C'era un governo prima del 21, ce n'è un altro dopo .
Gli attori protagonisti sono gli stessi, la politica sostanzialmente la stessa. Quello che invece si è radicalmente trasformata è la percezione pubblica di una situazione che è passata dalla catarsi dello " stamo a vedè " al crudo (e per certi versi violento) dibattito tra i vari gruppi di destra, centrodestra, di centro e di sinistra. Gruppi di persone comuni, che di politica spesso ne sanno quanto un macellaio ne sa di astrofisica.
Dal 9 Aprile al 21 Febbraio abbiamo tutti ( per tutti intendo il popolo delle primarie ) monitorato e sostenuto con attenzione l'azione di governo. Avevamo appena vinto le elezioni, subito dopo i mondiali di calcio, fu un lusso davvero inaspettato, un vero orgasmo collettivo. Eravamo i più forti, era il nostro momento, non ce lo avrebbe rovinato nessuno. Impossibile non immaginare un futuro radioso.
Si poteva toccare con mano il senso comune del " Pronti a tutto pur di non farlo cadere ", era palpabile in qualsiasi considerazione o critica mossa a favore o contro questa coalizione.
Erano tempi di quiete, attesa, speranza, convinzione e condivisione suprema.
" La TAV si fa, ormai non possiamo più tornare indietro ". Su questo il nuovo governo fu chiaro da subito, e mentre la val di susa piangeva lacrime di sconfitta tutti ad applaudire la coerenza e la fermezza in un progetto retaggio del centrodestra: serietà e affidabilità! era la percezione di questo esecutivo, anche la mia, se devo essere sincero.
Poi ci siamo scannati allegramente per il primo provvedimento d'indulto , a giudicare dai più scandaloso. Grandi teoremi, risse ideologiche, pacche sulle spalle, sopracciglia arricciate, nasi storti, tutti amorevolmente convinti che si poteva subire questa scelleratezza legislativa.
Ci siamo abituati da subito a mettere dall'altra parte della bilancia il cavaliere mascarato e il gap appariva sempre incolmabile. " Ma si, che fa, sempre meglio di Berlusconi ".
Poi è arrivata la finanziaria . E ridai con dibattiti, pacche, tirate d'orecchie, alle diatribe di sondaggiopoli " E' giusto tassare tanto gli italiani?" Per la maggior parte si, per altri forse esistevano alternative meno cruente, ma " Vabbè, sempre meglio di quella di Berlusconi ". E via così, si va avanti.
Poi il TFR , che ha radunato il popolo delle primarie in grandi sale ad ascoltare i sermoni della CGIL sulla nuova fruttuosità delle pensioni, quando nessuno continua a non capirci nulla. " Ascoltiamo e fidiamoci del meno peggio, che vuoi fare in questi casi.. ".
Poi il caso Welby , da una parte spallucce e braccia aperte, dall'altra contestazioni, manifestazioni, settimane di porta a porta sulla morale cattolica, sulla giusta e dolce morte. Il governo immobile. Ok, tutti d'accordo: " Sempre meglio di Berlusconi ".
Poi qualcuno ha cominciato a nutrire invidia sospettosa per la laica spagna e s'è buttato a peso morto sul tira e molla dei PACS. E vai con l'altra paccata di dibattiti, porte a porte, vatican show, bloggate, ditate sui monitor: "Vedi? se c'era Berlusconi figuriamoci se passavano i PACS ". Si, ma cambiamogli nome, mettiamogli DICO, fa più figo.
Ma in fondo, di tutte queste scaramucce, alla cassiera del supermercato, che gliene frega?
E infatti non tarda ad arrivare la doccia fredda. In Afganistan si avvicina la primavera, si scongelano i ghiacci dalle montagne, si alza la polvere del deserto, i Talebani e AlQuaeda correranno a riconquistare le posizioni di controllo.
Dunque arrivano le prime strategie militari americane " dobbiamo arrivare prima e sorprendere tutti " (ah! tu si che sei furbo, bella sorpresa se lo annunci in mondoconferenza), c'è L'IRAN che incalza con il nucleare, l'Iraq non vuol trovare assesto politico e nel quadro complessivo strategico americano si fa avanti l'ipotesi di raddoppiare la base di vicenza .
In un clima di goliardica beffa si consuma la tragedia di questo governo. I politici di sinistra restano saldamente uniti alla fedeltà della coalizione ma dichiarano apertamente di appoggiare la protesta vicentina. Si riaprono i dibattiti sull'alleanza atlantica, sullo sdegno del servilismo americano, qualcuno cerca di placare gli animi " ma in fondo che vuoi che sia, una base in più una in meno non cambierà certo nulla ", PdCI e RC fanno sapere in tutte le tv che sul voto ai finanziamenti in Afganistan voteranno contro.
Intanto riappare la sinistra della lotta armata, BR arrestate in motorino e dichiarate prigionieri politici (mah!), nella dissidenza generale qualcuno sostiene anche che forse questi arrestati vanno anche un po' compatiti.
Bene, siamo arrivati al 17. Un orda di bandiere rosse invade Vicenza , dopo una non chiara strategia della tensione da parte dei media e dei politici, parte dei sostenitori di questo governo, parte del popolo delle primarie, sfila ballando e fischiettando sulle note antiamericane dei pulmini carichi di vino rosso, in assoluta armonia e tranquillità.
Si arriva al 21, giorno del massacro. D'Alema, cosciente di non ottenere il voto unanime alla futura interrogazione di marzo sul finanziamento sull'afganistan anticipa le consultazioni al senato chiedendo la fiducia sulla linea esecutiva estera e annuncia: " O passa o il governo cadrà ". Come a dire " Se c'è l'unanimità ora dovrete sostenerla anche a marzo ". I 'radicali' di sinistra sanno benissimo che è la ghigliottina per l'appuntamento di marzo e coperti dalle recenti dichiarazioni di partito su vicenza non esitano a dissentire, proprio per evitare di sputtanarsi successivamente con l'afganistan.
Come volevasi dimostrare, non passa. Per 3 o 4 voti del centrodestra e per due voti inespressi del centrosinistra viene bocciata la linea esecutiva estera.
Si va subito a controllare chi è il bastardo di centrosinistra e si scatena il macello mediatico.
Quello che succede dopo è storia recente, tornano in discussione i DICO, si riapre il dibattito sulle pensioni, sulle missioni, sulla alegge elettorale e chi più ne ha più ne metta. Pagliacciate da monarchie napoleoniche. Si comprano i voti dall'opposizione, si sfollina , si battono i piedi.
Il popolo delle primarie è ancora li " bastardi comunisti, state riconsegnando l'italia a berlusconi, coglioni, inutili idioti!".
Ci sono altre priorità, dei DICO non frega più niente a nessuno, della basi men che mai, delle pensioni che ce le grattano da sotto il naso non se ne parla nemmeno, i comunisti sono dei traditori, si riaffaccia lo spettro Berlusconi, occhi aperti e tutti sugli attenti!.
Ora dopo questa lunga riflessione cronologica tocca una riflessione personale. Io che sono uno dei coglioni di sinistra credo che sosterrò ancora per un bel po' questo governo , perché anch'io ho votato alle primarie, ho una certa dignità e non ne sono ancora del tutto pentito. Ciononostante non riserverò la minima critica strutturale ad una politica che non mi piace pur continuando a sostenerlo come dovrebbero fare tutte le persone di buon senso, comunisti e democristiani.
Quello che non mi va giù è come l'altra parte della gente delle primarie abbia percepito un così enorme senso di scollamento con quelli che sono i principi storici della sinistra. Ho sofferto non poco nel rilevare un così marcato berlusconismo da luogo comune anche in quelle persone con cui credevo di condividere fino a ieri principi e valori socialmente e moralmente accettabili. Si fa passare l'indulto, la finanziaria, la riforma pensionistica di cui nessuno c'ha capito niente, e si fa passare anche la partecipazione (di pace sostiene qualcuno) ai campi di battaglia ( L'italia è nella NATO e nell'ONU, con la NATO appoggiamo e forniamo armi ad Israele e con l'ONU raccogliamo i cocci in Libano ) e si da addosso ai comunisti, nè più nè meno di quello che faceva Berlusconi.
Trovo che nel pensiero comune della gente si sia instaurato il germe dell'accettzione passiva di qualsiasi compromesso pur di non rivedere l'altra parte al potere. Ma fino a che punto? Esisterà un limite? Possiamo augurarci che critica costruttiva significhi anche " non lasciamo che facciano tutto quello che vogliono " o davvero siamo nelle condizioni in cui un voto contrario al senato vale la lapidazione e linciaggio di un intera rappresentanza politica?
A margine di questa considerazione voglio accostare quella del ben più illustre Oscar Luigi Scalfaro sul corriere a proposito dei dissidenti comunisti:
«Non me la sento di associarmi al tiro al bersaglio verso "un operaio divenuto senatore", come hanno voluto definirlo. A me pare un uomo convinto delle proprie idee pacifiste e comunque rispettabile e autorevole al pari di qualsiasi altro che sieda al Senato. Insomma: è troppo facile, specie se si sta in posizioni di vertice e ci si è concessi di blaterare in libertà, prendersela poi con quanti si presume siano deboli. Mi viene in mente la risposta che Giovanni Gronchi, già sindacalista battagliero e capo autorevole di una sinistra dc, diede a chi gli chiedeva se era soddisfatto d'essere stato eletto alla presidenza della Camera: "Sono stato messo in una carrozza dorata su un binario morto". Una metafora per tradurre alla sua maniera la realtà di silenzio e di pacatezza che da quel momento doveva vivere».
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