Il nuovo stile di culto.
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( 3.2 / 47 )
E' il titolo di un film, documentario, che ho visto ieri sera.
Arna è una signora ebrea (israeliana) che si occupa dei bambini nel campo profughi di Jenin in Palestina . Suo figlio Juliano, appassionato di cinema, la aiuta istruendo i ragazzi alla recitazione. Colpito dal dramma della zona inizia subito a registrare le storie di quei bambini. Colleziona le prove, i teatrini, i giochi e i racconti di vita di quei bimbi senza futuro. Un gruppo che si riconosce e si identifica unitariamente nella rabbia, disperazione e impotenza. Un gruppo di adolescenti compatto a cui l'esercito israeliano ha distrutto ripetutamente le abitazioni ucciso parenti e amici. Tre bambini, Yossuf, Ashraf, Alaa, tre storie comuni di povertà, orgoglio e speranza. Nel film si vedono ridere spesso, in quel teatro vivono la finzione per immaginarsi la libertà negata.
Juliano segue il gruppo con costanza, ne coglie le sfumature della crescita, consapevoli di aver costruito tanto dall'esperienza del centro di Arna. Ma le cose non cambiano, l'esercito israeliano è sempre più pressante, nel 2002 sfonda tutte le recinzioni e distrugge completamente Jenin. I bambini di Arna del film hanno ora tutti dai 18 ai 20 anni, sono armati, sono nella resistenza. Yossuf, il 'comico' del gruppo teatrale, ha da poco aiutato ad estrarre una bambina dalle macerie. Yossuf partirà all'insaputa di tutti, anche dei suoi migliori amici, da solo, verso il centro, kalashnikov alla mano ucciderà 4 civili e resterà a sua volta ucciso dalla polizia. Ashraf resterà ucciso in un agguato, Alaa durante i combattimenti. Un film senza crudeltà gratuite, fatto da ragazzi che in età adolescenziale elaborano gli stessi ragionamenti dei provinati del grande fratello italiani. Ragazzi che però si stancano, con evidente comprensione dello spettatore, di calpestare macerie. Il film, a differenza di quello che può sembrare ad una lettura superficiale, non giustifica i kamikaze, al contrario mette in risalto quanto sia individuale il percorso in solitudine che porta a un simile gesto. Un pugno nello stomaco, una verità scomoda per capire cos'è stato Jenin e la Palestina, un lembo di terra dilaniata che ha ben poco a che fare con la guerra santa e molto con dignità, libertà e diritto alla vita. Un film da vedere, senza paraocchi.
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( 3.3 / 204 )Violante a un infermiera di Emergency : " Può darsi che qualcosa sia stato fatto senza che sia stato reso pubblico. Non crede fare comunicati stampa di attività così delicate potrebbero avere conseguenze anche peggiori?
"Si, ma almeno Gino Strada potevate avvertirlo.
Ergo o non hai fatto un bel niente e stai mentendo spudoratamente o ti sei scordato di farglielo sapere. Delle due una.
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( 2.9 / 181 )
Pubblico la lettera che mi ha inviato Franco Turigliatto, in risposta ad una _mia_ (non del partito) email in cui esprimevo solidarietà.
Roma, 30 Marzo 2007
Caro compagno,
mi trovo solo ora nella possibilità di dare finalmente una risposta alla mail che mi hai inviato e mi spiace di non aver potuto essere più puntuale. Purtroppo le vicissitudini che sono seguite alla mia espulsione dal Partito della Rifondazione Comunista non sono state solamente di tipo politico, ma anche organizzativo, costringendomi a trovare una nuova sistemazione presso il Gruppo Misto - senza un minimo di logistica e di struttura organizzativa che mi permettesse di fare fronte velocemente alla quantità di lettere che mi sono pervenute da tutta Italia e in grande numero anche dall’estero. Oltre a ciò, le numerose iniziative di solidarietà nei miei confronti promosse in tutta Italia hanno assorbito, insieme al lavoro parlamentare, molto del mio tempo residuo. Le circa 8000 mail che ho direttamente o indirettamente (all’indirizzo aperto per solidarietà nei miei confronti) ricevuto sono ovviamente ripartite tra chi ha condiviso e sostenuto le posizioni che ho assunto durante la discussione sulla politica estera voluta da D’Alema al Senato e quelle di critica, a volte anche feroce e sopra le righe alle quali ho comunque deciso di inviare questa mia risposta se espresse nei limiti della correttezza. Mi conforta il fatto che di questo numero complessivo circa 6000 fossero le mail che in una forma o nell’altra sostenevano le mie scelte. Già questo dato è da solo di straordinaria rilevanza. Non solo per le cifre quanto per l’aiuto e la forza che ne è derivata. Grazie, grazie ancora.
Posso dire senza tema di smentita che avete contribuito in grande misura con i vostri contributi a permettermi di resistere ad una pressante campagna stampa che si è abbattuta contro di me e contro chi si è permesso di dissentire dal ‘pensiero unico’ a suo modo presente anche in parte della sinistra e dei suoi apparati dai quali, non a caso, sono giunte le accuse più grevi e qualche volta anche infami. Come tutti sapete, il mio partito ha recuperato una delle peggiori tradizioni della sinistra espellendomi. Un partito che aveva in mano le chiavi – consegnategli dalla grande manifestazione di Vicenza – per una vera svolta in politica estera e ha preferito invece allontanare chi, in coerenza con il mandato dell’ultimo congresso e soprattutto in sintonia con le richieste di quella comunità e il programma storico del partito stesso, ha deciso che era venuto il momento di rispettare quelle lotte e quei mandati. Per questo la vostra vicinanza e il vostro sostegno sono stati tanto importanti per me, perché mi hanno confermato che il sentiero che avevo intrapreso era in sintonia con un ampio sentire del ‘popolo’ di sinistra e quindi non ero un isolato pellegrino o una strana ‘anima bella’ come molti, anche all’interno di Rifondazione, mi hanno definito.
Come sarà facilmente comprensibile, non mi è possibile rispondere individualmente ad ognuno di voi, ma se avete ricevuto questa lettera significa che ho comunque letto quanto mi avete scritto.
Nelle vostre lettere, delle quali vi ringrazio, ho trovato l’intero spettro delle possibili reazioni ai noti eventi che mi hanno portato a schierarmi su una posizione diversa da quella indicata dalla maggioranza dell’allora mio partito. Penso che sia importante partire da questo dato, perché esso significa prima di tutto che erano possibili alternative a quanto proposto al Senato della Repubblica dall’intervento del Ministro degli esteri. E significa soprattutto che non è vero che nello stesso ‘popolo’ di sinistra che ha votato per l’Unione alle ultime elezioni non ci fosse un’importante sensibilità disposta a combattere per ottenere il ritiro dall’Afghanistan ‘senza se e senza ma’. Molti di questi compagni e compagne mi hanno scritto chiedendomi anche di ritirare le mie dimissioni (di cui attendo la calendarizzazione, ovvero la messa in discussione e votazione al Senato, come da regolamento) perché altrimenti si sarebbero sentiti privati della loro voce all’interno di questa importante istituzione della Repubblica.
Tra le mail che ho ricevuto ci sono anche quelle giunte da avversari politici ed elettori del centrodestra che si dichiaravano colpiti dalla coerenza di cui avevo dato prova. Non posso che ringraziare anche loro, pur nella distinzione delle rispettive posizioni politiche, perché mostravano di aver colto un altro importante aspetto politico delle mie posizioni, ovvero la necessità di tornare a fare del Senato un luogo di dibattito e confronto politico vero, e non solo una cinghia di trasmissione delle mediazioni politiche - via via sempre più ‘mediate’ - delle segreterie dei partiti, a fronte delle quali i singoli senatori sono spesso ridotti al ruolo di comparse ‘schiaccia bottoni’. Ma la stessa coerenza è in sè un dato politico ed etico, in un paese in cui sembra ‘normale’ promettere delle cose per poi farne altre e ‘anormale’ mantenere ciò che si è promesso in campagna elettorale.
Dico questo riferendomi in particolare ai temi centrali su cui il mio partito aveva impostato la sua campagna elettorale, ovvero il rapporto e la contaminazione con i movimenti, la questione sociale e del lavoro (chi ricorda più la “quarta settimana”?), la partita Tfr e pensioni e, non da ultimo, la questione della guerra in Afghanistan e – inestricabilmente correlata ad essa – quella della presenza di truppe e arsenali stranieri sul suolo italiano, posti all’ordine del giorno dalla grande manifestazione di Vicenza. Molti mi hanno rinfacciato di aver rotto proprio su questo ultimo tema, quello della guerra, quello apparentemente più lontano dalla sensibilità della gente. Eppure, se si ponesse una domanda secca: ‘sei favorevole o meno alla guerra e in particolare alla guerra in Afghanistan’ sono più che certo, confortato in questo anche dalle vostre mail, che la risposta sarebbe largamente contraria. Da parte mia non posso non ricordare che la questione della guerra è stata sempre storicamente dirimente nel movimento comunista: schierarsi da una parte o dall’altra ha sempre fatto la differenza ed è stato fonte di importanti divaricazioni.
Altri mi hanno invece accusato di aver causato o voluto la caduta del governo Prodi. Ora che è passato abbastanza tempo e le manovre che hanno portato alla forzatura di D’Alema al Senato (e alle sua conseguenze, vedi i famosi 12 punti) sono ormai sotto gli occhi di tutti, spero che sia chiaro quanto questa posizione sia lontana dalla realtà (anche se nelle vostre mail alcune chiedevano che questo governo – giudicato incapace di rispondere ai compiti per i quali era stato eletto – venisse rimandato a casa). Quando è stata posta la questione di fiducia ho sempre chiaramente sostenuto che il governo Prodi non fosse paragonabile alla passata esperienza berlusconiana e per questo – pur nella mia larga insoddisfazione – ho sempre agito votando il sostegno ad esso. Ma contemporaneamente ho anche sempre sostenuto che ci fossero alcuni terreni sui quali l’opposizione ai provvedimenti presi anche da questo governo fosse imprescindibile. E mi riferisco in particolare a quelli che hanno visto le recenti mobilitazioni di intere comunità: Vicenza e la Val di Susa contro le basi militari e l’alta velocità, ma anche le questioni sociali, dei lavoratori e degli operai con i quali ho condiviso un’intera vita di militanza politica, ed ovviamente la questione della guerra.
Non credo possa sfuggire che l’euforia successiva al recente voto sull’Afghanistan è fuori luogo: purtroppo il Parlamento ha deciso che l’Italia sia sempre più presente in quella terribile guerra che già oggi causa lutti inenarrabili (e non raccontati dai giornali e che purtroppo diventerà sempre più tragica). Il nostro paese ha messo i piedi in un terribile pantano da cui sarà difficile uscire. In realtà solo il ritiro delle truppe italiane potrebbe creare le condizioni di un ripensamento delle strategie delle potenze occidentali ed aprire effettivamente la porta per una conferenza di pace.
In realtà, come appare sempre più chiaramente, la debolezza del governo Prodi è legata alla sua debolezza sociale, cioè alla sua incapacità di rispondere alle grandi questioni (la pace, il risarcimento sociale, la lotta alla precarietà) sulle quali aveva potuto vincere le elezioni seppur di stretta misura. E’ impressionante che a distanza di dieci mesi questo governo abbia perso tanti consensi, riconosciuti implicitamente proprio da coloro che mi hanno scritto dicendomi “attenzione, se si vota vincono le destre”. Forse questi cittadini dovrebbero scrivere ai parlamentari dell’Unione, chiedendo loro di essere fedeli al programma sottoscritto e soprattutto a quanto hanno detto in campagna elettorale. Se di fronte a ogni problema, vecchio e nuovo che si pone si accetta ogni volta il ricatto delle forze moderate della coalizione “non si può far nulla”, oppure anche “non possiamo non fare queste cose che ci chiede l’Europa”, e sono misure neoliberali e antipopolari, oppure ancora “dobbiamo liberalizzare e privatizzare di più”, “dobbiamo cambiare al ribasso per la quarta volta le pensioni”, “occorre flessibilizzare di più il lavoro, cioè i licenziamenti”, eccetera eccetera, allora questa è la morte della politica, l’impotenza, l’attesa dell’ultima mediazione al ribasso. Tutto questo non può che creare nel paese sempre più malcontento, disillusione, demoralizzazione, il contesto sociale e politico per una piena e vincente offensiva delle destre. Occorre invece costruire le lotte e le mobilitazioni sugli obiettivi che tanti – anche tra coloro che mi hanno criticato – hanno espresso, ovvero il lavoro, le condizioni sociali e di vita, la difesa del sistema previdenziale pubblico, non delegare ma costruire rivendicazioni e movimenti nei confronti del governo.
Non so per quanto ancora mi sarà possibile svolgere questo compito all’interno del Senato. Come ho più volte ribadito – nonostante molti di voi mi abbiano chiesto di ritirarle – ho mantenuto le mie dimissioni e sono in attesa che l’aula le discuta e decida su di esse. Non sono particolarmente preoccupato dalla possibile fine della mia permanenza in questa istituzione. Pur comprendendone l’importanza ho costruito la mia vita politica nella militanza tra i lavoratori e nei movimenti tra i quali mi sono spesso sentito molto più a mio agio che in queste stanze e non mi preoccupa l’idea di ricominciare a fare ciò che ho fatto fino ad ora. Quel che è certo, però, è che fino a che il mio contributo politico sarà interno a questa sede non mi tirerò indietro di fronte alla necessità di mantenere quella coerenza che mi è stata riconosciuta e cercherò di continuare a dare voce anche a chi – di fronte a un parlamento che vota e condivide al 99% la partecipazione alla guerra – si sente sempre più lontano da queste istituzioni.
Franco Turigliatto
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( 3.1 / 209 )
Otto e Mezzo.
Presenti:
Ferrara, Umberto Ranieri, deputato de L'Ulivo, Sandro Bondi di Forza Italia, Marta Dassù, direttore di Aspenia e Piero Ostellino del Corriere della Sera.
Escono i voti. 158 il quorum, 155 si dell'unione, 5 senatori a vita, 20 dell'UDC.
Totale 180.
Il Senato approva il decreto.
Bondi (voce eccitata e torbida) a Ranieri : "come come? questa si che è una notizia!!"
Ranieri: "Eh, è stato approvato, quindi bene."
Bondi "eh? come? ma sta scherzando, vero? il governo deve cadere subito, l'ha detto lei che se non c'era la maggioranza si sarebbe aperta la crisi!"
Ranieri: "che c'entra, ho scritto nel caso in cui non fosse stato approvato"
Bondi: "eh no, lei ha detto se non c'è maggioranza ora vi dovete dimettere subito"
Ranieri: "Ma no.."
(arrivano le prime dichiarazioni di Fini : "Grossa spaccatura nell'opposizione")
Bondi: "Andremo subito da Napolitano a chiedere le dimissioni!!"
Ranieri: "Andate un po' dove volete..."
Interviene Ostellino: "Non capisco di cosa si sta discutendo. il decreto è stato approvato, andate da Napolitano e lui cosa dovrebbe fare? se non c'è maggioranza al senato è un problema politico della sinistra che si deve interrogare per il futuro, per Napolitano non c'è crisi politica istituzionale, il provvedimento è passato, è tutto in ordine"
Bondi: "Ma guardi qui, " - (alza un foglio) - " l'ha scritto proprio Ranieri: se non c'è la maggioranza si apre la crisi di governo"
Ferrara: "Ma intendeva la maggioranza di voti favorevoli.."
Bondi " Mah, l'ha scritto lui, ora si deve dimettere subito, oh, questa si che è una grande notizia, e volete ancora parlare d'altro?"
Ferrara: "aspetti, che non ci stiamo capendo più niente.. è passato il decreto, no?"
Bondi "Si.."
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( 3.1 / 187 )
Hanno ragione loro, c'è poco da aggiungere.
Hanno ragione due volte, per l'istituzione e per il partito che rappresenta.
Questo è il prezzo che si paga facendo il due di picche in una scala a fiori.
e allora viene da chiedersi, uno così, dovrebbe evitare uscite pubbliche per evitare pesci in faccia?
Ma che escano una ventina di Bertinotti al giorno , che l'indignazione popolare venga bene allo scoperto, che sia chiaro quanta gente è contraria alle missioni.
Domani si rivota. Qualcuno ve l'ha detto quanti soldi NOSTRI transitano in quei lidi sabbiosi per la causa antitalebana?
33.320.634 di Euro.
trentatremilionitrecentoventimilaseicentoventiquattro/00 euro.
Cifra curiosa. potevano fare 34mln, cosa sarebbe cambiato.
Chissà da quale calcolo arriva, chissà cosa ci faranno coi 4 euro finali, avranno fatto il conto a cartuccie?
e vabbè, 33 milioni.
E si tratta solo di Rifinanziamento . Nel 2006 questa nobile operazione è costata solo 51.1 miliardi .
alla fine almeno due papaveri ci toccheranno?
Da leggere Quanto costano le missioni all'estero
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( 3.1 / 173 )
Ci siamo.
Nel caos talebo-disperato si spara sui soldati italiani, a herat si aspetta l'attacco dei ribelli da un giorno all'altro, arrestano Rahmatullah Hanefi , collaboratore di Gino Strada, primo responsabile e mediatore della librazione di Mastrogiacomo, Kabul protesta contro Karzai e picchetta Emergency perché i rapiti afghani contano meno di quelli italiani.
D'Alema cena con la Rice:
" Non si cambia il mandato. Non invieremo altre truppe ma non ci allontaneremo."
e fin qui.. niente di nuovo...
poi arriva il tocco di classe
"..Le questioni interne sono scaramuccie, non hanno niente a che vedere con i rapporti con gli Stati Uniti che sono di amicizia e rispetto reciproco tra due grandi e importanti paesi "
Ma è normale?
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( 3 / 157 )
EVVVAIIII!!!
..l'avevo dato per spacciato.
Passo successivo trattativa con i talebani al tavolo della pace. e chi non la vuole imbracci il fucilino e si getti da una scarpata.
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( 3 / 122 )
Chi mi conosce avrà capito che appartengo saldamente a quel mondo dei NO-WAR senza se e senza ma , che per me il principio della non belligeranza prevarica qualsiasi teorema politico e ideologico, che a costo di apparire impopolare vale la pena schierarsi sempre a favore del ritiro militare dalle zone di guerra eccetera eccetera.
Qualcuno di questi probabilmente si sarà anche fatto l'idea che il mio antiamericanismo sia strettamente confinante con il pro-islamismo o che tenda a giustificare ad ogni costo il mondo arabo.
Vorrei sgombrare ogni dubbio, qui e per sempre, che in guerra ci sono anche loro e non sembrano demomordere più di tanto.
Ultima delle cazzate iperboliche proveniente da quelle terre aride è la conferenza di pace di Baghdad, tenuta alla fine della settimana scorsa.
Mentre in italia si parlava sull'urgenza di una conferenza tutta nostra, in IRAQ la stavano consumando nel peggiore della sua espressione .
In pratica cosa hanno fatto: si sono riuniti ad un tavolo un certo numero di paesi arabi per discutere della crisi mediorientale con un vincolo prestabilito secondo il quale 'nessun stato occidentale è ammesso alla conferenza' .
e vabbè, vorranno parlare liberamente dei cazzi propri pur di raggiungere l'agognata tregua, avranno un sistema tutto loro, stiamo a sentire cosa propongono..
E invece come risultato conclusivo del meeting si legge: " Per garantire la pace è necessario che tutti i paesi occidentali lascino le terre occupate ".
Eh beh, questo è grazialcazzismo gratuito. Così ero capace anch'io. Rincoglioniti col turbante . Quello che hanno chiamato " conferenza di pace " si è rivelato un meeting strategico militare su come debellare il nemico , sputtanando tristemente la parola " pace " in un contesto di ostilità infantile e becero.
Ora, ragionando, è vero che l'invasore non l'ha chiamato nessuno, ma è come aspettarsi che uscisse da una nostra conferenza sulla pace " il medioriente deve piegarsi alla volontà democratica occidentale che è di indiscutibile successo planetario ".
Parole al vento che non servono a nessuno, se non a confermare l'ottusità di chi le pronuncia.
Occasione sprecata. 0-0 palla al centro
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( 3 / 176 )
O via, c'è fermento nel web, anch'io partecipo alla catena solidale per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo.
Piena solidarietà per il ritorno del giornalista. Desidero speranzoso che lo liberino al più presto, ma non posso esimermi dal domandarmi che minchia c'è andato a fare nella tana del lupo.
oh insomma, ascoltando le dinamiche ufficiali c'è andato perché aveva un contatto talebano fidato e voleva fare un inchiesta su come si stavano preparando per l'offensiva di primavera.
No, voglio dire, è un giornalista, non un sedicente cercatore di funghi nel deserto.
Dice che non è una spia. No, non lo è, ne sono convinto, e ci mancherebbe. E' uno che tornato dalla talebania avrebbe pubblicato (con conseguente rimbalzo a pioggia in ogni angolo del pianeta) solo le strategie militari dei talebani allocchi. A tutto il mondo.
In effetti le spie di solito parlano con altre spie, è un circolo piuttosto d'elite.
Non so, ci sarà un motivo per cui non arrivano 'quel tipo di notizie' da quella zona. Forse i ribelli sono arroccati egregiamente e non entra o esce nemmeno un spillo, mi sembra strano che un giornalista di esperienza non abbia valutato tutti i rischi che avrebbe corso.
boh, sarò pessimista, ma la vedo dura. Incrociamo le dita .
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( 3 / 174 )
La memoria è corta. Per chiunque. Anche per me.
L'altra sera ho sentito Maroni a Primo Piano.
Non vota a favore del rifinanziamento al contingente italiano in Afghanistan perché " se dobbiamo star lì o ci stiamo ben attrezzati combattendo i talebani o tanto vale starsene a casa "
ovvero " o si finanzia per bene una partecipazione attiva di guerra contro i talebani o non serve a niente "
Di colpo ho immaginato questi senza se e senza ma del paraculismo al governo e un brivido di freddo si è arrampicato sulla mia schiena.
Posizione legittima di chi sostiene la guerra...
Bene.
A fronte di questa legittima puttanata del leghista Maroni trovo confortanti le parole di Giordano, di Diliberto e persino quelle di D'Alema: dobbiamo spingere per costituire una conferenza internazionale di Pace . Intini parla addirittura di tavolo di trattative sulla questione delle basi americane in italia .
E' poco, lo so, ma in queste condizioni è il massimo che NOI COMUNISTI possiamo fare.
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( 3 / 132 )
Nella mappa la dislocazione della NATO nel paese (Isaf). Si tratta di circa 32.500 uomini che, alla fine del 2006, hanno inglobato parte delle forze Usa di Enduring Freedom. Attualmente dei 37 paesi che fanno parte di Isaf 11.800 sono americani, 6.000 britannici, 2.700 tedeschi, 2500 canadesi, 2000 dei Paesi bassi, 2000 italiani, 975 francesi.
Il contingente italiano occupa la regione di Herat , confinante ad ovest con l'Iran. Herat è una regione strategica, ex via della seta e attualmente controllata dall'Iran .
Recentemente è stato chiesto l'aiuto del Canada alla Germania per far fronte agli attacchi dei ribelli talebani nel sud del paese, aiuto rifiutato con la scusa di far parte di una missione di pace e non di guerra . Il consiglio di sicurezza ha subito richiamato l'attenzione di tutti i componenti sottolineando che per missione di pace si intende anche la difesa militare dei presidi esistenti e la partecipazione ai conflitti estesi in tutto il paese: " L'afghanistan è una zona di guerra e dobbiamo essere pronti alla guerra ". Messaggio prontamente recepito dagli alleati tedeschi che oggi inviano 6 Tornado da ricognizione e altri 1.400 soldati al fianco del Canada.
Herat, come dicevamo, è a controllo iraniano. il paese sta vivendo momenti molto delicati sulla questione nucleare. Gli USA pretendono che siano interrotti immediatamente gli sviluppi su questo tipo di progetti e minacciano ulteriori sanzioni per Ahmadinejad.
Che tipo di sanzioni?
Si va dal divieto di espatrio di alti funzionari all'embargo programmato, ma il pericolo è quello di spingere l'Iran in un angolo rendendo più probabile lo scoppio di un conflitto.
In caso di risposta negativa una delle strategie previste è quella di colpire a breve alcuni depositi in cui è nota la presenza di apparecchiature per la costruzione di armi atomiche e arricchimento di uranio. operazione che ritarderebbe di un paio di anni la dotazione nucleare al paese. il D-Day, da consumarsi in una sola notte e già sperimentato dalla NATO in altri paesi, rappresenterebbe quindi la definitiva scintilla per il conflitto. Al momento è chiarissimo, e anche relativamente semplice, attuare questo primo piano di forza, altro è determinare con esattezza le conseguenze.
Del resto da parte degli USA Il pretesto per colpire l'iran a primavera c'è già, dalla base in Azerbaijan sono puntati missili a getto di 150km, le frontiere iraq-iran sono presidiate dagli americani, ma il nodo che resta da sciogliere è l'impiego di risorse inesistenti.
Gli USA hanno recentemente ridotto il contingente in Iraq proprio in relazione ai preparativi per l'attacco all'Iran ma tutti sono concordi che l'impegno massiccio su un terzo paese (dopo Afghanistan e Iraq) riserva molte incognite. Ecco perché il consiglio di sicurezza pretende massima collaborazione da tutta la coalizione: SI VA ALLA GUERRA .
Dopo aver dipinto lo scenario bellico iraniano torniamo all'Afghansitan, ad Herat, dove ci sono gli italiani.
Emma Bonino , ministro per la cooperazione e politiche UE, non nasconde che in Afghanistan l'italia non ha alcun tipo di interesse economico , la nostra presenza si basa esclusivamente sulla cooperazione per la stabilizzazione democratica del paese.
Alla luce dell'incidente accorso tra Germania e Canada, è bene sgombrare ogni dubbio e ammettere con lucidità oggettiva che se sarà necessario, i nostri soldati dovranno indossare fucili e sparare.
Inoltre, se per caso gli sviluppi sulla questione usa-iran dovessero aggravarsi (come abbiamo visto è molto probabile) gli italiani, unica forza nato ad occupare una regione a controllo iraniano , si troverebbero ritorsioni su ogni fronte e verrebbero schiacciati come in un sandwitch.
Ricordiamoci che, come scrisse il Corriere l'11 settembre 2001 " Siamo tutti americani ", sono anche gli iraniani e i talebani a pensarlo.
Questo è quanto, poi continuiamo pure a chiamarla missione di pace.
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( 3.1 / 126 )
D'Alema Bis.
Era nell'aria
Sulle posizioni non si retrocede di un millimetro screditando completamente quanto concordato in campagna elettorale, si da la colpa a quelli di rifondazione e si mandano tutti a cagare.
Tutto a puttane per la seconda volta.
Kilombo reagisce, non ci sta, la sinistra si incazza con chi ha votato contro la relazione di D'Alema.
Lo stesso Kilombo solo due giorni fa ha pubblicato una lista di standing ovation per la ritrovata sinistra alla manifestazione di Vicenza.
Bravi tutti, bella coerenza. Complimentoni.
Non è possibile siglare un accordo di smilitarizzazione per poi cambiare le carte in tavola in corso d'opera e pretendere pure di avere ragione!!.
A Vicenza ho avuto la sensazione che molta gente fosse lì per la giornata di festa, fra camioncini poppettari, vino rosso in allegria, maschere di carnevale, fuori e dentro le teste.
Sensazione confermata.
Guarda, per lo schifo mi dimetto anch'io, da cosa non lo so ancora ma qualcosa troverò.
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( 2.7 / 110 )Ecco il video che abbiamo girato alla manifestazione di ieri a Vicenza.
Pochi bimbi
Molta sinistra
Molto incazzata e compatta.
Nel video il direttore del Manifesto Gabriele Polo, Agnoletto e Silvia Baraldini.
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( 3.1 / 139 )
Ucoii sotto accusa dalla magistratura italiana per aver pubblicato nell'agosto 2006 un articolo con la frase del titolo di questo post.
Istigazione al razzismo, recita il capo d'accusa contro ignoti mosso dai PM romani. ( AdnKronos)
Leggendo mi è saltato all'occhio questo passaggio:
Nell'invito a comparire si rammenta, inoltre, che nella pagina venivano elencati "n.70 'fatti storici' sostenutamente avvenuti in Libano e Palestina ad opera di Israele, elencando a fianco di ciascuno di essi definito 'massacro' il numero dei morti, concludendo 'Marzabotto=Gaza=Fosse Ardeatine=Libano', aggiungendo quello che avete letto non è un elenco di numeri e date che si possono dimenticare: è il racconto di una tragedia che si sta consumando non molto distante da noi. Ora nessuno potrà dire: 'io non lo sapevo'".
Ma dov'è l'istigazione??!?
vabbè, potrò dire che hanno ragione senza finire a pane e acqua?
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( 3.1 / 129 )

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