Poiché vedo questo blog come un servizio ai naviganti googlari, in aggiunta alla componente narcisista che si applaude da solo rileggendosi e al piacere di vedere quei tre amici che hanno la costanza di venirmi a trovare nonostante non freghi nulla dei miei deliri, voglio dare ampia risposta a una domanda che nell'ultimo mese ha visto catapultare qui ben 97 ricerche "svitare tubetti ad olio", (NOVANTASETTE cristiani che hanno sbudellato tubetti nel tentativo di aprirli) fornendo dettagliata spiegazione su come operare per scardinare quei cosi dannati incrostati e sigillati da anni.
con queste.
Anzi, con due. con uno si regge e con l'altra si svita, penzampo'.
Una si stringe delicatamente alla base del tappo, sul bordo dove il tubetto si arrotonda, e con l'altra il tappo.
Non si forza come fosse il collo di un tacchino, questo va da se, ma con la dovuta pressione ci si apre di tutto senza schiantare il fragile involucro.
Il problema però non è tanto l'apertura quanto la chiusura. Assicuratevi che l'avvitatura sia pulita quando richiudete, o nel giro di qualche mese dovrete buttare tutto, perché aprirlo una volta con le pinze si può fare, dodici ne dubito.
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( 3.2 / 34 )Fra le ricerche di google che portano i naviganti a questo blog ho trovato una richiesta interessante che merita una riflessione, anche se chi l'ha prodotta molto probabilmente non tornerà mai più a farmi visita: " DIPINGERE COME UN LCD "
Devo supporre che il mittente intenda la qualità di definizione dei dettagli, perché è chiaro come il sole che come qualità di colori non esiste immagine digitale (e non) capace di riprodurre fedelmente ciò che ritrae. Ciò significa che un quadro, un alba, un tramonto o un mare 'immortalato' non corrisponderà MAI, nemmeno fra duemila anni, a ciò che l'occhio umano percepisce dal vero. Attraverso l'arte, anche fotografica, si può interpretare, e su questo tutti concordano.
In pittura la qualità del dettaglio di un LCD si ottiene con un esagerata, spropositata, enorme, inquantificabile, stratosferica, inimmaginabile, inquietante pazienza. Tutto qui. Non ci sono segreti. Un po' di tecnica, un po' di grafica nel sangue, consapevolezza dei toni, contrasti e colori e tutto il resto è tanta pazienza.
Ci tengo però a sottolineare è che _per me_ non è assolutamente necessario accanirsi sui dettagli, l'arte è tutt'altra cosa. E' illusione, inganno dell'occhio, magia. Ciò che da una distanza ravvicinata può apparire una ciofeca può essere un autentico capolavoro per l'occhio e per la mente al primo impatto.
Come ho già detto qui , il primo fotogramma della vita che un occhio umano registra alla vista di un quadro è il più importante di tutti. Ne consegue che molte opere perdono di significato appena ti avvicini e vai a scrutare i dettagli. Non serve, non ha senso, un quadro si ammira da UNA sola distanza, e per un tempo limitato. Dopodiché perde inesorabilmente il suo effetto.
A riprova di quello che dico guardate questa foto (è una foto, eh?).
Fate avanti e indietro dal monitor e riflettete sull'effetto. Questo è il principio dominante della pittura.
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( 2.9 / 56 )Queste sono alcune massime (non mie) tradotte dal sito www.oil-painting-techniques.com
Sono linee guida di massima, piccole regole di riferimento, ciascun pittore ha (ed è bene che abbia) la sua strategia personale.
Principi generali
1. Il talento non è più persistente che nel riconoscimento e soluzione del problema.
2. La questione cruciale non è come dipingi ma cosa. Prima di tutto decidi quello che vuoi fare e poi fallo.
3. Inizia con un immagine nella tua mente e dipingila.
4. Assicurati di stendere la miglior pennellata che puoi, anche nelle fasi preliminari. Ogni pennellata segue naturalmente quella precedente e decide la prossima.
5. Lavora l'intero quadro nell'insieme
6. Riduci le dimensioni di quello che fai piuttosto che a grandezza naturale.
7. Non prendere nulla come scontato ma sperimenta continuamente.
8. Lavora dal grande al piccolo
9. Fai qualsiasi cosa più semplice ed economica possibile. Se puoi fare rapidamente qualche elemento completo, fallo
10. Il buon pittore ha sempre presente l'importanza e il significato di ciò che vede. Questo aspetto, nello sviluppo del lavoro, è più importante della tecnica.
L'armonia dei toni: Luci e Ombre
1. L'accentuazione delle tonalità cambiano con la modifica della direzione del piano. Pensa a cosa accade e prova a dipingerlo.
2. Il centro dell'interesse è sempre la luce, e l'occhio preferisce i colori caldi a quelli freddi.
3. L'intensità dovrebbe essere dipinta nei punti in cui è più naturale che l'occhio si posi
4. Aggiungi tocchi di colore nei punti in cui l'ombra incontra la luce
5. L'ombra segue i piani
6. Fai le aree di luce dando luce all'area stessa o scurendo di più quelle in ombra.
7. Le aree di luce dovrebbero essere vicino all'osservatore
8. Tratta aree simili nello stesso modo
9. Poni le zone di maggior tonalità di luce esattamente dove vuoi che l'occhio vada per prima.
10. Fai le zone d'ombra e lo sfondo di tonalità simili.
11. L'ombra si illumina mano a mano che si allontana in profondità.
12. Crea le ombra con il nero o con umber e blue
13. Le ombre più scure sono le più vicine alla luce
14. I particolari vengono evidenziati con colori caldi su colori freddi e viceversa.
15. La tonalità è più difficile da controllare del colore mantenuto puro. Quindi sperimenta gli accostamenti in anticipo.
16. La terza dimensione non è creata solo dai toni. Usa la temperatura del colore, i bordi e l'intensità del colore.
17. Fai le ombre consistenti al materiale che illustri. Ad esempio un panneggio di stoffa spessa ha zone d'ombra più marcate rispetto ad un tessuto fine.
I contorni
1. I bordi possono essere sia spessi che leggeri
2. I contorni spessi catturano l'attenzione. Usali per le composizioni e per creare profondità
I Colori
1. Usa più colore e meno bianco per dipingere le parti chiare.
2. Usa bianco o Giallo napoletano per accendere i gialli, arancione per i rossi.
3. Usa il colore per uniformare e/o creare un evento
4. Riserva i colori più intensi per le aree di luce
5. Nella prospettiva i colori caldi avanzano, i colori freddi retrocedono
6. Decidi uno o due colori dominanti: Deintensifica i rimanenti.
7. Delle ombre eccellenti per zone bianche sono preparate mescolando nero, giallo cadmio e bianco.
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( 2.6 / 73 )
Se pensate di saper dipingere date un occhiata a Alexei Antonov
Non fatevi però trarre in inganno da tanta celestiale capacità e soprattutto non demoralizzatevi. Oltre ad un notevole talento, spulciando sul suo sito, si scopre anche che possiede una spiccata padronanza delle tecniche classiche. Ciò significa che indipendentemente dal vostro livello artistico esistono metodi e discipline per raggiungere determinati obiettivi.
La cosa più interessante di questo personaggio è che ha redatto diversi articoli step-by-step sull'argomento, che trovate qui e che illustrano dettagliatamente come realizzare opere 'vive' nello stile classico/Caravaggesco.
Gli articoli sono in inglese, e per capirli meglio ne ho tradotto uno, che potete scaricare dal mio sito. "Tecniche di realismo.doc" e "Una Rosa.doc". Il primo file è la traduzione vera e propria. L'altro, preziosissimo, l'ho semplicemente raccolto in un file, in modo da poterlo consultare offline e di seguito (senza link next, prec ecc).
Il metodo della rosa è lo stesso della mela, quindi basta una traduzione.
Dopo aver elencato gli strumenti di Antonov per capire la tecnica del realismo ad olio faccio un brevissimo riassunto su come procederò verso questa strabiliante avventura.
Per chi fosse interessato forse è meglio leggere queste due note prima del testo di Antonov, che per certi versi mi pare accademicamente un po' complesso.
L'artista esordisce con "La pittura prima di tutto è disciplina" e a questo mi atterrò dall'inizio alla fine dell'esperimento. Per maggiore chiarezza parlerò come fosse lui a dare le indicazioni. Di fatto il sottoscritto non ha ancora fatto una prova che sia una, ma la teoria promette bene.
L'esperimento consiste in sette strati di pittura, ciascuno dei quali perfettamente asciutto prima della posa del successivo. Antonov indica " SETTE SETTIMANE " di attesa tra uno strato e l'altro per l'essiccazione. A me sembra eccessivo. Ad ogni modo se almeno i primi 5 strati si facessero in acrilico in un paio di giorni potremmo completarli tutti. Ma restiamo aderenti alla disciplina:
Si parte disegnando a matita la figura sulla carta , anche su un A4 da cestinare subito dopo. Se non siete soddisfatti rifatelo fino a quando non vi avrà riempito gli occhi.
E' fondamentale, perché vi consentirà, avendo la mano già allenata, di riprodurlo poi sulla tela alle dimensioni che vorrete senza commettere troppi errori.
Disegnate, sempre a matita, il soggetto sulla tela.
Passate il contorno degli oggetti con inchiostro marrone e lasciate asciugare. La matita andrà via con l'imprimitura ma non l'inchiostro, che resterà fino al penultimo strato.
Primo strato: Passate l'imprimitura , un mix morbido e bel diluito di un marroncino/giallo ocre.
Secondo strato e terzo strato: Ombreggiatura . dipingete molto diffusamente le zone chiare e le zone d'ombra, usando una scala di colori giallo bruciato. Il primo dei due strati deve semplicemente evidenziare la provenienza della luce, il secondo 'arrotondare' e dare profondità agli oggetti. Come risultato, conclusi questi due strati, la scena apparirrà completamente in giallo bruciato e nero (ingiallita come fosse una vecchia foto)
Quarto Strato: Strato morto . Dipingere con il pennello seguendo una linea esistente è più semplice che inventargli una posizione nello spazio. Con questo strato verranno assegnati i gradi di tonalità di luce/penombra/ombra di ogni zona. L'area chiara o scura che sia, presente sul terzo strato, viene suddivisa in fasce di intensità variabile grigio/verde.
Quinto e sesto strato: Accesione della scena , si accentuano i toni presenti sullo strato precedente, in due fasi. Prima in modo diffuso e poi più marcato.
Settimo e ultimo strato: Dettagli finali , firma, piccoli ritocchi per rendere la scena quanto più credibile possibile.
Conclusioni:
Quello che ha di speciale questa tecnica è che l'opera si sviluppa gradualmente partendo dal tratto inespressivo iniziale fino ad un soggetto che sembra reale passando e ripassando su zone guida. Ovvero su ogni strato si definisce un aspetto e se ne abbozza un altro da definire in quello successivo e così via fino al termine. Ad una prima analisi alcuni strati potrebbero sembrare superflui, tanto da passare direttamente a quello successivo. In verità (e qui entra in coampo la disciplina) tutto serve per commettere meno errori possibile, costringendo l'artista ad operare sempre su un binario ben stabilito. Saltare uno strato, anche se sembra inutile, significa produrre il successivo un po' alla cieca, con risultati immaginabili.
Io lo trovo sorprendente, laborioso ma decisamente sorprendente.
Se fate attenzione Antonov usa una ridottissima gamma di colori per produrre veri e propri capolavori ricchi di contrasti e sfumature.
Proviamoci. Non faremo un Antonov ma ne varrà sicuramente la pena :)
Tags: realismo, caravaggio, pittura, classica, manuale, lezioni
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( 2.9 / 43 )Dipingo ergo evolvo. Questo è il motivo per cui sono qui ora.
No, scherzi a parte, è che sto facendo l'ennesimo paesaggio con il verde dominante, alberi ecc, ho notato che dopo un paio di quadri sul tema gli alberi mi vanno via come il pane. Fluidi, perfetti come li voglio, senza titubanze.
E' una bella cosa, perché ci ho messo un po' per capire come renderli meno finti possibile.
Allora, se la pianta non è un arbusto spelacchiato ma ha una discreta chioma ha, anche in piena luce del sole, un sacco di zone d'ombra, ed è consigliabile quindi prima di tutto stendere sulla sagoma il fondo scuro, bello scuro, di un verde molto vicino al blu.
Un'altra cosa che ho capito è che sarebbe assurdo, e anche inutile, pensare di riprodurlo fedelmente, visto che ogni chioma, come le nuvole, ha una sua conformazione ben specifica. Quindi è importante capire la logica della distribuzione delle ombre piuttosto che il voler far vedere ad ogni costo ogni singola foglia.
Di solito ogni albero ha le proprie zone d'ombra disposte trasversalmente e è bene partire demarcando quelle che ad occhio appaiono più importanti. Dopodiché con colori più chiari si conferisce rotondità ai gruppi di foglie fino alla massima luminosità nelle zone esposte al sole. Le foglie nei miei alberi non si distinguono più di tanto, ma nel complesso, i tocchi piccoli e grassi di colore li rendono abbastanza credibili. piccoli ma tanti, quanti più possibile.
IMPORTANTE. NON USARE VERDE VIVO per le foglie, mai, o l'albero saprà di plastica.
La composizione ideale che uso nelle sue varianti è questa: Verde+ giallo + marroncino chiaro. Impasto con la spatola e poi procedo. quando raggiungo le zone di massima esposizione al sole aggiungo del bianco.
Se l'albero ha delle zone in cui si scorgono i rami è bene farli subito dopo lo sfondo scuro per poi nasconderli parzialmente con le foglie più chiare.
Se guardando l'albero si intravede il cielo non è necessario che lo teniate in considerazione mentre dipingete la chioma, queste chiazze possono essere 'aggiunte' alla fine. Il risultato sarà bizzarro e sorprendente.
Ultima considerazione. Di solito, da lontano, qualsiasi tronco d'albero appare nero nella parte d'ombra e chiarissimo nella parte illuminata, con uno stacco molto netto. NON sfumare il tronco, a meno che si trovi a bravissima distanza.
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( 2.6 / 72 )Vi siete mai chiesti qual'è il colore dominante intorno a noi?
Io si, e sono arrivato alla conclusione che sia il marrone.
La terra è marrone, il cielo e il mare contengono marrone. E' un po' dappertutto, di diverse tonalità e varianti ma si ritrova un po' ovunque.
C'è una ragione ben precisa. Se spremete a caso un pò dei vostri tubetti ad olio e li mischiate otterrete sempre una specie di marrone. Così fa la natura, dove c'è concentrazione di colori percepiamo questa mescola di un colore marrone.
Nella pittura è bene tenerlo presente perché l'errore più comune che viene fatto è di catalogare i soggetti in base al loro tono cromatico prevalente. Una mela rossa ci verrebbe da dipingerla ovviamente rossa. In realtà dovremmo sforzarci di cogliere le altre sfumature e raggiungere così un grado di autenticità più accentuato.
Nel mare ad esempio c'è un sacco di verde, giallo e marrone.
Ora, io non ho quella padronanza sufficiente per dipingere contorni perfetti, cerco quindi di esaltare il lavoro con contrasti cromatico di effetto. Per questo prediligo una tecnica più vicina all'impressionismo che al realismo. Per capirci a me non interessa che sia geometricamente perfetto, mi accontento che rilasci
delle emozioni alla vista degli effetti cromatici. Si può fare ed è anche abbastanza semplice.
Provo a descrivere qualche suggerimento tecnico per riuscirci , almeno, come faccio io è così, non è detto che sia il metodo migliore.
Nei precedenti articoli abbiamo detto che ciò che dipingiamo è la luce , e sulla base di questo progetto tutto il mio lavoro.
Prima di tutto osservo più a lungo possibile il soggetto per schematizzare, anche su un foglio di carta (se è complesso), le aree di luce e quelle in oscurità.
Attenzione a questa fase perché spesso è molto difficile distinguere l'emissione di luce di un colore, dipende molto da quelli vicini, ed è facile avere l'impressione che una zona sia più chiara rispetto ad un altra mentre è l'esatto opposto.
Per essere sicuro faccio una O con le dita e ci guardo attraverso puntando l'area escludendo così tutto il resto.
Stabilito questo procedo con il fondo, prendo il colore più o meno dominante di quell'area, lo diluisco un bel po' e poi lo stendo grossolanamente sulla tela.
Il risultato sono chiazze di colore che non dicono niente, ma su queste si svilupperà tutta l'opera.
Procedo quindi con la mescola dei colori. Qui consiglio di soffermarsi più a lungo possibile fino al raggiungimento della tonalità ricercata. Non è semplice arrivarci però vale la pena perderci un po' di tempo e tubetto in più.
Una cosa a cui presto molta attenzione è resistere alla tentazione di aggiungere dettagli . Per quelli c'è tempo. Diciamo che se il lavoro è strutturato bene, per il 95% del tempo passato a dipingere l'opera non corrisponde a quello che vediamo. Se il lavoro è strutturato bene, con il 5% del tempo rimanente si possono aggiungere dettagli e veder fiorire magicamente una vera opera d'arte. Questo 5% è corrisponde alla pura libidine dell'artista, il resto è preparazione a questo evento.
Altra cosa importante è la distanza . Mentre dipingiamo, causa di forza maggiore, guardiamo quello che produciamo da una distanza che non corrisponderà a quella dell'osservatore una volta appeso il quadro da qualche parte, quindi per la maggior parte del tempo è come se dipingessimo a occhi chiusi, ovvero non riusciamo mentalmente a distaccarci dall'area che stiamo spennellando e perdiamo così l'insieme del soggetto. E' quindi fondamentale allontanarsi quante più volte possibile, decidere cosa fare e poi procedere. Può capitare, anzi capita spesso, che una pennellata di un certo tipo non dica niente o addirittura risulti di distubro, mentre è l'uovo di colombo per il contesto generale quando si osserva da più lontano.
Infine vorrei spendere due parole proprio sulla pennellata .
Per essere grandi artisti secondo me serve una buona dose di carattere. Quello che personalmente mi rimprovero di più è l'indecisione nello stendere il colore. La pennellata che si vede avvicinandosi a un'opera del passato ci dice molto sulla personalità dell'artista.
Bisogna essere decisi, a rischio di sbagliare, ma bisogna sforzarsi di non essere titubanti.
Purtroppo questo è un aspetto che si può pianificare poco, nel senso che si può decidere ad esempio quanto lungo si vorrà fare un tratto, di fatto poi la mano esegue quello che il cuore sente, per capirci :)
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( 2.9 / 275 )Questa è una delle questioni più difficili da interpretare per chiunque abbia aspirazioni pittoriche.
Poiché sessuno "nasce imparato", ne consegue che oltre a doversi cimentare nello studio tecnologico della materia si pone sempre il problema di quale tipo di soggetti rappresentare, e come: Astrattismo, pop-art, realismo, paesaggistica, ritratti, impressionista, nature morte, nudi, riproduzione da fotografie, all'aria aperta e altre centinaia di varianti sul tema da scegliere.
La pittura è un pozzo senza fine, non si finisce mai di imparare ed è assolutamente sconsigliabile pretendere di eccellere in ogni settore, ciononostante è auspicabile indagare i vari campi di applicazione e sperimentare le possibilità di crescita che ne derivano dall'esperienza, senza strafare.
Solitamente si individua ciò che ci conviene di più in funzione di quanto ci costa realizzarlo.
Dipingere soggetti particolari o attraverso metodologie fuori dalla nostra portata costa una fatica enorme, in termini di stress e delusioni, mentre dipingere con naturalezza ci rende particolarmente gratificati con il minimo sforzo. Quindi il primo passo da affrontare cimentandosi nella pittura è quello di individuare ciò che ci viene meglio con il minor dispendio di energie.
Ovviamente, se dopo svariati tentativi nessun lavoro restituisce gratificazione sufficiente a basso costo, significa che la pittura non fa per voi :)
La scelta del soggetto
Posto che l'autore abbia individuato il tipo di opere più congeniali a se stesso, esistono degli accorgimenti per facilitare la scelta dei vari soggetti.
Prima però va fatta una premessa fondamentale, una regola secondo me indissolubile:
- Qualunque cosa, dalla capocchia di uno spillo alla più banale scena quotidiana, all'ultimo sogno della notte passata, al ricordo di un odore, può essere riportata su tela in maniera DIVINA.
Ciò significa che non esistono restrizioni di sorta sulla scelta del soggetto, ma esistono dei vincoli su ciò che l'autore sente in rapporto ad esso. Per semplificare potremmo dire che il soggetto non ha colpe se lo trovate inadaguato, siete voi che non percepite emozioni traducibili in arte.
Uno degli errori più banali che si può commettere è decidere di dipingere partendo dalla voglia di farlo senza avere un idea precisa in testa "oggi voglio fare un bel quadro". Probabilemente non uscirà niente.
Prima si entra in simbiosi con il soggetto, si dipinge in testa tutto il lavoro, si suddividono le fasi, si immaginano le scale cromatiche da utilizzare, i contrasti, la prospettiva e poi si inizia.
Può darsi che sia una cosa soggettiva, ma quando mi arriva questa scintilla NON posso aspettare, al contrario resto davanti alla tela vuota senza ispirazione. Inutile provare a realizzare qualcosa.
L'ispirazione è la catarsi che si stabilisce tra realtà->percezione->realizzazione e costituisce il percorso attraverso il quale i nostri lavori diventano opere d'arte.
Poichè dipingiamo prima dei colori la luce è auspicabile cercare di cogliere ispirazione da soggetti con contrasti di luce elevati, o quantomento soggetti in cui sono maggiormente marcati.
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( 3 / 291 )Dopo aver annoiato con i motivi per i quali qualcuno sente la necessità di dipinge parliamo di qualcosa di più tecnico, partendo dai materiali
Quello che serve sono pennelli, colori, solvente, 2/3 piccoli recipienti per il solvente, uno straccio, una tavolozza e qualcosa su cui realizzare il dipinto (tela o simile).
I PENNELLI
Io uso un paio di pennelli piatti di circa 3 cm (numero 6) e un numero 4 appunta con pelo naturale (animale). Con uno piatto ci realizzo le tonalità scure e con l'altro le tonalità chiare (per non dover pulire ad ogni tocco), con quello a punta fine tutti i dettagli di precisione. Il colore fermo sul pennello può restare al massimo un giorno, dopodiché va pulito o si rovinerà. Quando riponete i pennelli fate attenzione che la punta non tocchi da nessuna parte o resterà piegata rendendoli inutilizzabili.
I COLORI
I colori ad olio sono un aspetto esageratamente importante per la realizzazione dell'opera. Da sempre li artisti di tutto il mondo si danno battaglia dibattendo sul tipo di pastosità, sulla lucentezza, sulla trasparenza, sulla marca che un determinato colore deve avere per ottenere il miglior risultato. Esiste un mare di letteratura in merito, ognuno ha il suo consiglio e la sua preferenza da sottoporre all'altro. Se mi posso permettere, con tutto il rispetto, qualsiasi tubetto va bene, è l'artista che mano a mano che lo usa capisce la risposta che ha sulla tela e si abitua ad utilizzarlo. L'unica differenza che a voler essere pignoli si può ricercare è che alcuni tipi di coloti più grassi (con più pigmenti - di colore più vivo) screpolano prima di altri. Non nutrendo l'ambizione che i miei quadri mi collochino nella storia per me si possono anche disintegrare fra una decina d'anni.
Ci tengo a dirlo perché sono rimasto impressionato dai dibattiti sul tema, che ricordo mi scoraggiavano non poco. Ad esempio avevo un set di gialli che non copriva e leggendo in giro si faceva riferimento a cose che non sapevo nè come verificare nè dove trovare. "Sarà 'caldo' abbastanza?" boh.
Poi ho capito che ero io che mi dovevo adeguare al materiale che usavo e mischiando il mio giallo acquoso ad altro riuscivo ad ottenere la copertura che cercavo. Insomma, quante storie per un tubetto.
Altra cosa da dire comprate tubetti di bianco grandi che ne va via a iosa. Meglio se comprate i colori tutti di base, grandi. Giallo, Bianco, Blu, Rosso e Nero. Io non uso mai il nero, al massimo per le parti più scure me ne servo per rinforzare il blu, ma nero puro mai.
LA TELA
La tela è il fondo madre per tutti gli artisti di pittura ad olio, quella più ambita, ciò non toglie che si possa dipingere su qualsiasi superfice opportunamente trattata. Non mi dilungo sul trattamento perché l'ho fatto una volta sola su una vecchia porta passandoci un prodotto a base di gesso caolino (una vernice bianca) e rimando l'argomento ad altri siti in cui viene spiegato in dettaglio. Per cominciare basta una tela pretrattata piccolo/media 40x50 da una decina di euro.
SOLVENTE
Per diluire i colori uso acquaragia inodore, costa pochissimo e ci lavo pennelli e mani. Ne metto un po' in un paio di recipienti che userò per diluire i colori scuri e i colori più chiari. Facendo i primi esperimenti dopo un po' mi sono accorto che usavo i colori troppo diluiti, e questo rendeva difficile la copertura. Non inondate la tavolozza di colore, ma tenete anche presente che sulla tela il materiale ci deve andare, quindi più diluite e più spalmerete quello che c'è già.
Sempre dai primi esperimenti ero abituato a pulire perfettamente il pennello ad ogni variazione di tonalità, perché pensavo di sporcare la nuova con la vecchia. Questo comportamento fa perdere un mucchio di tempo e un mucchio di diluente. In verità poi mi sono accorto che basta togliere via quello che c'è con uno straccio premendo bene e il nuovo colore non subisce contaminazioni. Di solito con un paio di cambi dai recipienti ci arrivo fino alla fine di un quadro.
IL PREZZO
Non c'entra niente con i materiali ma è un aspetto importante che vale la pena di affrontare.
Vogliono acquistare un mio quadro, quanto lo faccio pagare?
E' molto semplice, esistono due prezzi: uno affettivo e uno commerciale. Se l'opera è una di quelle che ti rappresentano nelle esposizioni, se è una da cui hai scelto di non separarti indica una cifra al di sotto della quale non intendi scendere. Ti consiglio di esagerare, qualcuno disposto a pagare tanti soldi per la bellezza c'è sempre, potresti rimanere sorpreso. Considera che all'acquirente un tuo lavoro, che tu giudichi mediocre, può evocare qualcosa a cui tu non hai mai pensato, egli può immaginarlo in un contesto o in un arredamento in cui rende molto di più di un van gogh.
Se non hai un interesse particolare a tenerlo, se devi fare un lavoro su commissione, se sei TU che cerchi di venderlo, il valore commerciale deve solo far rientrare un po' di soldi usciti per realizzare tutti quelli che non hai venduto. Per capirsi io ne ho fatti una trentina (10 decenti, và) e ne ho venduti due a 150.000 lire l'uno (prima del 2000). Di uno avrei potuto chiedere non si sa quanto, lo voleva a tutti i costi, l'altro mi è stato chiesto su commissione.
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Galleria personale
Capitolo 1: IL TALENTO
Capitolo 2: ARTE E CREATIVITA'
Capitolo 3: L'ARTE DI DIPINGERE
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( 3 / 296 )Comincio così: se hai un minimo di vena artistica, se ritieni di saper disegnare anche un po' non puoi non provare a dipingere.
Lo dico perché la libidine che restituisce è indescrivibile. Non conta quanto sia apprezzabile quello che viene prodotto, è un fatto interiore, poetico, di gratificazione e onnipotenza.
Capita a tutti, a metà dell'opera o alla fine, anche quando si vede un decimo del risultato finale di sedersi davanti alla tela e restare immobile come un ebete a fissarla per ore. Ed è bello così!. Questo è il tempo più produttivo, si pianificano strategie, si valuta la distanza da quello che si ha in testa, si pensa a cosa fare se non riusciremo nell'intento, ci si compiace in completa solitudine di quello che si è riusciti a fare.
Dipingere è un impresa assai difficile. E' complicatissimo, per una semplice ragione: si realizza in sospensione. Per un corretto controllo delle prospettive e praticità la tela va messa in posizione verticale (perpendicolare alla vista e al pennello) e bisogna considerare che per ogni centimetro quadrato la tela dovrà essere coperta da circa 10 pennellate. Ovviamente questo è un dato variabile in virtù di un mare di fattori, ma è una cifra abbordabile per considerare 'ben coperta' una zona. Delle 10 pennellate solo con una toccherete la tela con il legno del pennello, le altre nove saranno appunto 'in sospensione', non sentirete attrito tra la vostra mano e la tela, esattamente l'opposto di quello che siete abituati a fare con qualsiasi altra tecnica. Ciò rende l'idea della delicatezza che l'opera richiede.
Tutta questa precarietà della stesura del colore è compensata dalla natura dell'olio, che secca in tempi lunghissimi (6 mesi). Ciò significa che in qualsiasi momento si possono apportare correzioni e modifiche, quindi non abbiate paura di rovinare il tutto con una pennellata maldestra, siate decisi e andate tranquilli che non c'è MAI un unica soluzione cromatica per il vostro lavoro.
Ogni volta (escluso la prima) che toccherete il pennello sulla tela dovete sommare il colore che avete sul pennello con quello che è sulla tela, perché mentre applicate il vostro trascinerete e fonderete anche quello preesistente. Il comportamento del 'trascinamento' varia in funzione di quanto è asciutto il materiale sulla tela e su questo vi dovrete regolare. Spesso mi capita di dover fare diversi ritocchi o aree in cui so già che non voglio portarmi dietro troppo materiale sottostante e quindi lo lascio fermo per 3/4 giorni. Quando riprendo noto subito che viene trasferito più colore che ho sul pennello di quello sulla tela. Esattamente ciò che volevo.
Essere appassionati di pittura offre due grandi vantaggi, anche se sembrano motivazioni stupide scoprirete quanto è vero: ai compleanni, san valentino o natale è facile e gratificante farti un regalo. Così come sarà apprezzatissimo un tuo quadro come regalo. Di solito sono più preziosi i regali fatti a mano di quelli comprati, anche se non sono dei capolavori.
UN CONSIGLIO. REGALANE POCHI!! altrimenti farai come me che non ti ritrovi niente da mostrare se ti chiedono di esporre. Tieni i lavori che ti rappresentano di più e sbarazzati degli studi o cose che non ti piacciono. Lo so, non farai una grossa figura ma anche te devi campare.
Come ho detto dipingere è complicatissimo, e l'unica medicina è dipingere. Non si impara leggendo queste o altre considerazioni ma si capisce lo strumento dipingendo e dipingendo.
Cose come questa che ho scritto dovrebbero invitare tutti a farlo perché ne vale veramente la pena.
Buon lavoro :)
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( 3 / 294 )Creatività nella pittura
Comincio col dirvi dove IO sento di essere creativo mentre dipingo (altrimenti il discorso parte subito palloso), ed è anche il suggerimento che do a voi per valorizzare il vostro lavoro.
Di solito mentre dipingo cerco di riprodurre il più fedelmente possibile il soggetto che il mio occhio vede. Non succede, ma mettiamo il caso che lo riproduca assolutamente fedele. Dove sta la bellezza dell'opera? Esclusivamente nella tecnica. Sono stato capace di riprodurre perfettamente ciò che ho visto. Ora, al di là del fatto che non è questo il mio obbiettivo e in più non ho questa capacità, a un certo punto devo arrabattarmi per conferire al quadro un senso di bellezza 'artistica' che lo renda piacevole da vedere più del soggetto che ho ritratto. Per fare questo cerco di dipingere il più possibile rispettando colori, luci e proporzioni di quello che guardo, poi a un certo punto smetto di osservare l'originale e resto sul quadro. A questo punto mi disinteresso della 'riproduzione' e cerco di enfatizzare quello che sto realizzando accentuando contrasti di luce, colori, aggiungendo cose che non esistono (rametti, foglie, nuvole, ecc)
Funziona sempre :)
Arte e creatività
Da quando dipingo mi è capitato spesso di invitare altra gente a farlo. la risposta che mi viene data, più o meno è sempre la stessa: " Non so fa manco uno scarabocchio, figurati dipingere !"
Quello che questi signori ignorano è che non serve saper dipingere, disegnare, cantare, scolpire o suonare per esprimere le proprie emozioni. Piero Manzoni introdusse nel mondo dell'arte la Merda d'Artista, 90 scatolette del peso di 30gr ciascuna, contenente la propria merda, per ognuna delle quali stabilì come prezzo l' equivalente peso in oro. E' notizia di questi giorni che queste scatolette siano state battute all'asta per svariati milioni di euro.
Non sto a spiegare in cosa cosnsista la preziosità di tali opere altrimenti si farebbe notte, ma funzionano bene per dimostrare che l'arte non ha necessariamente bisogno di essere accompagnata alla competenza spicciola della materia. Questa considerazione potrebbe apparire in contraddizione con quanto riportato in precedenza "l'arte è profonda conoscenza della tecnica". In realtà qui di tecnica ne serve a iosa, perché per piazzare 90 scatole di merda sul mercato dell'arte ed avere successo è necessario conoscere a fondo ogni dettaglio della corrente artistica del tempo, se non del contesto politico e sociale del momento. Quindi in questo caso la tecnica semplicemente non è vincolata allo strumento della realizzazione ma all'osservazione e allo studio del contesto in cui viene eseguita, promossa e diffusa.
Certo è, che per pensare a 90 scatole di merda, oltre a una buona visione dell'insieme serve anche una gigantesca vena creativa.
A questo punto è lecito domandarsi se la creatività non è la capacità di tirar fuori da dentro di se gli istinti più infantili, primordiali e anticonformisti dell'individuo.
Infatti è esattamente questo, merda a prescindere.
Si tratta proprio di mettere a disposizione della causa la propria personalità nuda e cruda, senza vincoli di sorta, che siano essi sociali, morali o strutturali, e non serve assolutamente conoscere alcuna arte tecnica (manuale) per manifestarla. Basta essere se stessi e naturali, osservare le cose dall'unica prospettiva possibile, che è la nostra e anche la più giusta, e procedere senza timore. Lo so, ho scoperto l'acqua calda, ma come i muscoli si sviluppano con l'esecizio anche la creatività è soggetta agli stessi principi: ci si può lavorare.
- Tutti siamo creativi in funzione di quanto siamo disposti a rivelarci nudi al prossimo ed il pudore è il peggior nemico della creatività.
- Ogni istante della nostra esistenza ha un infinità di sfumature e chiavi di lettura. Eliminare le più scontate può risultare, agli occhi degli altri, una visione creativa.
- La creatività ha le sue regole: non si eccede per far colpo, non si cerca a tutti costi.
Infatti il rischio più alto che si corre ad essere creativi è quello di non venir capiti, e solitamente succede perché si è voluto credere di esserlo senza averne mezzi o capacità. E quando succede l'autore s'incazza sempre, ma proprio sempre.
Chi di noi non ha assistito almeno una volta alla lagna di qualche 'bocciato' perché non capito: bravo lui, ignoranti incompetenti e buzzurri gli altri.
Ecco, ma chi t'ha chiamato?
Creativi si nasce o si diventa?
Qui esprimo una convinzione che ho da sempre: si nasce embrioni azzerati e si diventa tutto il resto.
Nel DNA può esserci il mix di paura, emozioni, gioia, non uno stile di comportamento o visione delle cose. quelle si imparano col tempo.
Quindi, per concludere questo breve escursus nella creatività, vorrei dire che chiunque può essere creativo, il falegname, l'ideaulico, l'impiegato di banca e chiunque può realizzare opere d'arte. La creatività VERA paga sempre, in quanto conferisce all'opera quel tocco di originalità che solo in rarissime eccezioni il prodotto non viene copiato da altri: la creatività genera SEMPRE precedente.
Detto questo va ricordato di non confondere creatività con novità, che non c'entrano niente l'uno con l'altro.
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( 3 / 317 )Visto che ho ripreso la mia antica passione di dipingere vorrei cominciare qui una serie di articoletti sull'Arte, che chiamerò "lezioni di pittura" senza però la presunzione di insegnare nulla a nessuno, giusto per condividere esperienze e riflessioni che a me rivelano continuamente delle sorprese stupende.
Vorrei cominciare questa impresa fornendo la mia personale definizione del talento, che è la chiave centrale dell'arte. Nelle prossime forse mi occuperò anche della definizione di arte e di creatività. Sicuro darò indicazioni su come procedere per dipingere ad olio.
Chi fa arte (anche ragionevolmente apprezzabile) non è detto che sia talentuoso e chi ha talento non è detto che faccia arte .
L'arte prima di tutto è tecnica, ricerca, perfezionamento e studio del metodo, la creatività si esprime solo con una buona dose di tecnica.
Il talento è la predisposizione ad essere pazienti in attesa dei risultati. I più incauti affermano che talentuosi si nasce. Niente di più falso. Secondo me quello che è innato è solo una particolare visione dei propri desideri che ci consente di prendere il tempo necessario per perfezionarci e conseguire al meglio l'obbiettivo.
In altre parole colui che ha talento è uno che nella misura del desiderio di realizzare qualcosa è disposto ad accettare e superare le sconfitte.
Non sei talentuoso se alla prima difficoltà molli, vuol dire che non ti interessa, che il tuo desiderio non è così forte.
I talentuosi di canto canticchiano sotto la doccia, a scuola, per strada. I calciatori talentuosi giochicchiano con la palla ovunque, per strada, pittori e scrittoti scarabocchiano sui tovaglioli del ristorante.
Tutti questi soggetti sono mossi dalla consapevolezza di un forte desiderio espressivo e lo visualizzano nella prospettiva del massimo rendimento. Giochicchio con la palla perché fare il calciatore è la mia massima mabizione, è il massimo che voglio, il sogno della vita.
Quindi il talento ridotto ai minimi termini è puro desiderio. Può darsi che si nasca con un particolare desiderio più accentuato di altri ma la mia idea è che questo aspetto sia alimentato più dal contesto che dalla natura. Forse si nasce pazienti, ma nemmeno di questo ne sono sicuro.
Altra considerazione da fare sul talento è il fattore frustrazione , su cui bisognerebbe indagare di più. Può darsi che Van Gogh abbia prodotto migliaia di quadri per una profonda e cronica necessità di affermazione.
Da quello che ho potuto constatare, anche sulla base delle mie esperienze, più forte è il desiderio di realizzare qualcosa, tanto più è la voglia di emergere attraverso esso.
Faccio un esempio. Suono la chitarra dall'era mesozoica, da prima dell'età del ferro. L'uomo sfregava le pietre per accendere il fuoco ed io ero già lì con la chitarra pronto con Battisti.
Direte voi, la sai suonare.
E invece no, sono una chiavica. Non ho mai avuto voglia di studiare il pentagramma, non ho mai avuto voglia di esibirmi in pubblico, imparo un pezzo figo e se non lo ripeto venti volte al giorno, quello dopo me lo sono già scordato. Ho imparato credo qualche centinaio di pezzi e me ne ricorderò (bene) si e no dieci.
Allora penso a un Maalmsteen, che con l'attrezzo fa scintille, e sono sicuro che il suo desiderio più ardito si stato "Ti faccio vedere cosa so fare" agli altri.
Ecco, il talento è pazienza e frustrazione, bisogno innato (ma anche no) di conferme e gratificazioni.
Quanto più il pubblico mi gratifica tanto più sono portato a soddisfarlo meglio.
Tutto questo discorso vale, ovviamente nei termini di riferimento corretti, fin dalla prima tenera età.
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