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Mondo precario 


Su ispirazione di pensatoio, torno a parlare di un argomento sul quale mi rendo conto di sostenere una posizione che differisce un po' dal sentimento comune della sinistra in generale.
E' una riflessione a freddo, può darsi che manchi di qualche elemento e appaia un po' ingenua, but i don't care, io la penso così.

Sono del tutto convinto che il precariato non sia un elemento che coinvolge le singole persone, ma l'intero sistema, l'intero organo produttivo di una società.
E fin qui siamo all'acqua calda. Il sistema schiaccia il lavoratore. Però non è una legge, (benché la BIAGI gli abbia spianato la strada) ma la concezione economica degli agenti di mercato ed economisti dai quali per qualcuno sembra che partoriscano sempre grandi genialate di welfare.

Quello che ritengo essere il primo ED UNICO responsabile del precariato è il sistema competitivo, LA CONCORRENZA, che in tutti i paesi industrializzati consente picchi di produttività rilevanti al prezzo di porre in seria difficoltà tutte le categorie che ne fanno parte.
In sintesi essa genera competizione, che genera migliori servizi, che di conseguenza genera maggiori sforzi, che genera gare al ribasso, che generano meno circolazione di denaro, che genera meno stipendi, che genera meno occupazione, che genera più infelicità, che genera meno potere di acquisto.

In un panorama di aziende che producono lo stesso bene, il modello vincente di quella più competitiva è produrre servizi migliori realizzati con maggior sforzo di un'altra e a prezzi inferiori. Non c'è logica. E' un ossimoro.

Ad essere precarie sono prima di tutto le aziende, che strozzate dalla competizione sono spinte a produrre di più a ricarico inferiore.
Soldi che non entrano non escono. Se non entrano soldi non si possono garantire gli stipendi ai lavoratori.
Tutti sulla stessa barca, padrone e sottoposti.

E allora pongo sempre la stessa questione. A chi serve tutta sta roba che viene immessa sul mercato?

A cosa servono 360 modelli di telefonini?

forse alla gola, non certo per creare occupazione.



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