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Lettera di Turigliatto 


Pubblico la lettera che mi ha inviato Franco Turigliatto, in risposta ad una _mia_ (non del partito) email in cui esprimevo solidarietà.

Roma, 30 Marzo 2007

Caro compagno,

mi trovo solo ora nella possibilità di dare finalmente una risposta alla mail che mi hai inviato e mi spiace di non aver potuto essere più puntuale. Purtroppo le vicissitudini che sono seguite alla mia espulsione dal Partito della Rifondazione Comunista non sono state solamente di tipo politico, ma anche organizzativo, costringendomi a trovare una nuova sistemazione presso il Gruppo Misto - senza un minimo di logistica e di struttura organizzativa che mi permettesse di fare fronte velocemente alla quantità di lettere che mi sono pervenute da tutta Italia e in grande numero anche dall’estero. Oltre a ciò, le numerose iniziative di solidarietà nei miei confronti promosse in tutta Italia hanno assorbito, insieme al lavoro parlamentare, molto del mio tempo residuo. Le circa 8000 mail che ho direttamente o indirettamente (all’indirizzo aperto per solidarietà nei miei confronti) ricevuto sono ovviamente ripartite tra chi ha condiviso e sostenuto le posizioni che ho assunto durante la discussione sulla politica estera voluta da D’Alema al Senato e quelle di critica, a volte anche feroce e sopra le righe alle quali ho comunque deciso di inviare questa mia risposta se espresse nei limiti della correttezza. Mi conforta il fatto che di questo numero complessivo circa 6000 fossero le mail che in una forma o nell’altra sostenevano le mie scelte. Già questo dato è da solo di straordinaria rilevanza. Non solo per le cifre quanto per l’aiuto e la forza che ne è derivata. Grazie, grazie ancora.



Posso dire senza tema di smentita che avete contribuito in grande misura con i vostri contributi a permettermi di resistere ad una pressante campagna stampa che si è abbattuta contro di me e contro chi si è permesso di dissentire dal ‘pensiero unico’ a suo modo presente anche in parte della sinistra e dei suoi apparati dai quali, non a caso, sono giunte le accuse più grevi e qualche volta anche infami. Come tutti sapete, il mio partito ha recuperato una delle peggiori tradizioni della sinistra espellendomi. Un partito che aveva in mano le chiavi – consegnategli dalla grande manifestazione di Vicenza – per una vera svolta in politica estera e ha preferito invece allontanare chi, in coerenza con il mandato dell’ultimo congresso e soprattutto in sintonia con le richieste di quella comunità e il programma storico del partito stesso, ha deciso che era venuto il momento di rispettare quelle lotte e quei mandati. Per questo la vostra vicinanza e il vostro sostegno sono stati tanto importanti per me, perché mi hanno confermato che il sentiero che avevo intrapreso era in sintonia con un ampio sentire del ‘popolo’ di sinistra e quindi non ero un isolato pellegrino o una strana ‘anima bella’ come molti, anche all’interno di Rifondazione, mi hanno definito.

Come sarà facilmente comprensibile, non mi è possibile rispondere individualmente ad ognuno di voi, ma se avete ricevuto questa lettera significa che ho comunque letto quanto mi avete scritto.

Nelle vostre lettere, delle quali vi ringrazio, ho trovato l’intero spettro delle possibili reazioni ai noti eventi che mi hanno portato a schierarmi su una posizione diversa da quella indicata dalla maggioranza dell’allora mio partito. Penso che sia importante partire da questo dato, perché esso significa prima di tutto che erano possibili alternative a quanto proposto al Senato della Repubblica dall’intervento del Ministro degli esteri. E significa soprattutto che non è vero che nello stesso ‘popolo’ di sinistra che ha votato per l’Unione alle ultime elezioni non ci fosse un’importante sensibilità disposta a combattere per ottenere il ritiro dall’Afghanistan ‘senza se e senza ma’. Molti di questi compagni e compagne mi hanno scritto chiedendomi anche di ritirare le mie dimissioni (di cui attendo la calendarizzazione, ovvero la messa in discussione e votazione al Senato, come da regolamento) perché altrimenti si sarebbero sentiti privati della loro voce all’interno di questa importante istituzione della Repubblica.

Tra le mail che ho ricevuto ci sono anche quelle giunte da avversari politici ed elettori del centrodestra che si dichiaravano colpiti dalla coerenza di cui avevo dato prova. Non posso che ringraziare anche loro, pur nella distinzione delle rispettive posizioni politiche, perché mostravano di aver colto un altro importante aspetto politico delle mie posizioni, ovvero la necessità di tornare a fare del Senato un luogo di dibattito e confronto politico vero, e non solo una cinghia di trasmissione delle mediazioni politiche - via via sempre più ‘mediate’ - delle segreterie dei partiti, a fronte delle quali i singoli senatori sono spesso ridotti al ruolo di comparse ‘schiaccia bottoni’. Ma la stessa coerenza è in sè un dato politico ed etico, in un paese in cui sembra ‘normale’ promettere delle cose per poi farne altre e ‘anormale’ mantenere ciò che si è promesso in campagna elettorale.

Dico questo riferendomi in particolare ai temi centrali su cui il mio partito aveva impostato la sua campagna elettorale, ovvero il rapporto e la contaminazione con i movimenti, la questione sociale e del lavoro (chi ricorda più la “quarta settimana”?), la partita Tfr e pensioni e, non da ultimo, la questione della guerra in Afghanistan e – inestricabilmente correlata ad essa – quella della presenza di truppe e arsenali stranieri sul suolo italiano, posti all’ordine del giorno dalla grande manifestazione di Vicenza. Molti mi hanno rinfacciato di aver rotto proprio su questo ultimo tema, quello della guerra, quello apparentemente più lontano dalla sensibilità della gente. Eppure, se si ponesse una domanda secca: ‘sei favorevole o meno alla guerra e in particolare alla guerra in Afghanistan’ sono più che certo, confortato in questo anche dalle vostre mail, che la risposta sarebbe largamente contraria. Da parte mia non posso non ricordare che la questione della guerra è stata sempre storicamente dirimente nel movimento comunista: schierarsi da una parte o dall’altra ha sempre fatto la differenza ed è stato fonte di importanti divaricazioni.

Altri mi hanno invece accusato di aver causato o voluto la caduta del governo Prodi. Ora che è passato abbastanza tempo e le manovre che hanno portato alla forzatura di D’Alema al Senato (e alle sua conseguenze, vedi i famosi 12 punti) sono ormai sotto gli occhi di tutti, spero che sia chiaro quanto questa posizione sia lontana dalla realtà (anche se nelle vostre mail alcune chiedevano che questo governo – giudicato incapace di rispondere ai compiti per i quali era stato eletto – venisse rimandato a casa). Quando è stata posta la questione di fiducia ho sempre chiaramente sostenuto che il governo Prodi non fosse paragonabile alla passata esperienza berlusconiana e per questo – pur nella mia larga insoddisfazione – ho sempre agito votando il sostegno ad esso. Ma contemporaneamente ho anche sempre sostenuto che ci fossero alcuni terreni sui quali l’opposizione ai provvedimenti presi anche da questo governo fosse imprescindibile. E mi riferisco in particolare a quelli che hanno visto le recenti mobilitazioni di intere comunità: Vicenza e la Val di Susa contro le basi militari e l’alta velocità, ma anche le questioni sociali, dei lavoratori e degli operai con i quali ho condiviso un’intera vita di militanza politica, ed ovviamente la questione della guerra.

Non credo possa sfuggire che l’euforia successiva al recente voto sull’Afghanistan è fuori luogo: purtroppo il Parlamento ha deciso che l’Italia sia sempre più presente in quella terribile guerra che già oggi causa lutti inenarrabili (e non raccontati dai giornali e che purtroppo diventerà sempre più tragica). Il nostro paese ha messo i piedi in un terribile pantano da cui sarà difficile uscire. In realtà solo il ritiro delle truppe italiane potrebbe creare le condizioni di un ripensamento delle strategie delle potenze occidentali ed aprire effettivamente la porta per una conferenza di pace.

In realtà, come appare sempre più chiaramente, la debolezza del governo Prodi è legata alla sua debolezza sociale, cioè alla sua incapacità di rispondere alle grandi questioni (la pace, il risarcimento sociale, la lotta alla precarietà) sulle quali aveva potuto vincere le elezioni seppur di stretta misura. E’ impressionante che a distanza di dieci mesi questo governo abbia perso tanti consensi, riconosciuti implicitamente proprio da coloro che mi hanno scritto dicendomi “attenzione, se si vota vincono le destre”. Forse questi cittadini dovrebbero scrivere ai parlamentari dell’Unione, chiedendo loro di essere fedeli al programma sottoscritto e soprattutto a quanto hanno detto in campagna elettorale. Se di fronte a ogni problema, vecchio e nuovo che si pone si accetta ogni volta il ricatto delle forze moderate della coalizione “non si può far nulla”, oppure anche “non possiamo non fare queste cose che ci chiede l’Europa”, e sono misure neoliberali e antipopolari, oppure ancora “dobbiamo liberalizzare e privatizzare di più”, “dobbiamo cambiare al ribasso per la quarta volta le pensioni”, “occorre flessibilizzare di più il lavoro, cioè i licenziamenti”, eccetera eccetera, allora questa è la morte della politica, l’impotenza, l’attesa dell’ultima mediazione al ribasso. Tutto questo non può che creare nel paese sempre più malcontento, disillusione, demoralizzazione, il contesto sociale e politico per una piena e vincente offensiva delle destre. Occorre invece costruire le lotte e le mobilitazioni sugli obiettivi che tanti – anche tra coloro che mi hanno criticato – hanno espresso, ovvero il lavoro, le condizioni sociali e di vita, la difesa del sistema previdenziale pubblico, non delegare ma costruire rivendicazioni e movimenti nei confronti del governo.

Non so per quanto ancora mi sarà possibile svolgere questo compito all’interno del Senato. Come ho più volte ribadito – nonostante molti di voi mi abbiano chiesto di ritirarle – ho mantenuto le mie dimissioni e sono in attesa che l’aula le discuta e decida su di esse. Non sono particolarmente preoccupato dalla possibile fine della mia permanenza in questa istituzione. Pur comprendendone l’importanza ho costruito la mia vita politica nella militanza tra i lavoratori e nei movimenti tra i quali mi sono spesso sentito molto più a mio agio che in queste stanze e non mi preoccupa l’idea di ricominciare a fare ciò che ho fatto fino ad ora. Quel che è certo, però, è che fino a che il mio contributo politico sarà interno a questa sede non mi tirerò indietro di fronte alla necessità di mantenere quella coerenza che mi è stata riconosciuta e cercherò di continuare a dare voce anche a chi – di fronte a un parlamento che vota e condivide al 99% la partecipazione alla guerra – si sente sempre più lontano da queste istituzioni.



Franco Turigliatto

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Senilità reattiva 
Non ci credevo e invece c'è chi sta peggio di noi.

il partito repubblicano italiano
ha concluso oggi il suo 45° congresso.

ora, non per essere sarcastico, ma quello che ho visto io sembrava più una riunione di un ospizio in rivolta per un semolino più saporito.
età media dei relatori, mento sulla mano e gomito sul tavolo, 75 anni.
età media dei presenti in sala: 72.
tra una velata sonnolenza è uscita anche una costruttivissima linea del partito: siamo un gruppo di destra . oh, hanno detto che resteranno con il centrodestra. il PRI.


ma come ho detto prima, noi non siamo messi molto meglio, quindi c'è poco da fare lo scemo.

e allora dove vanno i giovani? e dove se non in Forza Italia o proiettati nel PD ? ma guarda un po' il caso.
Pischelli che girano col sole24 ore sottobraccio e sanno tutto sugli annunci di lavoro i primi, pischelli che hanno ragionato sul grande disegno democratico di sinistra, senza sapere che alla bolognina nell'89 di democratico, nel furto di tutti i beni del PCI, c'era stato ben poco. Guardateli, nei tg, ai congressi del PD, la maggior parte dei convinti senza dubbi non supera i 25 anni.
C'è anche qualcuno di questi giovanotti che a questa contestazione ha ritenuto opportuno sottolineare che quel PCI, parte di quel PCI, credeva già nella fine del comunismo, e che fosse quindi naturale che la maggioranza ereditasse tutto. Ragionamento legittimo, se avessero lasciato la roba comunista a quei quattro coglioni comunisti rimasti no? una cosa è morta quando non esiste più in nessuna forma, non se è in minoranza!. Uno è morto quando non respira più e lo sotterrano, non quando finisce su una sedia a rotelle. Simboli, colori, sedi, libri, giornali, piazze, monumenti, bandiere, di cosa cazzo se ne sono fatti fino ad oggi se il comunismo era già morto nell'89? che ci hanno fatto se non creare coalizioni 'democratiche' sempre più ampie con l'unico fine di accontentare quanti più elettori possibili?
Bene, i giovani speranzosi questo non lo sanno, l'anno zero del mondo coincide con la data di nascita. E si ricomincia con la storia, come è sempre stato. Ci saranno altri olocausti, genocidi, guerre, saccheggi, soprusi e furti ideologici. Per un olocausto magari servono una settantina d'anni, per una misera ideologia ne bastano una quindicina.


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Ultime dal cielo 
Vorrei che piovesse merda , a cinque metri da terra si concentrasse in una pallina e scivolasse in bocca a qualche esponente di questi qui:

Al governo britannico.
Quei poveri disgraziati di quei 5 militari arrestati in Iran " perdonateci, non ci siamo accorti di aver sconfinato ". L'hanno detto in tutte le lingue, si taglierebbero uno stinco da mandare a Blair pur di risolvere la questione e da Londra picche "non chiederemo mai scusa". " ma cazzo l'abbiamo chiesta noi per te, imbecille, noi c'eravamo, cosa cazzo ti costa!!" si legge nel labiale dei militari.
cos'è questo braccio di ferro, paura di segni di debolezza? ma vainculo. La guerra si fa per l'imbecillità di qualche troglodita demente e orgoglioso, e questo ne è un bell'esempio.

a Forza Italia.
Corona indagato a Potenza, a seguire sfilate di vip in procura. Stampa e tv portano al grande pubblico il nuovo magistrato in prima linea Woodcock. Milano, Torino, Roma aprono a loro volta un inchiesta sullo stesso indagato e si mettono in coda per interrogarlo.
Ora immagono se al posto di questi sfigati abbagliati dal dio denaro ci fosse stato qualche politico abbagliato dal dio potere cosa avremmo sentito dire: " le solite toghe rosse protagoniste che sfruttano una situazione e la strumentalizzano per mettersi in mostra davanti ai media"

a Donadoni e ai giornalisti.
Dalla prossima partita prendiamo il CT (qualunque sia), lo appendiamo una settimana a testa in giù, lo cospargiamo di miele e gli teniamo addosso qualche migliaio di mosche. Sicuro che vinceremo sette mondiali di fila.


ah! ultimissima. Urge Mastrogiacomo a PortaaPorta. Chissà come mai latita, potrebbe inavvertitamente rivelare aspetti compromettenti?



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Z-Bloggers 
Oggi voglio parlare dei miei amici bloggers.

Lo faccio perché ho dei limiti, temporali e di cognizione.
Non posso seguire tutto e tutti e allora mi sono fatto lo schema ideale di un circolo di visite da effettuare a cadenza più o meno regolare.

La mattina mi alzo presto e faccio colazione da cornettiecappuccino , una frizzante e simpatica comunista tutta besos e faccine. verso le 10 mi leggo le news, passo da kilombo e faccio zapping sui vari temi del giorno, si da un occhiata alla posizione quotidiana dalla sinistra radicale, a quella dei centrini, alle informazioni alternative. se qualcosa salta all'occhio si fa un post
Intorno alle 11 faccio un salto da unpercento per due chiacchiere in compagnia. Ed ha sempre posizioni condivisibili, un lettore critico della società con misurato senso del rispetto e cordialità d'esposizione. Piacevole e moderatamente incazzato contro il sistema.
La pausa pranzo la passo alla taverna "da Uriel", in cui il barista è sempre pronto a raccontarti la sua visione del mondo guardata da un interminabile numero di punti di osservazione. Questo soggetto è particolare, può parlare per ore del processo di essiccamento dei fichi al sole senza mai sconfinare nella noia o nella ripetizione. Se per caso il panino ti ha appesantito il fegato con al seguito l'appollaiamento dei sensi, Uriel offre quel margine di meraviglia che serve per destarsi prima di tornare in ufficio.
Il caffè lo prendo insieme ai compagni capelli e korvorosso , due chiacchiere fra i massimi sistemi del comunismo e i minini termini dell'oggettiva sofferenza in cui versa il nostro fronte ideologico comune. Come dei Desperate Communistwife paghiamo il conto a turno perché siamo in bolletta come al solito.
Il pomeriggio mi piace passarlo tra opinioni multilaterali, vado a vedere quanti chilometri hanno fatto verso il PD Francesco Costa e ilcogito , mi leggo il bollettino di bloggoverno fra le opinioni di ajeje , supramonte e SKA (ska è camera dipendente, sa tutto dei vizi parlamentari :)). Prima di buio un salto da pensatoio con le sue ottime analisi e poi vado a consultare il fiume in piena di dacia valent, ceno e con calma passo dalla biblioteca kelebek per la lezione del giorno, mi studio uno dei suoi articoli e mi sento meglio, consapevole di aver imparato qualcosa. Miguel è uno degli opinionisti tuttologhi del web che preferisco, e nonostante a volte sia un po' prolisso tutti i suoi colpi raggiungono il bersaglio. Ottimo analista del panorama socio-politico internazionale.
Prima di coricarmi una doccia fredda sotto la valanga di provocazioni di cloroalcrelo , filosofa sopraffina che riesce sempre a stanare il marcio di una società allocca.
Domiziano Galia mi fa ridere, buono per compensare la drammaticità che a volte suscitano molte delle considerazioni lette durante il giorno.

bene, grazie per il vostro impegno e concludo dicendovi che a volte mi fate rabbia perché vorrei scrivere come voi :)

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Bellino 


Otto e Mezzo.
Presenti:

Ferrara, Umberto Ranieri, deputato de L'Ulivo, Sandro Bondi di Forza Italia, Marta Dassù, direttore di Aspenia e Piero Ostellino del Corriere della Sera.

Escono i voti. 158 il quorum, 155 si dell'unione, 5 senatori a vita, 20 dell'UDC.
Totale 180.

Il Senato approva il decreto.

Bondi (voce eccitata e torbida) a Ranieri : "come come? questa si che è una notizia!!"
Ranieri: "Eh, è stato approvato, quindi bene."
Bondi "eh? come? ma sta scherzando, vero? il governo deve cadere subito, l'ha detto lei che se non c'era la maggioranza si sarebbe aperta la crisi!"
Ranieri: "che c'entra, ho scritto nel caso in cui non fosse stato approvato"
Bondi: "eh no, lei ha detto se non c'è maggioranza ora vi dovete dimettere subito"
Ranieri: "Ma no.."

(arrivano le prime dichiarazioni di Fini : "Grossa spaccatura nell'opposizione")

Bondi: "Andremo subito da Napolitano a chiedere le dimissioni!!"
Ranieri: "Andate un po' dove volete..."

Interviene Ostellino: "Non capisco di cosa si sta discutendo. il decreto è stato approvato, andate da Napolitano e lui cosa dovrebbe fare? se non c'è maggioranza al senato è un problema politico della sinistra che si deve interrogare per il futuro, per Napolitano non c'è crisi politica istituzionale, il provvedimento è passato, è tutto in ordine"

Bondi: "Ma guardi qui, " - (alza un foglio) - " l'ha scritto proprio Ranieri: se non c'è la maggioranza si apre la crisi di governo"

Ferrara: "Ma intendeva la maggioranza di voti favorevoli.."

Bondi " Mah, l'ha scritto lui, ora si deve dimettere subito, oh, questa si che è una grande notizia, e volete ancora parlare d'altro?"

Ferrara: "aspetti, che non ci stiamo capendo più niente.. è passato il decreto, no?"

Bondi "Si.."









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A prima svista 


Della Franzoni e della sua sorte si sono stancati tutti, me compreso.
non ho mai seguito o letto per intero nemmeno uno episodo di qualsiasi stagione ed è la prima volta che ne parlo.
Apprendo le notizie causa di forza maggiore, fra lei e taormina hanno fatto a gara a chi rubava di più la scena ai vari supervips berlusconi, pippi baudi e vespi siciliani (vivaddio almeno uno, l'avv.taormina s'è levato di torno!).
Si è detto di tutto, ipotizzato l'inverosimile, ma la storia ancora non mi convince.
a dire il vero non mi ha mai convinto.

E' vero che tutti gli indizi portano alla sua mano omicida.
E' altrettanto vero che il suo comportamento, i suoi pianti, le sue scenette appaiono indiscutibilmente di dubbia autenticità e con contraddizioni piuttosto rilevanti.

però c'è una cosa che da sempre non mi torna, qualcosa che grava sul giudizio in maniera schiacciante, qualcosa che soverchierebbe anche la prova più tangibile se mai se ne trovasse una. Mi meraviglio che la corte e l'opinione pubblica non ne tenga minimamente conto.

Questa donna avrebbe (HA, visto che è stata confermata la sentenza di cassazione) ucciso suo figlio Samuele.

Ora, mi sono messo nei panni del marito.
Un uomo può amare una donna al punto di coprirla fino all'ultimo respiro, ma non se ne uccide il figlio. la parentela con lei è legale e morale, la parentela con il figlio è di sangue. E' impossibile, anche volendo, reggere una simile sceneggiata. Tutti i familiari le credono, le crede tutta la gente che la conosce a fondo mentre non è credibile agli occhi di chi la studia come caso umano.
Al coniuge, a un suocero, a un genitore, non serve una sentenza e meno che mai un decimo di secondo di processo per assolvere o condannare. A loro puoi raccontare di tutto, se c'è il tarlo del dubbio basta uno sguardo, un gesto, mezza parola sussurrata ed è condanna, molto spesso a vita.
C'è un evidente anomalia in tutta questa vicenda . Non è la prima madre ad uccidere il figlio. Negli altri casi, in tutti gli altri casi, nessuno escluso, da parte dei periti del cervello che ne esaminano il comportamento le donne trovano comprensione e spesso arrivano anche alla giustificazione del terribile gesto (pur restando condannabili), mentre l'angoscia dei familiari trova la via del perdono con estrema difficoltà.

Qui succede il contrario , i periti si accaniscono e i familiari fanno cerchio. Si dice che il marito sia stato plagiato dalla donna. Lo ripeto, per me è assolutamente impossibile.



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Troppismo catartico 


Per andare incontro alle esigenze del consumatore c'è chi fabbrica rasoi a sei lame.
Sei lame: la prima invita il pelo a strapparsi da solo, la seconda lo minaccia, la terza l'offende, la quarta lo prende a schiaffi, la quinta gli infila due dita negli occhi e la sesta lo taglia.

Mentre in italia la depressione colpisce il 20% delle persone e l'alcolismo il 40% dei giovani , la medicina fa passi da gigante introducendo il nuovo ' mai più senza ' Viagra femminile, un cerotto che rilascia testosterone nelle parti intime della apatica paziente.

A questo punto, a mio avviso, siamo pronti per qualcosa di ancora più efficace, la pillola del sorriso : Una miscela a base di etere e valium che inebetisce in forma clinica, una sorta di lobotomizzazione chimica. Ridere di più soffrendo di meno.


qualche altro esempio di troppismo che mi viene in mente
- numero di telecomandi per casa.
- numero di CD/DVD dal contenuto sconosciuto
- numero di autovelox per le strade
- boccette di shampoo in bagno
- quantità di giochi per i bimbi
- quantità di know how/scartoffie
da compilare in orario di lavoro e che nessuno leggerà mai.
- numero cuscini di riserva
- foto ricordo
- quantità di bloggers
- chat disponibili
- news online
- partiti
- alcolici
- stilisti
- veline e tronisti


.. dai, cosa mi sono scordato.. aggiungete voi.

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Fausto Bertinotti 


Hanno ragione loro, c'è poco da aggiungere.
Hanno ragione due volte, per l'istituzione e per il partito che rappresenta.

Questo è il prezzo che si paga facendo il due di picche in una scala a fiori.

e allora viene da chiedersi, uno così, dovrebbe evitare uscite pubbliche per evitare pesci in faccia?

Ma che escano una ventina di Bertinotti al giorno , che l'indignazione popolare venga bene allo scoperto, che sia chiaro quanta gente è contraria alle missioni.

Domani si rivota. Qualcuno ve l'ha detto quanti soldi NOSTRI transitano in quei lidi sabbiosi per la causa antitalebana?

33.320.634 di Euro.

trentatremilionitrecentoventimilaseicentoventiquattro/00 euro.

Cifra curiosa. potevano fare 34mln, cosa sarebbe cambiato.
Chissà da quale calcolo arriva, chissà cosa ci faranno coi 4 euro finali, avranno fatto il conto a cartuccie?

e vabbè, 33 milioni.
E si tratta solo di Rifinanziamento . Nel 2006 questa nobile operazione è costata solo 51.1 miliardi .

alla fine almeno due papaveri ci toccheranno?

Da leggere Quanto costano le missioni all'estero

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DNA 


Questa è la foto un po' ingrandita (con legenda molecolare) del mio amico Mario: medioborghese, impiegato comunale, interista, sposato, due figli, casa di proprietà riscaldamento indipendente, un RAV4, una FIAT 500, tre settimane di vacanze al mare all'anno.

Di solito parliamo di pallone. Mi viene da ridere quando gli prendono i cinque minuti di passione politica

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RESPECT! 
ilCogito (santo subito) oggi presenta la nuova proposta net-mediatica Blog democratici, Social Network dei blogger che condividono il messaggio ulivista democratico

C'è scritto:

verso il PD



Si, avviati.

"Questo social network è nato come punto di incontro tra bloggers che condividono l'idea del Partito Democratico Italiano, nato dalla fusione tra Democratici di Sinistra, Margherita e Movimento Repubblicano Europeo.
Chi vuole condividere le sue riflessioni sul nascente partito, lo può fare creandosi un profilo Ning e quindi postando, anche solo un riassunto di un suo post, completo di link al proprio blog"


In realtà non volevo farci un post, volevo semplicemente lasciare un commento.
Il blogger dei democratici mi chiede l'iscrizione . Nemmeno nlla peggiore Forza Italia si richiede tanto per commentare una linea ideologica.

ok, nulla in contrario, ognuno è libero di scegliere se infilare la testa sotto la sabbia con la bocca aperta o chiusa.

Ma perché linkarlo a kilombo, fai un post promozionale sul tuo e linka quello, almeno ti posso commentare.

Segno di poco rispetto per chi NON condivide il progetto e non può nemmeno fartelo sapere,
segno poco democratico di apertura al contraddittorio,
segno che quelli di sinistra (tanto una è e non è certo quella del PD) non sono invitati.

E se mi volessi convertire? non sono abilitato a fare qualche domanda prima di prendere i voti?

Poi non lamentatevi se il centrosinistra si spezza per dividersi per sezionarsi per sbridellarsi e disperdersi ai quattro venti. Anche da queste piccoli segnali si vede il tenero amore che circola fra i banchi di montecitorio.

Un "Social" (termine improprio: il sociale NON è democratico, piuttosto è parecchio incazzato!!) Network sulla falsa riga di Kilombo, un aggregatore coacervo di democristiani ambiziosi fa parte di quelle pugnalate alla schiena di chi nella sinistra ci ha creduto davvero. Pugnalate che arrivano da quei democristiani che hanno perso la bussola dopo tangentopoli e si sono attaccati alle gonne del meno peggio. Oggi rispuntano nel PD vestiti da banchieri in attesa del primo cane/porco/prete per concordare a occhi chiusi qualsiasi provvedimento purché sia a maggioranza. Cercata ma a maggioranza , tanto basta e avanza per metterla nel librone delle cose democratiche fatte tutti assieme. Nessuno potrà mai dire niente.



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Giornata Mondiale dell'Acqua 


Riscaldamento globale, scarsezza di acqua e mancanza di risanamento, sono alcune delle principali questioni che saranno discusse in tutto il mondo il Giorno Mondiale dell’Acqua, che si celebra oggi, 22 marzo . Quest’anno l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha fatto un appello per affrontare la scarsità che, attualmente, affligge 1200 milioni di persone in tutto il mondo . Gli ultimi dati non sono affatto incoraggianti poichè in 20 anni, se non ci sarà una azione più incisiva, il problema riguarderà i due terzi della popolazione mondiale.

In Brasile l’organizzazione ha riunito autorità e membri della società civile in una grande manifestazione a Foz do Iguaçu. Questa manifestazione servirà per la firma di un patto nazionale per la conservazione delle acque in Brasile, oltre ai dibattiti e alla presentazione di esperienze andate a buon fine nella lotta per la scarsezza di acqua.

A Belo Horizonte , nel Minas Gerais, dove dal giorno 23 inizierà il VI Forum delle Acque per lo Sviluppo Sostenibile, il tema centrale non potrebbe essere altro: la trasposizione o rivitalizzazione del Rio Sao Francisco. Il professor Apolo Heringer Lisboa, che coordina il progetto Manuelzão, ha affermato che la trasposizione è un grande errore, fatto proprio a beneficio dell’industria.

Un pellegrinaggio ha portato il giorno 17 centinaia di persone nella Sierra de Teixeira, a Paraiba , in una via sacra che è servita per far risaltare la realtà dell’Amazzonia e dimostrare che i problemi della regione fanno parte del contesto nordestino, come la polluzione e l’uso di agrotossici.

Dalle comunità sono anche partite le iniziative che si stanno realizzando per combattere la scarsezza di acqua.

A Rosario, Argentina, la giornata sarà celebrata con una serie di manifestazioni organizzate da diverse organizzazioni sociali, di fronte al Monumento Nazionale alla Bandiera. Inoltre le organizzazioni in collaborazione con le scuole stanno facendo attività divulgativa sui problemi sociali e ambientali relativi all’acqua.

In Messico la giornata sarà celebrata a Jalisco (Guadalajara) e avrà l’obiettivo di rendere consapevole la popolazione dell’importanza di conservare le risorse naturali, considerate già scarse in qualità e quantità.

A Quito , in Ecuador ha luogo la manifestazione “ No alle miniere delle multinazionali che sono saccheggio, inquinamento e morte ”.



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La brutta bestia del TFR 


Non ne sapevo niente e avevo le idee chiare
Ho capito tutto e non so più cosa fare.


Quando è uscita questa cosa del TFR ho dato un occhiata veloce ed ho fatto spallucce. Ok, non ci capisco niente. Qualcuno di cui mi fido lo farà per me, aspetto indicazioni. Aspetto la posizione di rifondazione, di qualche economista bravo, NON mi faccio spiegare NIENTE perché non ho nessuna voglia di capire una matassa economica così lontana dai miei interessi. aspetto l'indicazione che a pelle mi convince di più.

Ho aspettato. non è successo niente. O meglio, troppi contrasti, troppe indee discordanti. I COBAS predicano di lasciare il TFR all'azienda, di farlo andare all'INPS, la CGIL ai fondi di categoria, altri ragionevoli economisti ai fondi privati.
Tutti sembrano avanzare buone ragioni a sostegno della propria teoria e io mi fidavo di tutti e di nessuno.

Morale della favola sono stato costretto ad interessarmi direttamente alla questione.
Ecco, punto primo, se da cittadino sono stato costretto è evidente che questo sistema è già fallito in partenza. Questo non è un servizio, è un invito a spararsi.

Va bene, mi sono informato, mi sono documentato, ho assistito a qualche riunione ed ho tirato le mie conclusioni, a due mesi dal termine di scelta.

Questo è quello che ho capito provo e a spiegarlo senza tanti tecnicismi che non sono alla mia portata:

Sappiamo che sostanzialmente le scelte su dove destinare il TFR si dividono in tre tronconi: INPS, Fondi di categoria e Fondi assicurativi.

Intanto perché hanno messo in campo questa normativa e non un altra.
Il legislatore (governo, tecnici e parti in causa) ha preso il pacchetto monetario attuale del fondo pensionistico di stato (attuale INPS) e l'ha aperto e redistribuito sul mercato perché si autoalimentasse non più con le sole risorse del contribuente. L'aspettativa è che il pacchetto gonfi sul circolo di capitali che auotonomamente riesce a sviluppare. Se il meccanismo funziona crea ricchezza, stabilità e garanzie. Se non funziona avremo buttato via qualche decade di sperimentazione e invecchieremo nella miseria. Ma restiamo ottimisti, qual'è la proposta per il lavoratore medio.

Lasciare il TFR all'INPS significa assicurarsi una pensione garantita da miseria, perché se fino ad oggi era di tipo retributivo e veniva calcolata sull'80% degli ultimi due anni di lavoro, (es. se l'ultima mensilità era di 1000 euro, la pensione era di 800 euro al mese) oggi che è contributiva (si riscuote in base a quanto si è versato per ogni mese lavorato). Approssimativamente e senza fare calcoli mi sembra si aggiri intorno al 40% dello stipendio medio (se uno prendeva 1000 euro deve campare con 400 euro di pensione al mese)

Per contro i Fondi sulla carta garantiscono pensioni più equilibrate ma essendo legati al mercato azionario o obbligazionario non permettono nè proiezioni nè garanzie certe di stabilità.

Lo so che detto così è abbastanza semplicistico ma il discorso è volutamente minimizzato al concetto: l'INPS rende poco, i fondi sono instabili.

Quindi cosa deve fare il lavoratore?
Non c'è una regola fissa per tutti, è importante che sia chiaro ad ogni singolo lavoratore qual'è l'effettiva proposta e il proprio contesto professionale.
In altre parole per ognuno può essere più indicata una soluzione piuttosto che un altra. Sostanzialmente i fattori da tenere in considerazione sono: periodo di contribuzione (quanti anni ha lavorato), contribuzione restante (quanto manca alla pensione), numero di dipendenti della propria aziena, accordi che l'azienda aveva già con sistemi pensionistici precedenti.
Sembra evidente che per un nuovo contribuente (es. un giovane lavoratore) può essere più indicato valutare i fondi di categoria o i fondi assicurativi in funzione del fatto che se la tendenza della normativa resta quella di far confluire i contributi nei fondi, è naturale conseguenza che prima o poi, in un modo o nell'altro, con il consenso o meno, la destinazione sarà quella.
Per chi è prossimo alla pensione non cambia di molto far confluire il TFR in un fondo o all'INPS.
Altro discorso per chi si trova a metà del guado con alle spalle svariati anni di contributi INPS e altrettanti davanti: gli attuali quarantenni.
Per questi lavoratori non bastano le indicazioni contenute nelle valutazioni appena viste, qui c'è una difficoltà oggettiva dovuta proprio a questo momento di riassesto pensionistico ed è piuttosto complicato suggerire una via piuttosto che un altra, anche in funzione del fatto che con questo tipo di progetto è quasi impossibile fare proiezioni nel tempo.
Una considerazione importante da fare sulle varie scelte è che lasciare il TFR in azienda non è vincolante, successivamente si può cambiare. Farlo confluire nei fondi è irreversibile, non si torna più indietro. Forse per il momento di caos a cui siamo di fronte può essere preferibile scegliere qualcosa di cui si può fare qualcosa a pentimento avvenuto, ma la quastione resta di difficile interpretazione.

Io credo che farò così, la mia ditta ha più di 700 dipendenti, lo lascerò in azienda e poi vedo come vanno le cose, se è il caso lo metto nel fondo di categoria più avanti.

Detto ciò ora capisco anche perché è raro trovare qualcuno che ti dica con chiarezza cosa fare. Oggettivamente nessuno (partiti, istituzioni) se la sente di prendersi la responsabilità di indicarti una strada di cui nessuno sa esattamente come si svilupperà nel tempo. Qualsiasi suggerimento potrebbe rivelarsi come il peggiore.

In sostanza alla fine della fiera mi viene in mente un ultima considerazione: fino ad oggi, senza saper leggere e scrivere si chiedeva ad un collega prossimo alla pensione e si capiva subito che tipo di inquadramento pensionistico avremmo avuto davanti. Oggi non è più nè meno di quando si avvicina la data di presentazione della dichiarazione dei redditi, vorremmo che la disgrazia capitasse a quello a fianco e invece ci tocca ravanellarci la mente per venirne a capo.

Bene. ho finito. se avete recepito il messaggio ora dovreste avere come me quella confusione necessaria per valutare bene la vostra condizione lavorativa e fare la vostra scelta a vostro rischio e pericolo, tanto è così per tutti.

spero, confondendovi le idee, di essere stato utile :)

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Le reazione ai primi attacchi agli italiani. 


Ci siamo.


Nel caos talebo-disperato si spara sui soldati italiani, a herat si aspetta l'attacco dei ribelli da un giorno all'altro, arrestano Rahmatullah Hanefi , collaboratore di Gino Strada, primo responsabile e mediatore della librazione di Mastrogiacomo, Kabul protesta contro Karzai e picchetta Emergency perché i rapiti afghani contano meno di quelli italiani.

D'Alema cena con la Rice:

" Non si cambia il mandato. Non invieremo altre truppe ma non ci allontaneremo."

e fin qui.. niente di nuovo...

poi arriva il tocco di classe

"..Le questioni interne sono scaramuccie, non hanno niente a che vedere con i rapporti con gli Stati Uniti che sono di amicizia e rispetto reciproco tra due grandi e importanti paesi "

Ma è normale?

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Perché le donne non possono governare 


Farò un discorso altamente impopolare ma non me ne frega niente. chi si sentirà turbata dalle affermazioni che seguono faccia retromarcia e abbandoni questo blog, questo è un post ad alto contenuto maschilista.


Bene, cominciamo. Ve lo ricordate Nemo?
Inizia con la coppia di pesci pagliaccio che saltellano tra le nemoni, a una pinna dal buco di cova di milleottocento uova. Sono felicissimi, pensano ai nomi, alla favola della famiglia numerosa, giocano, ridono, scherzano. D'un tratto il gelo, il pagliaccio si rintana tra la muraglia di nemoni, la pagliaccia pietrificata davanti al barracuda.
" dai, vieni dentro!! "
la pescia immobile.
" dai, non si accorgerà di niente, vieni subito dentro!!!!"
Lei gli da retta? see, fa l'ultima cosa che avrebbe dovuto fare: abbassa gli occhi verso la tana.
E' il caos, il barracuda si mangia lei, 1799 uova e qualche sasso che sputa insieme alle lische.
Ne resta uno, zoppo.

Ecco, trovo che le femmine abbiano questa innata predisposizione a perdere la globalità del contesto e al contrario contestualizzano particolari che ritengono, secondo il loro insindacabile giudizio, di interesse prioritario. Possono parlarti per ore, con grinta e determinazione, del tizio che l'ha mandata in culo all'incrocio perché faceva 20, noncuranti del fatto che per gli altri la vita continua.

Come fai, tornando a Nemo, a dare un paese in mano a una persona che si fa sbranare prima che mettere in discussione i propri principi?

Poi già il fatto che nella coppia sia sempre la donna che sceglie mi ha sempre seccato, e per di più secondo me può andare a compensare tutte le menate che lamentano. Non so voi ma a me sarebbe piaciuto molto scegliere.
Le donne non vanno a puttani. E ci mancherebbe, non solo puoi scegliere, vuoi anche comprare.

Le femmine in natura rappresentano la percentuale di esseri viventi litigiosi più alta del pianeta , con predisposizione al bisticcio serrato con esponenti dello stesso sesso.
Se allo stato odierno sono consapevoli e tenute a bada da contesti sociali a tendenza maschilista, sovvertendo i fattori potremmo assistere a dichiarazioni di guerra per mancanza di gusto nel fondotina della capessa di governo del paese in contenzioso.

Su tutte le donne grava una strana incomprensibile e raccapricciante settimana a cadenza mensile che le rendono inadatte a qualsiasi ruolo in cui sia necessario un rendimento costante dello stato d'animo. In quei giorni infatti si registra un abbassamento di concentrazione ma soprattutto un innalzamento spaventoso del livello di guardia di chi le sta intorno perché è inspiegabilmente impossibile comunicare.

Le donne per l'uomo sono la forma di vita più straordinaria che la natura gli abbia regalato, ma per una disgrazia divina a base di mele e rosticciana pagano sei volte quanto ricevuto.

Poi vi svelo l'ottavo segreto di fatima . Le donne si sa, se la tirano. Ok, tante, non tutte.
" quelle che se la tirano " è un reataggio di invidia di metà novecento, quando le donne erano in carne, coperte fino al collo e pelose (tanto non si vedeva niente).
Le prime a scoprire i polpacci si resero subito conto che la peluria non fosse così gradevole quanto una gonna ricamata di pizzo e corsero ben presto ad imparare a maneggiare i rasoi fregati ai maschi di famiglia. radi la caviglia e radi la coscia arrivano a razzarsi fino alle parti intime. chi voleva osare di più ovviamente doveva salire con la lama.
Ai tempi forse non tutte amavano scoprisi tanto impudicamente, tant'è che cominciarono ad affibbiare a donne poco succinte l'appellativo chiarificatore di "quella se la tira" ad indicare che anche ciò che non vedi evidentemente è 'curato e ricamato'.

Forse è leggenda ma l'ho sentita da qualche parte e ci può stare. L'invidia è una brutta bestia e le femmine ne sono vittime frequenti.

A proposito di leggende anche quella che le donne sopportano meglio il dolore è da sfatare quanto prima. Che per svariati motivi soffrano di più non significa affatto che lo sopportino meglio, anzi.

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IO NON CI SARO' 


Sono passati 5 minuti da quando è stata stabilita la data del family day e c'è già la piazza piena . Dal cardinal clemente emme al trans vanessa ciglialunghe fanno a gara a chi dichiara per primo la propria adesione.
Se c'è tutta sta partecipazione vuol dire che devo essermi perso qualcosa, è a rischio la famiglia?
No, perché sono preoccupato, forse sono anomalo io, ma ne avrei una, hai visto mai qualche laico incarognito viene e mi porta via il mio bimbo.
E comunque il 12 Maggio io me ne starò blindato in casa, perché se i tutori della famiglia vanno tutti lì quelli che rimangono per strada immagino siano pericolosissimi usurpatori di famiglie altrui.

Fate come me, non ci andate, badate alla vostra famiglia.




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