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Pittura: FAQ 
- Non ho mai saputo disegnare, non posso certo dipingere.

Assolutamente sbagliato, per due motivi. Uno perché la creatività non ha bisogno di tecnica ma di sensibilità, due perché, nel caso tu non abbia la creatività necessaria, una volta appresa la tecnica puoi fare quello che vuoi.
L'arte è disciplina, in tutti i sensi.

- Non ho ancora trovato la mia linea, sperimento sempre, sento di non aver imboccato la MIA strada, il mio stile.

Non è vero. Non lo vedi, ma il tuo stile c'è già tutto. E' il tuo personalissimo e unico tipo di approccio che hai con il lavoro. Quello, da solo, ti distingue dal resto del mondo, ognuno ha il suo. La strada secondo me la trovi semplicemente cercando di realizzare le cose che ti costano meno fatica. Sperimenta sempre, ma non fare a botte con la scena che dipingi, ci sono cose che sono nelle tue corde e altre che non lo sono. Si individuano anche abbastanza facilmente.
Ricorda che il tuo stile non cambierà mai, riuscirai solo a perfezionarlo, lasciati contaminare da altri artisti, segui il tuo istinto.


- So di essere piuttosto bravino, ma non so cosa dipingere, non riesco a trovare il soggetto.

La risposta è una sola: non smettere di cercare. La scelta e la ricerca del soggetto spesso richiede dieci volte di più del tempo necessario alla sua realizzazione. Lasciati contaminare, dalla natura, dalla bellezza, dal significato che attribuisci alle cose che
vedi.

- Riprodurre una foto ingrandita al computer può definirsi arte?
Assolutamente si, dipende sempre da come viene usato lo strumento. La foto e il computer aiutano ad accorciare i tempi. Chiunque abbia dimestichezza con la matita, intendo che sappia disegnare, per riprodurre il disegno di una foto impiegherebbe anche una settimana
fra cancellazioni e ritocchi, ma alla fine ne sarebbe capace. Quindi, se l'artista demanda alla composizione, alle luci e al colore, l'effetto dell'idea che ha in testa, perché perdere tempo in una fase così primordiale dell'opera? Ovviamente non ha senso riprodurre una foto tale e quale, la base deve essere lo spunto figurativo per un
significato finale anche molto distante dalla foto originale.
Se poi si considera che da Leonardo a Caravaggio usavano tecniche strutturali e geometriche per la copia delle loro scene, non facciamo nulla di male nemmeno se ricalchiamo con la carta carbone. La mano è nel pennello, il bello viene dopo...

- Sento che ho bisogno di completare il lavoro in tempi brevi, non ho la pazienza di lavorarci una vita.

Se quello che fai ti gratifica non devi far altro che continuare così, altrimenti organizzati mentalmente il lavoro in giornate diverse, imponiti di curare solo parti del quadro alla volta. fai una cosa alla volta e ti disinteressi del resto, così è come se
concentrassi i tuoi tempi in un quadro più piccolo che nell'insieme poi risulterà minuzioso e ben curato.

- Quel'è la soluzione migliore per diluire l'olio?

Direi che non ce n'è una. Si possono provare tutte, dalla trementina, all'olio di lino, all'acquaragia. L'olio lascia la massima brillantezza ai colori, la trementina favorisce l'essiccazione in tempi più brevi, l'acquaragia rende il colore trattabile come
acquarello. Dipende sempre dal tipo di pittura che uno fa e da come si abitua. In linea di massima però l'olio di lino è il più indicato.

- Non riesco a fare linee sottili come vorrei

Per fare ad esempio i capelli, o fili d'erba, esistono diversi modi. puoi comprare un pennello fine a pelo molto lungo, oppure (come faccio io) un pennello largo sinitetico, oppure un pennellino da acquarello con serbatorio (però è una mazzata, costa 10 euro!).
Tutti hanno bisogno che il colore sia ben diluito. il pennello sinitetico ha la caratteristica che i peli si concentrano sulla punta (non si sfalda come quelli naturali) e usato di taglio si fanno delle linee perfette.
C'è chi usa i pastelli ad olio (NON A CERA). coprono molto e si legano con l'olio, ovviamente il quadro deve essere ben asciutto.

- Non ho mai dipinto ma mi piacerebbe molto iniziare. Da dove parto?
Compra i colori primari + nero e bianco, un paio di pennelli a becco d'anatra piccoli, olio di lino, essenza di trementina o acquaragia inodore. Se hai intenzione di fare parecchie prove compra anche qualche cartoncino telato. Con una 25ina di euro dovresti fare tutto. Le tele lasciale a dopo, quando avrai fatto qualche esperimento.
Come primo tentativo puoi stampare su un A4 un qualsiasi disegno per bambini che si trovano anche online, oppure realizza una piccola natura morta con al centro una sfera, un cilindro e una piramide di colori diversi. stabilisci da dove arriva la luce e divertiti a dargli vita.


- Percepisco che realizzo cose abbastanza interessanti per gli altri ma non sono mai soddisfatto.
Questa è la benzina che ti spinge a migliorare, gli altri apprezzeranno ancora di più.
Cerca di considerare la tua insoddisfazione come elemento positivo e non come deterrente a continuare. Più bravi di te ne esistono, ne sono esistiti e ne esisteranno a milioni, non distogliere l'attenzione dal motivo per cui dipingi, se entri in conflitto con il
mondo non ne esci più. Confrontati solo per farti contaminare, non per giudicare se sei più bravo o gli altri sono più bravi di te.

- Vedo gli altri che fanno mostre, estemporanee, concorsi. Io non mi sento all'altezza, mi vergogno ad esporre le mie cose.

E' un grosso errore, perché lo fa fino a quando non prendi il coraggio e ci provi. Immediatamente dopo non potrai più farne a meno. E' come parlare di figli senza averne, finché non ne hai uno non sai proprio di cosa si tratta.
Questa cosa è indipendente dalla qualità delle opere che esponi, dal livello artistico che rivelano ecc.

- Vorrei vendere i miei quadri ma mi sono accorto che al prezzo (equo) che li metto io nessuno li compra.

Secono me la valutazione della pittura si divide in due settori, quella commerciale e quella accademica. Ci sono cose, soggetti, tecniche, che sono relativamente semplici da fare e sono destinate al pubblico, ed altre rivolte agli intellettuali d'arte.
Purtroppo mischiare le due cose non si può fare, o la tua pittura ha una vena avanguardista oppure realizzi cose che il popolo riconosce immediatamente come bello e te li compra. Vuoi vendere? fai girasoli, papaveri, balle di fieno, tramonti, spiagge.
Vuoi vincere i concorsi? fai tutto il resto, e fallo in modo assolutamente svincolato dai canoni della bellezza di massa.

- Vorrei vendere qualche quadro ma non riesco a separarmene affettivamente.

Il prezzo da pagare è trovare il posto dove tenerli. Lasciarli in pila in qualche soffitta è la peggior cosa che si può fare. Per quanto mi riguarda tutto ciò che non vendo non lo tengo in casa, sono andato in giro per uffici, sale di aspetto dei medici ed ho scoperto quanto faccia piacere alla gente arricchire di colori i propri ambienti. Nessuno da giudizi (se non positivi, anche se finti non importa). Gli dici che ce li tieni temporaneamente, solo per qualche mese, poi quando ripassi vedi che ti pregherà di prolungare l'esposizione :). Così la gente li può ammirare, e magari qualcuno anche comprare ai prezzi per il quale il ricavo supera l'affettività.
Secondo me sarebbe buona regola disaffezionarsi alle cose che si produce, non tanto per venderli, quanto per considerarli passaggi di transizione al quadro successivo in cui si vedono i miglioramenti. L'ultimo, in sostanza, dovrebbe essere l'unico invendibile. Io
però metto subito in vendita anche quello :)


- Come si sfumano i colori ad olio?

Con molta delicatezza. Alcuni usano qui pennelloni per stendere il fard delle donne, altri normali pennelli inumiditi dal solvente, altri le dita. Una cosa che è importante nella sfumatura è il tempo, per una buona resa questa operazione va fatta ad una asciugatura intermedia, nè troppo molle nè troppo essiccato. La delicatezza sta nel conciliare lo spessore dell'impasto sulla tela con il suo grado di essiccazione.
La sfumatura dell'olio è comunque una cosa molto soggettiva e molto vicina all'uso dei colori stessi. Ognuno ha il proprio metodo.


- Come si dipingono gli alberi ad olio?
Dipende molto dallo stile di pittura che fai, se usi colori 'grassi' o ben diluiti, se lavori a strati o tutto sul fresco. Per una buona resa realistica è necessario lavorare a strati, o la frequanza di variazione di tonalità a cui è soggetto un albero può essere più difficile da realizzare, visto che sulla tela i colori si impastano molto.
Prendiamo un normale albero verde a chioma folta, d'estate, di giorno. Tecnicamente contiene 3, al massimo 4 gruppi dominanti di tonalità di verde. Prima di tutto va individuata la zona illuminata dalla luce, poi si stende il tono più scuro (anche in prossimità del nero va bene) su tutta la chioma, illuminata e non. Dopodiché si aspetta che asciughi il più possibile e si stendono a chiazze le tonalità più chiare nelle zone illuminate. Si lascia asciugare ancora una volta e si procede ad aggiungere i dettagli ad libitum. Dipingere UN albero è una cosa, dipingere un bosco un altro, perché deve essere
evidente la profondità della scena e la disposizione delle piante. In questo caso è di fondamentale importanza stabilire la direzione della luce e le ombre che alcuni alberi producono sugli altri. Gli alberi più lontani sono più scuri, quelli più vicini più chiari.


- Come si dipinge il mare?

Per dipingere il mare è fondamentale sperimentare prima gli impasti di colore da usare in tutte le parti della tela, perché buona parte dell'effetto lo danno i colori stessi.
Individuati i toni e le zone di luce si stende il fondo di un bleu piuttosto scuro, un oltremare va benissimo, piuttosto diluito e uniforme. quando è asciutto si procede, con piccole pennellate, alla definizione delle increspature, riflessi di luce ecc. Parte
essenziale di un mare è la banchina dove infrangono le onde. Le onde seguono una logica abbastanza semplice: Solitamente se ne vedono 3 o 4, a distana regolare l'una con l'altra. Attenzione al grado di luce solare, non è detto che la schiuma vada fatta con bianco puro. Valutare bene i riflessi sulla banchina di sabbia bagnata e i colori di quella asciutta. Le onde che si infrangono sulla spiaggia formano una schiuma densa su una lina frastagliata lungo la spiaggia e altra schiuma rarefatta davanti e dietro.
la schiuma, come tutto il resto è soggetta alle ombre, e la loro rappresentazione segue le stesse regole delle nuvole.


- Come si dipinge l'acqua?

L'acqua è trasparente, e come tale deve essere trattata. Ciò significa che deve essere individuata la deformazione di colore e di forma che essa produce nel suo contenitore, che sia un ruscello o un bicchiere. In un ruscello il tono spiccato dei colori dell'esterno viene diminuito e in un bicchiere si dipingono le rifrazioni prodotte
dall'effetto lente dell'acqua.


- Come si dipingono le nuvole?

Ne esistono di diversi tipi, quella più classica che si vede è il banco di nuvole in un cielo estivo azzurro. Una regola che appartiene un po' a tutti i tipi è la posizione tra il sole e l'osservatore. Essendo il sole al di sopra (in certi casi la luce può arrivare con inclinazione diversa), a seconda della compattezza ogni nuvola produce un ombra, sia sulla terra che su se stessa. Quindi la prima regola è quella di individuare la direzione della luce e dipingere l'ombra nella parte opposta.
Tentare di copiare una nuvola dal vero ha poco senso, visto che la seconda volta che alzate gli occhi probabilmente ha già cambiato forma. L'importante è catturarne la geometria. Se la nuvola è ben compatta si noteranno i rigonfiamenti ai bordi. Consideriamo ciascuno di essi una sfera, composta da altre piccole sfere, ciascuna con la propria ombra e la propria luce.
Il colore dell'ombra può essere ottenuto mescolando il nero, bianco e marrone.



Links

Illusione magica della pittura
http://prcvaldelsa.altervista.org/blog/ ... 906-121641

Acrilico vs Olio
http://prcvaldelsa.altervista.org/blog/ ... 906-115034

Alcuni consigli per iniziare
http://prcvaldelsa.altervista.org/blog/ ... 903-121339

Tecnica di realismo classico
http://prcvaldelsa.altervista.org/blog/ ... 817-094038


Dipingere gli alberi
http://prcvaldelsa.altervista.org/blog/ ... 713-122218


Pittura e autostima
http://prcvaldelsa.altervista.org/blog/ ... 617-140917

Tecnica Impressionismo
http://prcvaldelsa.altervista.org/blog/ ... 615-134800

Teoria del colore
http://prcvaldelsa.altervista.org/blog/ ... 613-131318

Pittura ad olio
http://prcvaldelsa.altervista.org/blog/ ... 608-084830

L'arte di dipingere
http://prcvaldelsa.altervista.org/blog/ ... 606-100001

Arte e creatività
http://prcvaldelsa.altervista.org/blog/ ... 603-163236

Il talento
http://prcvaldelsa.altervista.org/blog/ ... 601-165039

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Enigmi irrisolti: svitare tubetti ad olio 
Poiché vedo questo blog come un servizio ai naviganti googlari, in aggiunta alla componente narcisista che si applaude da solo rileggendosi e al piacere di vedere quei tre amici che hanno la costanza di venirmi a trovare nonostante non freghi nulla dei miei deliri, voglio dare ampia risposta a una domanda che nell'ultimo mese ha visto catapultare qui ben 97 ricerche "svitare tubetti ad olio", (NOVANTASETTE cristiani che hanno sbudellato tubetti nel tentativo di aprirli) fornendo dettagliata spiegazione su come operare per scardinare quei cosi dannati incrostati e sigillati da anni.

con queste.



Anzi, con due. con uno si regge e con l'altra si svita, penzampo'.

Una si stringe delicatamente alla base del tappo, sul bordo dove il tubetto si arrotonda, e con l'altra il tappo.

Non si forza come fosse il collo di un tacchino, questo va da se, ma con la dovuta pressione ci si apre di tutto senza schiantare il fragile involucro.

Il problema però non è tanto l'apertura quanto la chiusura. Assicuratevi che l'avvitatura sia pulita quando richiudete, o nel giro di qualche mese dovrete buttare tutto, perché aprirlo una volta con le pinze si può fare, dodici ne dubito.






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Il Baluardo 
Ecco qua.

Fine. Stop. Basta, mi ha preso per sfiancamento. Meglio di così non mi viene.



E siccome anche se sono un mezzo profano non soprano ogni tanto mi permetto di dare consigli, NON USARE LE TELE CON L'ACRILICO , si buttano via e basta. Non perché vengano male, ma perché ha poco senso, tanto i colori non brilleranno mai.
Dipingete su mattoni, cartoni, muri, ferro, vetro, plastica, sulle mani, ovunque meno che sui tessuti, tele preparate comprese. superfici levigate.
guardate che casino.




ecco.

Edit
Questa era la foto del mio scricciolo.




Edit 2
Per realizzare questo quadro ho fatto un esperimento nell'esperimento acrilico. Ho usato solo 5 tubetti. I tre colori primari, giallo rosso e blu, bianco e nero. Non perché fossi così ispirato a sperimentare le mescole, semplicemente perché non ne ho comprati altri, pensando di non usarli mai, tra l'altro. Questi avevo in casa e con questi mi dovevo arrangiare :)


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L'illusione magica della pittura 
Fra le ricerche di google che portano i naviganti a questo blog ho trovato una richiesta interessante che merita una riflessione, anche se chi l'ha prodotta molto probabilmente non tornerà mai più a farmi visita: " DIPINGERE COME UN LCD "

Devo supporre che il mittente intenda la qualità di definizione dei dettagli, perché è chiaro come il sole che come qualità di colori non esiste immagine digitale (e non) capace di riprodurre fedelmente ciò che ritrae. Ciò significa che un quadro, un alba, un tramonto o un mare 'immortalato' non corrisponderà MAI, nemmeno fra duemila anni, a ciò che l'occhio umano percepisce dal vero. Attraverso l'arte, anche fotografica, si può interpretare, e su questo tutti concordano.

In pittura la qualità del dettaglio di un LCD si ottiene con un esagerata, spropositata, enorme, inquantificabile, stratosferica, inimmaginabile, inquietante pazienza. Tutto qui. Non ci sono segreti. Un po' di tecnica, un po' di grafica nel sangue, consapevolezza dei toni, contrasti e colori e tutto il resto è tanta pazienza.

Ci tengo però a sottolineare è che _per me_ non è assolutamente necessario accanirsi sui dettagli, l'arte è tutt'altra cosa. E' illusione, inganno dell'occhio, magia. Ciò che da una distanza ravvicinata può apparire una ciofeca può essere un autentico capolavoro per l'occhio e per la mente al primo impatto.

Come ho già detto qui , il primo fotogramma della vita che un occhio umano registra alla vista di un quadro è il più importante di tutti. Ne consegue che molte opere perdono di significato appena ti avvicini e vai a scrutare i dettagli. Non serve, non ha senso, un quadro si ammira da UNA sola distanza, e per un tempo limitato. Dopodiché perde inesorabilmente il suo effetto.

A riprova di quello che dico guardate questa foto (è una foto, eh?).



Fate avanti e indietro dal monitor e riflettete sull'effetto. Questo è il principio dominante della pittura.

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Pittura: Acrilico vs Olio 
Differenze tra Olio e Acrilico. Impressioni

Sto impiastricciando con l'acrilico. E' la prima volta che accade perché ho sempre avuto il sospetto che la vivacità dei colori ad olio superasse di gran lunga quella degli acrilici. Infatti è così, l'olio brilla di più, ma ci sono dei vantaggi strepitosi che non avevo considerato.

In sintesi, la differenza tra i due pigmenti è che l'olio è raffinato e l'acrilico una maledizione.

Ad olio, a meno che tu non sia un maniaco ossessivo della precisione, più di due/tre ore consecutive non puoi dipingere, perché come è noto, dopo un po' hai quasi tutto il lavoro 'fresco' e serve almeno una settimana per stendere uno strato successivo. Ovviamente il discorso non vale per chi non lavora a strati, chi realizza l'opera completa nelle 2/3 ore ecc..

L'acrilico al contrario è un bastardo perché non ti fa smettere di impiastricciare MAI!!. Ieri primo esperimento ad acrilico, ieri INTERA GIORNATA davanti a quella maledetta tela (beh maledetta si fa per dire, di fatto è uno spasso :-)).

L'acrilico insomma, non sono io a scoprirlo, si asciuga in tempi vertiginosi. figata.

La difficoltà riespetto all'olio sono alcune sfumature che sono quasi impossibili ma non è vero che non si può correggere.

Lo si fa in due modi, a seconda dei tempi. Se la pennellata è storta e ad esempio invade zone sbagliate basta una spugna umida e si può strofinare quanto si vuole, l'acrilico secco (10 min) è impermeabile e si può lavare, lo strato secco non si scioglierà nemmeno con un raschietto.
Se ci si accorge dell'errore a secco si fa un po' di crosta, si trova la stessa tonalità e via. L'acrilico grasso è estremamente coprente, quindi ogni colore sottostante verrà sostituito con il nuovo. L'abilità del pittore quindi diventa quella di fare meno crosta possibile.


Ecco qua il lavoro di una giornata.




ps. è a meno di metà, eh? dopo lo sfondo ci va mio figlio in piedi nel mezzo.

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Tecnica di pittura ad olio: Alcuni consigli utili per iniziare 
Queste sono alcune massime (non mie) tradotte dal sito www.oil-painting-techniques.com

Sono linee guida di massima, piccole regole di riferimento, ciascun pittore ha (ed è bene che abbia) la sua strategia personale.

Principi generali

1. Il talento non è più persistente che nel riconoscimento e soluzione del problema.

2. La questione cruciale non è come dipingi ma cosa. Prima di tutto decidi quello che vuoi fare e poi fallo.

3. Inizia con un immagine nella tua mente e dipingila.

4. Assicurati di stendere la miglior pennellata che puoi, anche nelle fasi preliminari. Ogni pennellata segue naturalmente quella precedente e decide la prossima.

5. Lavora l'intero quadro nell'insieme

6. Riduci le dimensioni di quello che fai piuttosto che a grandezza naturale.

7. Non prendere nulla come scontato ma sperimenta continuamente.

8. Lavora dal grande al piccolo

9. Fai qualsiasi cosa più semplice ed economica possibile. Se puoi fare rapidamente qualche elemento completo, fallo

10. Il buon pittore ha sempre presente l'importanza e il significato di ciò che vede. Questo aspetto, nello sviluppo del lavoro, è più importante della tecnica.


L'armonia dei toni: Luci e Ombre

1. L'accentuazione delle tonalità cambiano con la modifica della direzione del piano. Pensa a cosa accade e prova a dipingerlo.

2. Il centro dell'interesse è sempre la luce, e l'occhio preferisce i colori caldi a quelli freddi.

3. L'intensità dovrebbe essere dipinta nei punti in cui è più naturale che l'occhio si posi

4. Aggiungi tocchi di colore nei punti in cui l'ombra incontra la luce

5. L'ombra segue i piani

6. Fai le aree di luce dando luce all'area stessa o scurendo di più quelle in ombra.

7. Le aree di luce dovrebbero essere vicino all'osservatore

8. Tratta aree simili nello stesso modo

9. Poni le zone di maggior tonalità di luce esattamente dove vuoi che l'occhio vada per prima.

10. Fai le zone d'ombra e lo sfondo di tonalità simili.

11. L'ombra si illumina mano a mano che si allontana in profondità.

12. Crea le ombra con il nero o con umber e blue

13. Le ombre più scure sono le più vicine alla luce

14. I particolari vengono evidenziati con colori caldi su colori freddi e viceversa.

15. La tonalità è più difficile da controllare del colore mantenuto puro. Quindi sperimenta gli accostamenti in anticipo.

16. La terza dimensione non è creata solo dai toni. Usa la temperatura del colore, i bordi e l'intensità del colore.

17. Fai le ombre consistenti al materiale che illustri. Ad esempio un panneggio di stoffa spessa ha zone d'ombra più marcate rispetto ad un tessuto fine.


I contorni

1. I bordi possono essere sia spessi che leggeri

2. I contorni spessi catturano l'attenzione. Usali per le composizioni e per creare profondità

I Colori

1. Usa più colore e meno bianco per dipingere le parti chiare.

2. Usa bianco o Giallo napoletano per accendere i gialli, arancione per i rossi.

3. Usa il colore per uniformare e/o creare un evento

4. Riserva i colori più intensi per le aree di luce

5. Nella prospettiva i colori caldi avanzano, i colori freddi retrocedono

6. Decidi uno o due colori dominanti: Deintensifica i rimanenti.

7. Delle ombre eccellenti per zone bianche sono preparate mescolando nero, giallo cadmio e bianco.




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PITTURA: Tecniche di realismo classico 



Se pensate di saper dipingere date un occhiata a Alexei Antonov

Non fatevi però trarre in inganno da tanta celestiale capacità e soprattutto non demoralizzatevi. Oltre ad un notevole talento, spulciando sul suo sito, si scopre anche che possiede una spiccata padronanza delle tecniche classiche. Ciò significa che indipendentemente dal vostro livello artistico esistono metodi e discipline per raggiungere determinati obiettivi.

La cosa più interessante di questo personaggio è che ha redatto diversi articoli step-by-step sull'argomento, che trovate qui e che illustrano dettagliatamente come realizzare opere 'vive' nello stile classico/Caravaggesco.

Gli articoli sono in inglese, e per capirli meglio ne ho tradotto uno, che potete scaricare dal mio sito. "Tecniche di realismo.doc" e "Una Rosa.doc". Il primo file è la traduzione vera e propria. L'altro, preziosissimo, l'ho semplicemente raccolto in un file, in modo da poterlo consultare offline e di seguito (senza link next, prec ecc).
Il metodo della rosa è lo stesso della mela, quindi basta una traduzione.

Dopo aver elencato gli strumenti di Antonov per capire la tecnica del realismo ad olio faccio un brevissimo riassunto su come procederò verso questa strabiliante avventura.
Per chi fosse interessato forse è meglio leggere queste due note prima del testo di Antonov, che per certi versi mi pare accademicamente un po' complesso.

L'artista esordisce con "La pittura prima di tutto è disciplina" e a questo mi atterrò dall'inizio alla fine dell'esperimento. Per maggiore chiarezza parlerò come fosse lui a dare le indicazioni. Di fatto il sottoscritto non ha ancora fatto una prova che sia una, ma la teoria promette bene.

L'esperimento consiste in sette strati di pittura, ciascuno dei quali perfettamente asciutto prima della posa del successivo. Antonov indica " SETTE SETTIMANE " di attesa tra uno strato e l'altro per l'essiccazione. A me sembra eccessivo. Ad ogni modo se almeno i primi 5 strati si facessero in acrilico in un paio di giorni potremmo completarli tutti. Ma restiamo aderenti alla disciplina:






Si parte disegnando a matita la figura sulla carta , anche su un A4 da cestinare subito dopo. Se non siete soddisfatti rifatelo fino a quando non vi avrà riempito gli occhi.

E' fondamentale, perché vi consentirà, avendo la mano già allenata, di riprodurlo poi sulla tela alle dimensioni che vorrete senza commettere troppi errori.

Disegnate, sempre a matita, il soggetto sulla tela.

Passate il contorno degli oggetti con inchiostro marrone e lasciate asciugare. La matita andrà via con l'imprimitura ma non l'inchiostro, che resterà fino al penultimo strato.

Primo strato: Passate l'imprimitura , un mix morbido e bel diluito di un marroncino/giallo ocre.

Secondo strato e terzo strato: Ombreggiatura . dipingete molto diffusamente le zone chiare e le zone d'ombra, usando una scala di colori giallo bruciato. Il primo dei due strati deve semplicemente evidenziare la provenienza della luce, il secondo 'arrotondare' e dare profondità agli oggetti. Come risultato, conclusi questi due strati, la scena apparirrà completamente in giallo bruciato e nero (ingiallita come fosse una vecchia foto)


Quarto Strato: Strato morto . Dipingere con il pennello seguendo una linea esistente è più semplice che inventargli una posizione nello spazio. Con questo strato verranno assegnati i gradi di tonalità di luce/penombra/ombra di ogni zona. L'area chiara o scura che sia, presente sul terzo strato, viene suddivisa in fasce di intensità variabile grigio/verde.

Quinto e sesto strato: Accesione della scena , si accentuano i toni presenti sullo strato precedente, in due fasi. Prima in modo diffuso e poi più marcato.


Settimo e ultimo strato: Dettagli finali , firma, piccoli ritocchi per rendere la scena quanto più credibile possibile.


Conclusioni:
Quello che ha di speciale questa tecnica è che l'opera si sviluppa gradualmente partendo dal tratto inespressivo iniziale fino ad un soggetto che sembra reale passando e ripassando su zone guida. Ovvero su ogni strato si definisce un aspetto e se ne abbozza un altro da definire in quello successivo e così via fino al termine. Ad una prima analisi alcuni strati potrebbero sembrare superflui, tanto da passare direttamente a quello successivo. In verità (e qui entra in coampo la disciplina) tutto serve per commettere meno errori possibile, costringendo l'artista ad operare sempre su un binario ben stabilito. Saltare uno strato, anche se sembra inutile, significa produrre il successivo un po' alla cieca, con risultati immaginabili.

Io lo trovo sorprendente, laborioso ma decisamente sorprendente.
Se fate attenzione Antonov usa una ridottissima gamma di colori per produrre veri e propri capolavori ricchi di contrasti e sfumature.
Proviamoci. Non faremo un Antonov ma ne varrà sicuramente la pena :)




Tags: realismo, caravaggio, pittura, classica, manuale, lezioni









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Lezioni di pittura numero 9: Dipingere gli alberi 
Dipingo ergo evolvo. Questo è il motivo per cui sono qui ora.
No, scherzi a parte, è che sto facendo l'ennesimo paesaggio con il verde dominante, alberi ecc, ho notato che dopo un paio di quadri sul tema gli alberi mi vanno via come il pane. Fluidi, perfetti come li voglio, senza titubanze.
E' una bella cosa, perché ci ho messo un po' per capire come renderli meno finti possibile.
Allora, se la pianta non è un arbusto spelacchiato ma ha una discreta chioma ha, anche in piena luce del sole, un sacco di zone d'ombra, ed è consigliabile quindi prima di tutto stendere sulla sagoma il fondo scuro, bello scuro, di un verde molto vicino al blu.
Un'altra cosa che ho capito è che sarebbe assurdo, e anche inutile, pensare di riprodurlo fedelmente, visto che ogni chioma, come le nuvole, ha una sua conformazione ben specifica. Quindi è importante capire la logica della distribuzione delle ombre piuttosto che il voler far vedere ad ogni costo ogni singola foglia.

Di solito ogni albero ha le proprie zone d'ombra disposte trasversalmente e è bene partire demarcando quelle che ad occhio appaiono più importanti. Dopodiché con colori più chiari si conferisce rotondità ai gruppi di foglie fino alla massima luminosità nelle zone esposte al sole. Le foglie nei miei alberi non si distinguono più di tanto, ma nel complesso, i tocchi piccoli e grassi di colore li rendono abbastanza credibili. piccoli ma tanti, quanti più possibile.

IMPORTANTE. NON USARE VERDE VIVO per le foglie, mai, o l'albero saprà di plastica.

La composizione ideale che uso nelle sue varianti è questa: Verde+ giallo + marroncino chiaro. Impasto con la spatola e poi procedo. quando raggiungo le zone di massima esposizione al sole aggiungo del bianco.

Se l'albero ha delle zone in cui si scorgono i rami è bene farli subito dopo lo sfondo scuro per poi nasconderli parzialmente con le foglie più chiare.

Se guardando l'albero si intravede il cielo non è necessario che lo teniate in considerazione mentre dipingete la chioma, queste chiazze possono essere 'aggiunte' alla fine. Il risultato sarà bizzarro e sorprendente.

Ultima considerazione. Di solito, da lontano, qualsiasi tronco d'albero appare nero nella parte d'ombra e chiarissimo nella parte illuminata, con uno stacco molto netto. NON sfumare il tronco, a meno che si trovi a bravissima distanza.


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Lezioni di pittura numero 7: TECNICA - IMPRESSIONISMO 



Vi siete mai chiesti qual'è il colore dominante intorno a noi?

Io si, e sono arrivato alla conclusione che sia il marrone.

La terra è marrone, il cielo e il mare contengono marrone. E' un po' dappertutto, di diverse tonalità e varianti ma si ritrova un po' ovunque.

C'è una ragione ben precisa. Se spremete a caso un pò dei vostri tubetti ad olio e li mischiate otterrete sempre una specie di marrone. Così fa la natura, dove c'è concentrazione di colori percepiamo questa mescola di un colore marrone.

Nella pittura è bene tenerlo presente perché l'errore più comune che viene fatto è di catalogare i soggetti in base al loro tono cromatico prevalente. Una mela rossa ci verrebbe da dipingerla ovviamente rossa. In realtà dovremmo sforzarci di cogliere le altre sfumature e raggiungere così un grado di autenticità più accentuato.

Nel mare ad esempio c'è un sacco di verde, giallo e marrone.

Ora, io non ho quella padronanza sufficiente per dipingere contorni perfetti, cerco quindi di esaltare il lavoro con contrasti cromatico di effetto. Per questo prediligo una tecnica più vicina all'impressionismo che al realismo. Per capirci a me non interessa che sia geometricamente perfetto, mi accontento che rilasci
delle emozioni alla vista degli effetti cromatici. Si può fare ed è anche abbastanza semplice.

Provo a descrivere qualche suggerimento tecnico per riuscirci , almeno, come faccio io è così, non è detto che sia il metodo migliore.

Nei precedenti articoli abbiamo detto che ciò che dipingiamo è la luce , e sulla base di questo progetto tutto il mio lavoro.

Prima di tutto osservo più a lungo possibile il soggetto per schematizzare, anche su un foglio di carta (se è complesso), le aree di luce e quelle in oscurità.
Attenzione a questa fase perché spesso è molto difficile distinguere l'emissione di luce di un colore, dipende molto da quelli vicini, ed è facile avere l'impressione che una zona sia più chiara rispetto ad un altra mentre è l'esatto opposto.
Per essere sicuro faccio una O con le dita e ci guardo attraverso puntando l'area escludendo così tutto il resto.

Stabilito questo procedo con il fondo, prendo il colore più o meno dominante di quell'area, lo diluisco un bel po' e poi lo stendo grossolanamente sulla tela.
Il risultato sono chiazze di colore che non dicono niente, ma su queste si svilupperà tutta l'opera.

Procedo quindi con la mescola dei colori. Qui consiglio di soffermarsi più a lungo possibile fino al raggiungimento della tonalità ricercata. Non è semplice arrivarci però vale la pena perderci un po' di tempo e tubetto in più.

Una cosa a cui presto molta attenzione è resistere alla tentazione di aggiungere dettagli . Per quelli c'è tempo. Diciamo che se il lavoro è strutturato bene, per il 95% del tempo passato a dipingere l'opera non corrisponde a quello che vediamo. Se il lavoro è strutturato bene, con il 5% del tempo rimanente si possono aggiungere dettagli e veder fiorire magicamente una vera opera d'arte. Questo 5% è corrisponde alla pura libidine dell'artista, il resto è preparazione a questo evento.

Altra cosa importante è la distanza . Mentre dipingiamo, causa di forza maggiore, guardiamo quello che produciamo da una distanza che non corrisponderà a quella dell'osservatore una volta appeso il quadro da qualche parte, quindi per la maggior parte del tempo è come se dipingessimo a occhi chiusi, ovvero non riusciamo mentalmente a distaccarci dall'area che stiamo spennellando e perdiamo così l'insieme del soggetto. E' quindi fondamentale allontanarsi quante più volte possibile, decidere cosa fare e poi procedere. Può capitare, anzi capita spesso, che una pennellata di un certo tipo non dica niente o addirittura risulti di distubro, mentre è l'uovo di colombo per il contesto generale quando si osserva da più lontano.

Infine vorrei spendere due parole proprio sulla pennellata .

Per essere grandi artisti secondo me serve una buona dose di carattere. Quello che personalmente mi rimprovero di più è l'indecisione nello stendere il colore. La pennellata che si vede avvicinandosi a un'opera del passato ci dice molto sulla personalità dell'artista.
Bisogna essere decisi, a rischio di sbagliare, ma bisogna sforzarsi di non essere titubanti.
Purtroppo questo è un aspetto che si può pianificare poco, nel senso che si può decidere ad esempio quanto lungo si vorrà fare un tratto, di fatto poi la mano esegue quello che il cuore sente, per capirci :)



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Lezioni di pittura numero 5: COSA DIPINGERE 


Questa è una delle questioni più difficili da interpretare per chiunque abbia aspirazioni pittoriche.
Poiché sessuno "nasce imparato", ne consegue che oltre a doversi cimentare nello studio tecnologico della materia si pone sempre il problema di quale tipo di soggetti rappresentare, e come: Astrattismo, pop-art, realismo, paesaggistica, ritratti, impressionista, nature morte, nudi, riproduzione da fotografie, all'aria aperta e altre centinaia di varianti sul tema da scegliere.
La pittura è un pozzo senza fine, non si finisce mai di imparare ed è assolutamente sconsigliabile pretendere di eccellere in ogni settore, ciononostante è auspicabile indagare i vari campi di applicazione e sperimentare le possibilità di crescita che ne derivano dall'esperienza, senza strafare.
Solitamente si individua ciò che ci conviene di più in funzione di quanto ci costa realizzarlo.
Dipingere soggetti particolari o attraverso metodologie fuori dalla nostra portata costa una fatica enorme, in termini di stress e delusioni, mentre dipingere con naturalezza ci rende particolarmente gratificati con il minimo sforzo. Quindi il primo passo da affrontare cimentandosi nella pittura è quello di individuare ciò che ci viene meglio con il minor dispendio di energie.
Ovviamente, se dopo svariati tentativi nessun lavoro restituisce gratificazione sufficiente a basso costo, significa che la pittura non fa per voi :)

La scelta del soggetto
Posto che l'autore abbia individuato il tipo di opere più congeniali a se stesso, esistono degli accorgimenti per facilitare la scelta dei vari soggetti.

Prima però va fatta una premessa fondamentale, una regola secondo me indissolubile:
- Qualunque cosa, dalla capocchia di uno spillo alla più banale scena quotidiana, all'ultimo sogno della notte passata, al ricordo di un odore, può essere riportata su tela in maniera DIVINA.

Ciò significa che non esistono restrizioni di sorta sulla scelta del soggetto, ma esistono dei vincoli su ciò che l'autore sente in rapporto ad esso. Per semplificare potremmo dire che il soggetto non ha colpe se lo trovate inadaguato, siete voi che non percepite emozioni traducibili in arte.

Uno degli errori più banali che si può commettere è decidere di dipingere partendo dalla voglia di farlo senza avere un idea precisa in testa "oggi voglio fare un bel quadro". Probabilemente non uscirà niente.
Prima si entra in simbiosi con il soggetto, si dipinge in testa tutto il lavoro, si suddividono le fasi, si immaginano le scale cromatiche da utilizzare, i contrasti, la prospettiva e poi si inizia.
Può darsi che sia una cosa soggettiva, ma quando mi arriva questa scintilla NON posso aspettare, al contrario resto davanti alla tela vuota senza ispirazione. Inutile provare a realizzare qualcosa.

L'ispirazione è la catarsi che si stabilisce tra realtà->percezione->realizzazione e costituisce il percorso attraverso il quale i nostri lavori diventano opere d'arte.

Poichè dipingiamo prima dei colori la luce è auspicabile cercare di cogliere ispirazione da soggetti con contrasti di luce elevati, o quantomento soggetti in cui sono maggiormente marcati.




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Lezioni di pittura numero 4: TECNICA (ad olio) 


Dopo aver annoiato con i motivi per i quali qualcuno sente la necessità di dipinge parliamo di qualcosa di più tecnico, partendo dai materiali

Quello che serve sono pennelli, colori, solvente, 2/3 piccoli recipienti per il solvente, uno straccio, una tavolozza e qualcosa su cui realizzare il dipinto (tela o simile).

I PENNELLI
Io uso un paio di pennelli piatti di circa 3 cm (numero 6) e un numero 4 appunta con pelo naturale (animale). Con uno piatto ci realizzo le tonalità scure e con l'altro le tonalità chiare (per non dover pulire ad ogni tocco), con quello a punta fine tutti i dettagli di precisione. Il colore fermo sul pennello può restare al massimo un giorno, dopodiché va pulito o si rovinerà. Quando riponete i pennelli fate attenzione che la punta non tocchi da nessuna parte o resterà piegata rendendoli inutilizzabili.


I COLORI
I colori ad olio sono un aspetto esageratamente importante per la realizzazione dell'opera. Da sempre li artisti di tutto il mondo si danno battaglia dibattendo sul tipo di pastosità, sulla lucentezza, sulla trasparenza, sulla marca che un determinato colore deve avere per ottenere il miglior risultato. Esiste un mare di letteratura in merito, ognuno ha il suo consiglio e la sua preferenza da sottoporre all'altro. Se mi posso permettere, con tutto il rispetto, qualsiasi tubetto va bene, è l'artista che mano a mano che lo usa capisce la risposta che ha sulla tela e si abitua ad utilizzarlo. L'unica differenza che a voler essere pignoli si può ricercare è che alcuni tipi di coloti più grassi (con più pigmenti - di colore più vivo) screpolano prima di altri. Non nutrendo l'ambizione che i miei quadri mi collochino nella storia per me si possono anche disintegrare fra una decina d'anni.
Ci tengo a dirlo perché sono rimasto impressionato dai dibattiti sul tema, che ricordo mi scoraggiavano non poco. Ad esempio avevo un set di gialli che non copriva e leggendo in giro si faceva riferimento a cose che non sapevo nè come verificare nè dove trovare. "Sarà 'caldo' abbastanza?" boh.
Poi ho capito che ero io che mi dovevo adeguare al materiale che usavo e mischiando il mio giallo acquoso ad altro riuscivo ad ottenere la copertura che cercavo. Insomma, quante storie per un tubetto.
Altra cosa da dire comprate tubetti di bianco grandi che ne va via a iosa. Meglio se comprate i colori tutti di base, grandi. Giallo, Bianco, Blu, Rosso e Nero. Io non uso mai il nero, al massimo per le parti più scure me ne servo per rinforzare il blu, ma nero puro mai.

LA TELA
La tela è il fondo madre per tutti gli artisti di pittura ad olio, quella più ambita, ciò non toglie che si possa dipingere su qualsiasi superfice opportunamente trattata. Non mi dilungo sul trattamento perché l'ho fatto una volta sola su una vecchia porta passandoci un prodotto a base di gesso caolino (una vernice bianca) e rimando l'argomento ad altri siti in cui viene spiegato in dettaglio. Per cominciare basta una tela pretrattata piccolo/media 40x50 da una decina di euro.

SOLVENTE
Per diluire i colori uso acquaragia inodore, costa pochissimo e ci lavo pennelli e mani. Ne metto un po' in un paio di recipienti che userò per diluire i colori scuri e i colori più chiari. Facendo i primi esperimenti dopo un po' mi sono accorto che usavo i colori troppo diluiti, e questo rendeva difficile la copertura. Non inondate la tavolozza di colore, ma tenete anche presente che sulla tela il materiale ci deve andare, quindi più diluite e più spalmerete quello che c'è già.
Sempre dai primi esperimenti ero abituato a pulire perfettamente il pennello ad ogni variazione di tonalità, perché pensavo di sporcare la nuova con la vecchia. Questo comportamento fa perdere un mucchio di tempo e un mucchio di diluente. In verità poi mi sono accorto che basta togliere via quello che c'è con uno straccio premendo bene e il nuovo colore non subisce contaminazioni. Di solito con un paio di cambi dai recipienti ci arrivo fino alla fine di un quadro.


IL PREZZO

Non c'entra niente con i materiali ma è un aspetto importante che vale la pena di affrontare.

Vogliono acquistare un mio quadro, quanto lo faccio pagare?

E' molto semplice, esistono due prezzi: uno affettivo e uno commerciale. Se l'opera è una di quelle che ti rappresentano nelle esposizioni, se è una da cui hai scelto di non separarti indica una cifra al di sotto della quale non intendi scendere. Ti consiglio di esagerare, qualcuno disposto a pagare tanti soldi per la bellezza c'è sempre, potresti rimanere sorpreso. Considera che all'acquirente un tuo lavoro, che tu giudichi mediocre, può evocare qualcosa a cui tu non hai mai pensato, egli può immaginarlo in un contesto o in un arredamento in cui rende molto di più di un van gogh.
Se non hai un interesse particolare a tenerlo, se devi fare un lavoro su commissione, se sei TU che cerchi di venderlo, il valore commerciale deve solo far rientrare un po' di soldi usciti per realizzare tutti quelli che non hai venduto. Per capirsi io ne ho fatti una trentina (10 decenti, và) e ne ho venduti due a 150.000 lire l'uno (prima del 2000). Di uno avrei potuto chiedere non si sa quanto, lo voleva a tutti i costi, l'altro mi è stato chiesto su commissione.

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Articoli correlati

Galleria personale
Capitolo 1: IL TALENTO
Capitolo 2: ARTE E CREATIVITA'
Capitolo 3: L'ARTE DI DIPINGERE



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Lezioni di pittura numero 3: L'ARTE DI DIPINGERE 


Comincio così: se hai un minimo di vena artistica, se ritieni di saper disegnare anche un po' non puoi non provare a dipingere.
Lo dico perché la libidine che restituisce è indescrivibile. Non conta quanto sia apprezzabile quello che viene prodotto, è un fatto interiore, poetico, di gratificazione e onnipotenza.

Capita a tutti, a metà dell'opera o alla fine, anche quando si vede un decimo del risultato finale di sedersi davanti alla tela e restare immobile come un ebete a fissarla per ore. Ed è bello così!. Questo è il tempo più produttivo, si pianificano strategie, si valuta la distanza da quello che si ha in testa, si pensa a cosa fare se non riusciremo nell'intento, ci si compiace in completa solitudine di quello che si è riusciti a fare.

Dipingere è un impresa assai difficile. E' complicatissimo, per una semplice ragione: si realizza in sospensione. Per un corretto controllo delle prospettive e praticità la tela va messa in posizione verticale (perpendicolare alla vista e al pennello) e bisogna considerare che per ogni centimetro quadrato la tela dovrà essere coperta da circa 10 pennellate. Ovviamente questo è un dato variabile in virtù di un mare di fattori, ma è una cifra abbordabile per considerare 'ben coperta' una zona. Delle 10 pennellate solo con una toccherete la tela con il legno del pennello, le altre nove saranno appunto 'in sospensione', non sentirete attrito tra la vostra mano e la tela, esattamente l'opposto di quello che siete abituati a fare con qualsiasi altra tecnica. Ciò rende l'idea della delicatezza che l'opera richiede.

Tutta questa precarietà della stesura del colore è compensata dalla natura dell'olio, che secca in tempi lunghissimi (6 mesi). Ciò significa che in qualsiasi momento si possono apportare correzioni e modifiche, quindi non abbiate paura di rovinare il tutto con una pennellata maldestra, siate decisi e andate tranquilli che non c'è MAI un unica soluzione cromatica per il vostro lavoro.

Ogni volta (escluso la prima) che toccherete il pennello sulla tela dovete sommare il colore che avete sul pennello con quello che è sulla tela, perché mentre applicate il vostro trascinerete e fonderete anche quello preesistente. Il comportamento del 'trascinamento' varia in funzione di quanto è asciutto il materiale sulla tela e su questo vi dovrete regolare. Spesso mi capita di dover fare diversi ritocchi o aree in cui so già che non voglio portarmi dietro troppo materiale sottostante e quindi lo lascio fermo per 3/4 giorni. Quando riprendo noto subito che viene trasferito più colore che ho sul pennello di quello sulla tela. Esattamente ciò che volevo.

Essere appassionati di pittura offre due grandi vantaggi, anche se sembrano motivazioni stupide scoprirete quanto è vero: ai compleanni, san valentino o natale è facile e gratificante farti un regalo. Così come sarà apprezzatissimo un tuo quadro come regalo. Di solito sono più preziosi i regali fatti a mano di quelli comprati, anche se non sono dei capolavori.
UN CONSIGLIO. REGALANE POCHI!! altrimenti farai come me che non ti ritrovi niente da mostrare se ti chiedono di esporre. Tieni i lavori che ti rappresentano di più e sbarazzati degli studi o cose che non ti piacciono. Lo so, non farai una grossa figura ma anche te devi campare.


Come ho detto dipingere è complicatissimo, e l'unica medicina è dipingere. Non si impara leggendo queste o altre considerazioni ma si capisce lo strumento dipingendo e dipingendo.
Cose come questa che ho scritto dovrebbero invitare tutti a farlo perché ne vale veramente la pena.


Buon lavoro :)





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Lezioni di pittura numero 2: ARTE E CREATIVTA' 
Creatività nella pittura
Comincio col dirvi dove IO sento di essere creativo mentre dipingo (altrimenti il discorso parte subito palloso), ed è anche il suggerimento che do a voi per valorizzare il vostro lavoro.

Di solito mentre dipingo cerco di riprodurre il più fedelmente possibile il soggetto che il mio occhio vede. Non succede, ma mettiamo il caso che lo riproduca assolutamente fedele. Dove sta la bellezza dell'opera? Esclusivamente nella tecnica. Sono stato capace di riprodurre perfettamente ciò che ho visto. Ora, al di là del fatto che non è questo il mio obbiettivo e in più non ho questa capacità, a un certo punto devo arrabattarmi per conferire al quadro un senso di bellezza 'artistica' che lo renda piacevole da vedere più del soggetto che ho ritratto. Per fare questo cerco di dipingere il più possibile rispettando colori, luci e proporzioni di quello che guardo, poi a un certo punto smetto di osservare l'originale e resto sul quadro. A questo punto mi disinteresso della 'riproduzione' e cerco di enfatizzare quello che sto realizzando accentuando contrasti di luce, colori, aggiungendo cose che non esistono (rametti, foglie, nuvole, ecc)

Funziona sempre :)


Arte e creatività

Da quando dipingo mi è capitato spesso di invitare altra gente a farlo. la risposta che mi viene data, più o meno è sempre la stessa: " Non so fa manco uno scarabocchio, figurati dipingere !"

Quello che questi signori ignorano è che non serve saper dipingere, disegnare, cantare, scolpire o suonare per esprimere le proprie emozioni. Piero Manzoni introdusse nel mondo dell'arte la Merda d'Artista, 90 scatolette del peso di 30gr ciascuna, contenente la propria merda, per ognuna delle quali stabilì come prezzo l' equivalente peso in oro. E' notizia di questi giorni che queste scatolette siano state battute all'asta per svariati milioni di euro.

Non sto a spiegare in cosa cosnsista la preziosità di tali opere altrimenti si farebbe notte, ma funzionano bene per dimostrare che l'arte non ha necessariamente bisogno di essere accompagnata alla competenza spicciola della materia. Questa considerazione potrebbe apparire in contraddizione con quanto riportato in precedenza "l'arte è profonda conoscenza della tecnica". In realtà qui di tecnica ne serve a iosa, perché per piazzare 90 scatole di merda sul mercato dell'arte ed avere successo è necessario conoscere a fondo ogni dettaglio della corrente artistica del tempo, se non del contesto politico e sociale del momento. Quindi in questo caso la tecnica semplicemente non è vincolata allo strumento della realizzazione ma all'osservazione e allo studio del contesto in cui viene eseguita, promossa e diffusa.

Certo è, che per pensare a 90 scatole di merda, oltre a una buona visione dell'insieme serve anche una gigantesca vena creativa.

A questo punto è lecito domandarsi se la creatività non è la capacità di tirar fuori da dentro di se gli istinti più infantili, primordiali e anticonformisti dell'individuo.
Infatti è esattamente questo, merda a prescindere.

Si tratta proprio di mettere a disposizione della causa la propria personalità nuda e cruda, senza vincoli di sorta, che siano essi sociali, morali o strutturali, e non serve assolutamente conoscere alcuna arte tecnica (manuale) per manifestarla. Basta essere se stessi e naturali, osservare le cose dall'unica prospettiva possibile, che è la nostra e anche la più giusta, e procedere senza timore. Lo so, ho scoperto l'acqua calda, ma come i muscoli si sviluppano con l'esecizio anche la creatività è soggetta agli stessi principi: ci si può lavorare.

- Tutti siamo creativi in funzione di quanto siamo disposti a rivelarci nudi al prossimo ed il pudore è il peggior nemico della creatività.
- Ogni istante della nostra esistenza ha un infinità di sfumature e chiavi di lettura. Eliminare le più scontate può risultare, agli occhi degli altri, una visione creativa.
- La creatività ha le sue regole: non si eccede per far colpo, non si cerca a tutti costi.

Infatti il rischio più alto che si corre ad essere creativi è quello di non venir capiti, e solitamente succede perché si è voluto credere di esserlo senza averne mezzi o capacità. E quando succede l'autore s'incazza sempre, ma proprio sempre.
Chi di noi non ha assistito almeno una volta alla lagna di qualche 'bocciato' perché non capito: bravo lui, ignoranti incompetenti e buzzurri gli altri.
Ecco, ma chi t'ha chiamato?

Creativi si nasce o si diventa?
Qui esprimo una convinzione che ho da sempre: si nasce embrioni azzerati e si diventa tutto il resto.
Nel DNA può esserci il mix di paura, emozioni, gioia, non uno stile di comportamento o visione delle cose. quelle si imparano col tempo.

Quindi, per concludere questo breve escursus nella creatività, vorrei dire che chiunque può essere creativo, il falegname, l'ideaulico, l'impiegato di banca e chiunque può realizzare opere d'arte. La creatività VERA paga sempre, in quanto conferisce all'opera quel tocco di originalità che solo in rarissime eccezioni il prodotto non viene copiato da altri: la creatività genera SEMPRE precedente.

Detto questo va ricordato di non confondere creatività con novità, che non c'entrano niente l'uno con l'altro.



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Lezioni di pittura numero 1 : IL TALENTO 
Visto che ho ripreso la mia antica passione di dipingere vorrei cominciare qui una serie di articoletti sull'Arte, che chiamerò "lezioni di pittura" senza però la presunzione di insegnare nulla a nessuno, giusto per condividere esperienze e riflessioni che a me rivelano continuamente delle sorprese stupende.

Vorrei cominciare questa impresa fornendo la mia personale definizione del talento, che è la chiave centrale dell'arte. Nelle prossime forse mi occuperò anche della definizione di arte e di creatività. Sicuro darò indicazioni su come procedere per dipingere ad olio.

Chi fa arte (anche ragionevolmente apprezzabile) non è detto che sia talentuoso e chi ha talento non è detto che faccia arte .

L'arte prima di tutto è tecnica, ricerca, perfezionamento e studio del metodo, la creatività si esprime solo con una buona dose di tecnica.

Il talento è la predisposizione ad essere pazienti in attesa dei risultati. I più incauti affermano che talentuosi si nasce. Niente di più falso. Secondo me quello che è innato è solo una particolare visione dei propri desideri che ci consente di prendere il tempo necessario per perfezionarci e conseguire al meglio l'obbiettivo.
In altre parole colui che ha talento è uno che nella misura del desiderio di realizzare qualcosa è disposto ad accettare e superare le sconfitte.

Non sei talentuoso se alla prima difficoltà molli, vuol dire che non ti interessa, che il tuo desiderio non è così forte.

I talentuosi di canto canticchiano sotto la doccia, a scuola, per strada. I calciatori talentuosi giochicchiano con la palla ovunque, per strada, pittori e scrittoti scarabocchiano sui tovaglioli del ristorante.

Tutti questi soggetti sono mossi dalla consapevolezza di un forte desiderio espressivo e lo visualizzano nella prospettiva del massimo rendimento. Giochicchio con la palla perché fare il calciatore è la mia massima mabizione, è il massimo che voglio, il sogno della vita.

Quindi il talento ridotto ai minimi termini è puro desiderio. Può darsi che si nasca con un particolare desiderio più accentuato di altri ma la mia idea è che questo aspetto sia alimentato più dal contesto che dalla natura. Forse si nasce pazienti, ma nemmeno di questo ne sono sicuro.

Altra considerazione da fare sul talento è il fattore frustrazione , su cui bisognerebbe indagare di più. Può darsi che Van Gogh abbia prodotto migliaia di quadri per una profonda e cronica necessità di affermazione.
Da quello che ho potuto constatare, anche sulla base delle mie esperienze, più forte è il desiderio di realizzare qualcosa, tanto più è la voglia di emergere attraverso esso.

Faccio un esempio. Suono la chitarra dall'era mesozoica, da prima dell'età del ferro. L'uomo sfregava le pietre per accendere il fuoco ed io ero già lì con la chitarra pronto con Battisti.
Direte voi, la sai suonare.
E invece no, sono una chiavica. Non ho mai avuto voglia di studiare il pentagramma, non ho mai avuto voglia di esibirmi in pubblico, imparo un pezzo figo e se non lo ripeto venti volte al giorno, quello dopo me lo sono già scordato. Ho imparato credo qualche centinaio di pezzi e me ne ricorderò (bene) si e no dieci.
Allora penso a un Maalmsteen, che con l'attrezzo fa scintille, e sono sicuro che il suo desiderio più ardito si stato "Ti faccio vedere cosa so fare" agli altri.

Ecco, il talento è pazienza e frustrazione, bisogno innato (ma anche no) di conferme e gratificazioni.

Quanto più il pubblico mi gratifica tanto più sono portato a soddisfarlo meglio.

Tutto questo discorso vale, ovviamente nei termini di riferimento corretti, fin dalla prima tenera età.




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