dove e quando vogliono, io non ci vado. Sono questi pezzi di merda musulmani, leggono il corano come pare a loro, fingono di pregare per farsi le scarpe l'uno con l'altro, dicono di aiutarsi e invece si inculano l'un l'altro. Lo sai che hanno conti aperti al monte dei paschi ovunque? Lo sai che sono pieni di soldi?"

F: "A me risultano indebitati fino al collo, tanto è vero che hanno bussato anche da te, ma se lo dici tu che sei del ramo... Ma al centro islamico di piazza non ci vai?"

M: "No, io prego a casa mia, non ci metto piede in quel covo di bastardi, prima ci andavo .."
(mi racconta la storia di una telefonata che gli hanno ingiustamente addebitato)

M: "... i musulmani sono tutti bastardi, tutto l'islam è marcio, tutto il mondo arabo pensa solo agli interessi. Hanno quasi tutto il petrolio del pianeta, esportano di tutto. Sai quante arance vengono dal mio paese, il Marocco. In Italia le arance non ci crescono (???), sai che se il Marocco smettesse di esportare la frutta e gli altri paesi arabi i loro prodotti metterebbero in ginocchio mezza europa? E invece questi bastardi fanno finta di niente, per interessi. Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti, si sono uniti per occupare l'IRAQ, per prendere SADDAM. Hai visto tu un solo paese, dico UNO, del mondo arabo che prendesse le difese di Saddam? No, perché non gli faceva comodo. E allora andassero tutti affanculo!"

F: "Non posso darti torto, ma nemmeno ragione, non posso giudicare qualcosa che non conosco. Posso solo invitarti a riflettere su una cosa."

M: "Dimmi"

F: "Quello che dici, vero o falso che sia, danneggia te stesso e la famiglia che vive con te. Tu lo sai che con il fatto della moschea qui è saltato un tappo e sono venute a galla tutte le intolleranze possibili nei vostri confronti. Ti accorgi che qui il razzismo è dilagante, no? Non che ci siano gravi atti discriminatori ma lì NON VI VOGLIONO, lo dicono a chiare lettere, per loro costituite un pericolo, per i loro interessi, per la loro comunità, NON VOGLIONO condividere ciò che credono gli appartenga con quelli della vostra religione."

M: "Questo si, questo è vero"

F: "Allora seguimi. Noi che abbiamo sostenuto la costruzione della moschea, non l'abbiamo fatto per questioni religiose. Avrete i cazzi vostri e sono cazzi vostri, non entriamo nel merito. Abbiamo condiviso il modello di integrazione che ha proposto il comune, da un punto di vista strettamente sociale e di diritti umani, oltre a quelli legali visto che stanno facendo tutto a norma di legge. In ballo c'è la discriminazione, la stessa che rendeva tutto più difficile agli italiani all'estero, ai siciliani emigrati al nord, ai napoletani, ai neri, e via discorrendo. Qualcosa che si ripete da sempre, su soggetti di culture diverse, da vittime a carnefici, sempre con le stesse dinamiche. Oggi siete voi quelli nel mirino, una volta integrati sarete voi POSTNEGRI che discriminerete il NEWNEGRO che vuole dividere con te il tuo spazio. Ora, se queste cose da vomito di bile nei confronti dei tuoi 'fratelli' le dici a me possono essere assorbite senza danni e rimane una chiacchierata fra persone civili. Se al posto mio ci fosse stato qualche POSTNEGRO avresti solo buttato benzina sul fuoco. Combatti sul tuo terreno. Se ci sono igniustizie nel mondo islamico lotta affinché migliorino, discutine con chi può cambiare idea sull'islam, non mentre fai le pizze o alle mamme dei bimbi a cui dai il palloncino. Non mischiare spazzatura con l'acqua sperando di ottenere acqua, ne uscirà sempre spazzatura.


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Il mio pubblico 
Sembrerà strano, ma le dinamiche della blogsfera davvero non le sopporto. O meglio, non sopporto star dietro a cose come queste (legittime, per carità), è che non mi va proprio di seguirle, di parteciparvi.

Confesso di averlo fatto, per capire cosa avrebbe prodotto, per sfidare la competitività implicita del fenomeno sociale e soddisfare il desiderio di confrontarmi. Mi sono anche cercato in quel file di accozzaglia di linee gigantesca della blog galassia o come si chiamava. Un pazzo, prometto che non lo farò mai più. Ho anche messo i tag di technorati a mano a un po' di post perché la mia piattaforma non li supporta. Uno scellerato.

del tipo " Vediamo quanto valgo."

A mio giudizio ZERO , in questo contesto, a queste condizioni.
Il bello è che non me ne frega proprio niente. Non voglio avere un valore come blogger, non voglio stupire a tutti i costi, non voglio commentare per essere commentato, non voglio scrivere per essere letto, non ho voglia di cercare per ore l'ultimo grido, non voglio partecipare alle blogcatene, non voglio postare su 20 aggregatori, non ho voglia di postare su altri blog, non voglio niente di niente.

Perché non legge niente nessuno, leggo solo io.

Il mio pubblico sono i googlisti , ma nemmeno loro leggono.

Però mi divertono un sacco, mi faccio delle grasse risate quando vedo gente che arriva sul mio blog con frasi come queste:

"tecnica pitturazione a mano"

Se ho scritto pitturazione da qualche parte merito una pietrata in fronte.

Oppure questa:
"cosa significa quando tira la gamba sinistra e dolore al braccio destro"

Sono sicuro di non avere risposte per lo sfortunato ospite, come sono sicuro di non essermi posto questo interrogativo. Suppongo che google abbia linkato il mio blog prendendo "tira" da un post sulla coca, "sinistra" su uno politico e "braccio destro" da qualche post sui galoppini di qualche politico furbetto.
ma che risate.

o quelle su Paris Hilton:
"immagine di che aspetto aveva paris hilton da piccola"
"immaggini dei piedi di paris hilton"
"come andava paris hilton a scuola"
"paris hilton ci richiede un altra volta"

cosa ci richiede?

Un paio di frasi a tema non mancano mai.
"Puttane" e "Marjiuana femmina"

che dire, adoro scrivere per questi soggetti.


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Logica Artistica 
Avverto, quello che segue è un delirio, ma l'avevo in mente e dovevo scriverlo :)

Proverò a misurare il valore espressivo di un opera d'arte in funzione del potere evocativo ed emotivo che trasmette nel tempo e nello spazio.
Per fare questo è necessario utilizzare un sistema di riferimento che chiameremo piano di risposta.
Useremo X per descrivere l'intensità e Y per la durata. Z per le ripetizioni.
Senza scendere nei dettagli psicologici sull'emotività definiremo X sul MINCHIA! e Y sulla sua durata nel tempo.
Per capire a cosa corrisponde X basta immaginare dove e quando viene pronunciato o pensato. La volta più intensa che è capitata a me è quando ho visto uscire mio figlio dal corpo di sua madre. Credo di averlo ripetuto una trentina di volte. Ecco, il MINCHIA! si ripete ogni volta che veniamo in contatto con una sorta di magia che genera stupore.
Questa è la X.
La Y vale tanto quanto è la permanenza dell'intensita dello stato d'animo che ha generato X.
Questi valori variano in presenza di eventi naturali (un panorama, la nascita di un figlio, ecc) e in presenza di 'manifestazioni' di opere d'arte.
Il numero di volte che ci troveremo in questa stessa situazione (davanti a un quadro, riascoltiamo un brano, davanti a un tramonto) lo identifichiamo con la variabile Z
Appurato ciò, per completare il sistema di riferimento occorre un ultima variabile K, che corrisponde alla capacità di lettura che l'osservatore ha nei confronti dell'opera.
Con queste 4 variabili abbiamo tutti gli elementi per valutare ogni cosa.

Ora, credo che possiamo tutti concordare che il tetto massimo di X e Y sia raggiungibile solo con la nascita del primo figlio. E' molto alto anche con i successivi, ma il primo in assoluto dovrebbe essere quello che genera emozioni più forti e durature.
Quindi possiamo dire che 0 è un evento di routine quotidiana, 1000 il momento appena descritto.
Tutto quello che sta in mezzo sono regali della natura o opere d'arte prodotte da esseri umani nella storia della sua evoluzione.

La musica, a differenza della pittura, ha una X piuttosto bassa se il valore di Z è basso, e incrementano abbastanza uniformemente. Al primo ascolto di un brano di solito non ricevo grandi emozioni, mentre aumentano alle successive riproduzioni.
Per la pittura è vero il contrario, quanto più Z sale tanto più X decrementa. Più volte vedo un quadro e meno ne sono emozionato. Il picco dell'emotività si manifesta appena se ne percepisce il messaggio, solitamente la prima volta che si osserva. Tutte le volte successive che guarderò il quadro otterrò una risposta meno intensa.

Quindi la percezione di qualsiasi cosa è riconducibile alla capacità di lettura (K) del soggetto per il picco di emotività che scatena (X) per il tempo che dura (Y) diviso le volte che si manifesta (Z).

E=(K*X*Y)/Z

Ora, tutto questo casino a cosa serve? per dire che la musica non è la regina dell'arte.

Prendete Imagine di John Lennon. Non produrrà mai più i picchi emotivi dell'epoca in cui è stata composta, mentre un Caravaggio, per uno che lo guarda per la prima volta genererà l'esatto picco di stupore ed emozione che ha generato 500 anni fa.



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Prenderla bene 
Questo è il redirect sul quale lui mi manda affanculo, presumibilmente per questa cosa qui.




Spiace non poter dire a 'coso' che segando la RUPA si è mozzato di qualcosa come tutta la pubblica amministrazione italiana.

Son soddisfazioni :)

ps. (non cliccate su Questo a meno che non amiate molto i cani)




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Sulla coca 2 
Forse mi sono spiegato male, per rispondere a pensatoio ritengo che non sia il legislatore a dover "vigilare" bensì gli organi deputati a farlo. Quello che intendevo dire è che le leggi che produce generano
tendenza in chi le applica, appunto le autorità di vigilanza.

Ora proverò a spiegare il mio punto di vista sulle legalizzazioni.

Intanto è un termine abusato e astratto, perché la droga è già legalizzata, in quanto l'uso e il consumo è già sottoposto al concetto di norme legali. Liberalizzare sostanze stupefacenti non può significare 'trovare una bancarella di prodotti X sul mercato'. Prevede un controllo, delle regole, dei meccanismi, dei sistemi di distribuzione.

Un dato oggettivo e insindacabile è che queste sostanze fanno male. Qui entra in ballo la morale sulla libertà di demolirsi o meno. Sarò lapidario: In una società civile la comunità fa leggi conservative, non per assecondarla all'autoannientamento.

Assodato che sono nocive, il principio di uno stato che regolamenti lo sterminio di una parte dei suoi cittadini lo trovo inaccettabile.

Quindi, per questioni morali ed etiche che sottoscrivo, uno stato non può amministrare il mercato di sostanze che creano dipendenze per il circolo perverso che si innesca, questo mi sembra lo abbiano capito anche i fan delle legalizzazioni. La droga dovrebbe essere data gratis, a tutti, a chiunque ne faccia richiesta.

Chi la dovrebbe fornire, le farmacie? Prodotti gratuiti in farmacia? No. Non si può fare.
Gli ospedali? E chi volesse provare la prima volta va in ospedale? No, andrebbe in piazza al mercato nero e i traffici resterebbero immutati con magra figura delle istituzioni.

Allora potremmo coltivare oppio, coca e maria al posto dei pomodori e delle arance. In tutto il mondo? possibile metterli daccordo tutti? No. Non è possibile.


Poi sfatiamo un altra leggenda metropolitana che vuole la riduzione della criminalità con la legalizzazione.

La criminalità non si basa sull'offerta, si basa sulla criminalità punto e basta. Non c'è il criminale perché c'è la droga, c'è la droga perché c'è il criminale. Eliminata la droga il criminale resta.






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Sulla cocaina 


Odias tu vida. Eres un fracaso. Lo único que querías en tu vida era triunfar. Querías ir a París, a Nueva York... conocer el mundo, gente, culturas. Tenías dotes, todos decían que eras un gran pintor, que llegarías lejos, y lo creíste.
Comenzaste a juntarte con quien no debías. Creíste que era buena gente, y quizá lo era. Consumías drogas, pero era algo más terapéutico que otra cosa; te habría la mente, veías cosas que si no eras incapaz de ver. Todo era genial.


Sono del tutto convinto che gli effetti che una nuova norma ha sul legislatore e sulla comunità siano molto diversi dalla natura della stessa.

L'esempio più rappresentativo è lo stralcio Giovanardi alla legge Fini sulla droga.
Da un principio proibizionista ad uno meno giustizialista e meno coercitivo per l'individuo.

Sostanzialmente non è cambiato molto in termini di numeri di riferimento, tutti si ricordano la storia dei 40 spinelli come tetto massimo di detenzione. Se da una parte un tizio può girare con più sostanza, per lo spaccio a livelli più consistenti viene comunque garantita una certa sicurezza.

Sulla carta. Nella realtà non è così , quello che succede è che si verifica un abbassamento di guardia nel legislatore e nella sensibilità in termini di percezione del problema. Egli, con metodologie rettificate dalle nuove norme, sposta l'attenzione su obbiettivi differenti. Magari anche di poco, ma differenti.

Ne consegue una logica matematica, che anche se del tutto inventata può rendere l'idea: Per ogni spinello in più sulla tabella si alza di 4kg in più la domanda di cocaina al giorno .
Non sono andato in giro con una bilancina per stilare questo rapporto, ma guardandomi intorno sono convinto che sia così. A pelle mi risulta così, e mi basta per farmene una ragione.

Ora, contrariamente a quella che è la linea del mio partito sulla questione, che l'italia sia diventato il nuovo mercato dei colombiani a me dà un po' fastidio . Per me guardare la pagliuzza sulle questioni di libertà individuale quando è sotto gli occhi di tutti il libero mercato della coca fra la gente lo ritengo un problema da affrontare alla radice.

Per questo mi sento dalla parte dei proibizionisti , e forse un giorno farò anche un post sulle mie regole ideali per combattere il problema.

Per il momento il problema più serio è che non sia considerato tale . Si sorride se i rilevatori di agenti inquinanti intercettano coca nell'atmosfera romana e qualche tonnellata nel po.



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Mafiosi a libro paga  

Mi chiedo da sempre a cosa serva mantenere lo statuto speciale (1946) in una regione in cui la mafia ha la sua massima espressione proprio in virtù della libertà e del potere che gli conferisce.







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Cosa resterà di questi Anni Zero 
Anni come giorni volati via
brevi fotogrammi o treni in val di susa
è un effetto serra che scioglie la felicità
delle nostre voglie e dei nostri nasi che cosa resterà.

Di questi anni maledetti dentro gli occhi tuoi
anni bloggati e scambiati noi vittime di noi
ora però ci costa il non vedersi più
è un dolore nascosto giù nell´anima.

Cosa resterà di questi Anni Zero
Ratzinger lo sa Berlusconi no...
Cosa resterà... la televisione canta una verità dentro una bugia.

Anni ballando, ballando Bush-Saddam Ussein
danza la fame nel mondo un tragico rondò.
Noi siamo sempre più soli singole metà
anni sui libri di scuola e poi a cosa servirà.
Anni di amori violenti litigando per le vie
sempre pronti io e te a nuove geometrie
anni vuoti come lattine abbandonate là
ora che siamo alla fine di questa eternità...


Cosa resterà di questi Anni Zero
...chi la scatterà la fotografia...
Cosa resterà...e la radio canta
..."Won´t you break my balls?"...
..."Won´t you break my balls?"...

Anni rampanti dei miti sorridenti da surf sui treni
sono già diventati graffiti ed ognuno pensa a sé
forse domani a quest´ora non sarò esistito mai
e i sentimenti che senti se ne andranno insieme ai gay.

Uh! No, no, no, no...
Anni veri di pubblicità, ma che cosa resterà
anni allegri e depressi di follia e lucidità
sembran già degli Anni zero
per noi quasi mille anni fa...



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Segreti di stato 


Mi rendo conto che chi arriva su questo blog, da google, da altri blog o dalla home page, chi non mi conosce suppongo, immagino, credo si aspetti articoli densi di impegno sociale e critica politica, quindi non li deluderò nemmeno stavolta. Oggi parlerò di come si fa la pizza.

La pizza è una scienza inesatta, ognuno ha il suo metodo per farla. Esistono diverse scuole di pensiero, è un mondo parallelo di notizie, una P2 sommersa (P non lo sapevate ma sta per Pizza) consigli, ricette, metodi, segreti.

Vi rivelo il mio.

Cercate la farina MANITOBA, americana. Sui banchi della coop c'è. Sugli altri non saprei. Se non la trovate chiedete a un fornaio, se non ve la da torturatelo. Da me costa 1 euro al kg.

Trovata la farina si prepara il poolish, 24 ore prima di quando avete intenzione di servirla.
Il poolish (non chiedetemi perché si chiama così) è un impasto a lievitazione semi-naturale(*).
Semi perché c'è una piccolissima percentuale di lievito, naturale perché nelle 24 ore la farina fermenta rilasciando più glutine del normale. Il risultato è una pizza più digeribile, soffice dentro e croccante fuori. Insomma viene più buona che fatta in giornata.

La sua preparazione è quanto di più semplice possa esistere. Serve acqua e farina di peso equivalente corrispondente a tre quarti dell'impasto totale più l'un percento di lievito di birra. Si lascia sotto un panno umido per 24 ore e il giorno dopo si aggiunge il resto degli ingredienti.

Ora un po' di algebra quantistica. Considerando che il peso di una pallina di pizza deve essere intorno ai 200gr e che l'acqua corrisponde a circa un terzo del suo peso, per 6 pizze servono 500gr di farina.
Bene, con 380gr di questa farina si fa il poolish. La farina rimanente si aggiunge il giorno dopo.

Quindi il giorno prima prendete 380gr di farina e mischiateli a 380gr di acqua in cui avrete dissolto 1gr di lievito di birra e il gioco è fatto. Quello che impastate deve essere una poltiglia appiccicosa.

Il giorno dopo noterete che l'impasto è raddoppiato di volume e la superficie è cosparsa di bollicine.

Aggiungete la farina rimanente, il sale, un pizzico d'olio di oliva e impastate. Formate le palline di 200gr e lasciatele lievitare. Ah! se volete che le pizze lievitino in un paio d'ore aggiungete metà panetto di lievito di birra, perché con la base del poolish servirebbero altre 8/10 ore per lievitare.
Più lievito aggiungete e prima si gonfieranno, ma attenzione perché il lievito, sul palato, si sente.

Per il condimento ad libitum. Abbondate e usate roba frasca, mozzarella di bufala, pomodorini freschi ecc.

Per la cottura piazzate il forno a palla e aspettate che sia a manetta. NON infornate prima che sia alla sua temperatura massima. Dopodiché in 5 minuti è pronta.

bon appetì

--

(*) Sapevate i fornai cosa usavano per lievito fino agli inizi del 900? (non esisteva il lievito di birra) STERCO DI VACCA SECCO. Ecco, evviva il progresso.







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Posto che vai Islam che trovi 


Vorrei dare testimonianza di una cosa piuttosto curiosa a cui ho assistito.

Uno dei tanti amici islamici che ho è una ragazza senegalese, due bimbi, separata, da una decina d'anni in italia, bella ragazza, brava ragazza, conosciuta e sempre vista in abiti occidentali.

Ribadisco islamica, perfettamente integrata, aveva un negozio in centro.

Un paio di mesi fa ha preso un mese di ferie ed è sparita per un mesetto.

E' tornata integralista.

Cosa è successo?
semplice, si è messa con un islamico milanese, è stata un mese a Milano ed è tornata perfetta osservante.
DIO è con lei sempre e ovunque, porta il velo 24 ore al giorno, tutti contro di lei (beh un po' ha ragione, qui le merde avanzano).


Ora, io non metto in discussione l'integralismo e il fondamentalismo cattolico o islamico che sia. Esiste, c'è, si sa, religione a prescindere.

Quello che posso registrare è che nella mia zona, la valdelsa senese, è piena di islamici (come gran parte d'italia) e non sono mai venuto in contatto con realtà fondamentaliste islamiche. MAI. Cattoliche si, ma islamiche nemmeno a parlarne.

Cosa vuol dire, che non tutto il mondo è paese come qualcuno vuol farci credere che sia.

Qui si sta costruendo una moschea a partecipazione comunale (ovvero gli islamici hanno concertato dall'A alla Z con i cattolici/laici italiani) e si sono comunque viste manifestazioni di intolleranza oltre ogni misura.

Cosa vuol dire, che qui non si rendono conto che sono del tutto innocui, che hanno tutto il diritto di aggregarsi e pregare, che se l'erba del vicino è meno verde non vuol dire che la nostra è a rischio.

Posto che a Milano ci sia una situazione senz'altro più difficile, che con qualche milione di praticanti gli esaltati saltano fuori ovunque, non si capisce cosa c'entrino manifestazioni di puro razzismo dalle nostre parti.

Razzismo più bieco, perché accompagnato da giustificazione dei genitori: " Ci mancherebbe, possono fare quello che vogliono, non sono mica contro di loro, basta che questa moschea la facciano due metri più in la, perché proprio davanti a casa mia?"

Semplice. Perché chiunque altro reagirebbe allo stesso modo. Perché non siamo mentalmente pronti. Loro però ci sono, sono tanti, e hanno il diritto alla vita, così come scelgono che sia.


ah le vecchie regole democratiche, troppo facile invocarle solo quando fa comodo.




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THE ASSASSINATION 

"E io che ho sempre pensato di essere un granello di sabbia su una spiaggia.... uno insignificante tra miliardi di altri granelli di sabbia. Poi ho capito che quell'unico granello può bastare per annientare tutti gli altri."

Questo è ciò che una società esasperata porta a pensare nella mente del mediocre e imbranato Sam, venditore di mobili incapace e idealista interpretato da Sean Penn.

Il sistema vuole che assomigli a tutti gli altri.
Il sistema vuole che sacrifichi la sua dignità per compiacere gli altri.
Il sistema vuole che menta ai clienti.


La storia (vera) di quest'uomo debole e mediocre per tutta la sua esistenza fino a un goffo tentativo di attentato, testimonia la fragilità di alcune persone, di come non tutti possono essere primi della classe, neanche volendo. Sam ci ha provato, ha fallito, si è emarginato, si è suicidato.

Un film notevole, chi lo avesse perso se lo segni.

Parla di ingiustizie sociali.



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